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Addio a Talotti, la moglie Silvia: “Un papà fantastico, il matrimonio è stato l’ultimo bellissimo regalo”

Silvia Stibilj ha sposato il campione dieci giorni prima della morte: “Se n’è andato serenamente, mi piacerebbe che continuasse il suo progetto Udin Jump”

UDINE. Il piccolo Elio nel seggiolone, la macchina che scivola tra le curve della Costiera e punta verso Trieste. Silvia Stibilj, ventisette anni, campionessa mondiale assoluta in carica nel pattinaggio a rotelle solo dance, si è lasciata alle spalle in mattinata Udine e la casa in Chiavris che ha condiviso con il marito Alessandro Talotti, morto all’alba di domenica 16 maggio per una malattia.

“Non abbiamo deciso ancora se staremo in Friuli o a Trieste: adesso non è il momento di pensarci”, spiega al telefono con la voce ferma e squillante, che tradisce la giovane età. Su Instagram, quattro ore dopo la morte del compagno di vita ha condiviso un post toccante, disarmante per la semplicità e l’ottimismo che lascia trasparire: “Buonanotte Angelo mio”. E una foto, in bianco e nero: lui, con la t-shirt del Coni, il fisico già visibilmente debilitato dalla malattia e nonostante questo raggiante, mentre fissa negli occhi lei, i capelli raccolti in una coda elegantissima e la maglietta arrotolata per mostrare il pancione. “Grazie per il dono più grande che mi hai lasciato, grazie per esser stato semplicemente te stesso”.

Silvia ha ventisette anni e una tempra mica da ridere. E’ lucida, non si piange addosso, contestualizza: “Nella tragedia, perché è una tragedia – premette – la malattia ti concede il tempo di metabolizzare una cosa così terribile. Parlando con mia mamma stamattina le ho fatto il paragone con i poveri poliziotti uccisi in Questura a Trieste: lì nessuno era convinto di salutare per l’ultima volta il proprio caro. Nella difficoltà estrema io ero preparata: quando ci hanno detto che sospendevano le cure ad Ale ho iniziato a farmene una ragione”.

La ragione, gigantesca, ha gli occhioni di Alessandro: è Elio, sei mesi. “Ho scoperto di essere incinta quando lui ha scoperto la malattia. Per proteggermi non me l’ha detto subito, era vago sui controlli che faceva in ospedale: voleva farmi stare tranquilla, evitarmi lo stress nei primi mesi di gravidanza. Con tutti i limiti imposti dalle sue condizioni è stato un papà fantastico: è stato con me in ospedale per il parto, in quei mesi stava tutto sommato bene. Se lo coccolava e ci giocava finché la salute gliel’ha concesso e anche negli ultimi giorni chiedeva continuamente del piccolo”.

Alessandro e Silvia stavano assieme da quasi tre anni: giovedì 20 maggio avrebbero festeggiato il terzo anniversario del loro fidanzamento. “Ci eravamo conosciuti a una premiazione del Coni: è stato lui a contattarmi su Messanger e da lì…”, sorride la pattinatrice, ripercorrendo poi i passi che hanno portato al matrimonio lo scorso 7 maggio. “Gli ho fatto un regalo bellissimo, era giusto compiere questo passo: Ale ci teneva molto, a settembre mi aveva dato l’anello e pensavamo al grande passo. Poi il Covid, la malattia… abbiamo deciso di rinviare. Nelle ultime settimane con mia mamma ci siamo mosse, abbiamo preparato le carte, coinvolto don Christian per ottenere l’autorizzazione a celebrare le nozze religiose in casa: era al settimo cielo, più tranquillo, sereno”.

E serenamente Alessandro ha compiuto l’ultimo salto. “L’abbiamo salutato, se n’è andato nel sonno: questa mattina mia mamma mi ha svegliata per avvisarmi che Ale non c’era più. La fortuna è che se ne è andato senza soffrire, dopo aver sofferto molto per le cure: abbiamo scelto di tenerlo a casa, in famiglia, circondato dall’amore. In ospedale, complici le limitazioni per il Covid, non avremmo potuto essergli accanto”.
Silvia sospira. Cerca di “trovare un po’ di luce”, come dice lei. Alessandro Talotti sarà ricordato come merita e come avrebbe voluto: “Mi piacerebbe soprattutto che il progetto di Udin Jump proseguisse: per lui era davvero un obiettivo, sarei felice se continuasse nel suo nome. L’ha pensato per dare un po’ di visibilità a uno sport che, purtroppo, ne ha pochina ed è riuscito a creare un evento con pochissime risorse e tantissime idee”.

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