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Omicidio a San Giacomo: sospettato un giovane ospite nell’alloggio in cui viveva il triestino Luca

Il cerchio delle indagini si sta stringendo attorno al mondo dello spaccio di droga. Non si esclude l’azione di più persone nell’appartamento di Luca Lardieri

TRIESTE C’è un sospettato per l’omicidio di Luca Lardieri, il trentacinquenne triestino trovato morto il giorno di Pasqua nel suo alloggio all’ultimo piano di via del Ponzanino 3, incendiato e fatto esplodere per cancellare le tracce. Cioè impronte e altri indizi, compresa la ferita al collo della vittima, scoperta nell’autopsia. Probabilmente una coltellata.

Il sospettato è un uomo: un giovane che nelle due settimane che hanno preceduto l’omicidio frequentava abitualmente l’appartamento di Lardieri. Una sorta di ospite fisso, quasi un coinquilino si direbbe.

L’attività investigativa della Squadra mobile, coordinata dal pm Massimo De Bortoli, in questi giorni si sta focalizzando sul giro di amicizie del trentacinquenne: chi lo conosceva bene e che in quella casa andava e veniva a qualsiasi ora del giorno e della notte. Anche per dormire.

Il cerchio delle indagini si sta stringendo attorno agli ambienti dei tossicodipendenti e dello spaccio, un giro in cui Lardieri era finito ormai da anni. Un sottobosco che sta restituendo anche un certo spaccato sociale di quella zona del quartiere di San Giacomo: giovani triestini e stranieri con problemi di droga e alcol, alcuni dei quali seguiti dai centri di salute mentale. Perlopiù trentenni, senza un lavoro e che vivono di espedienti. Trovano alloggio qua e là, da amici e conoscenti.

In effetti, come confermato dagli inquilini dello stabile di via del Ponzanino 3, l’appartamento di Lardieri era davvero un continuo via vai di estranei. Il trentacinquenne abitava peraltro con la serratura della porta rotta, porta che teneva soltanto socchiusa. «Sentivamo confusione anche di notte – racconta una residente – gente che parlava a voce alta, musica. Era evidente che in quell’appartamento Lardieri non era solo. E visto che il suo citofono non funzionava, questa gente per andare su da lui suonava da noi a qualsiasi ora. Insopportabile. Talvolta i suoi amici si mettevano a fumare marijuana sulle scale. Un’altra volta, di recente, avevo sentito anche un dialogo... uno che diceva a Luca “dai apri che ti do la roba e mi dai i soldi”...».

In queste settimane gli investigatori hanno battuto la zona a caccia del ricercato. Hanno sentito vicini e conoscenti. Perché una cosa è certa: il sospettato, che come detto era una sorta di ospite fisso dell’appartamento (oltre al letto di Lardieri è stato rinvenuto un materasso in più), dopo l’esplosione dell’abitazione è sparito.

L’altro dato acclarato è che l’incendio è certamente di natura dolosa, perché è stato appiccato in più punti. Si presume con dell’alcol. Non è invece chiaro qual è stato l’innesco della deflagrazione; andrà accertato nel corso delle perizie investigative.

Ma ora emergono anche altri particolari dell’omicidio. Innanzitutto che in quella casa potrebbero aver agito anche più persone. E poi la ferita al collo, scoperta nell’autopsia del medico legale Fulvio Costantinides. Un taglio di pochi centimetri e non molto profondo. Ma potenzialmente mortale. Un unico fendente che può aver reciso una vena giugulare. E infatti nell’alloggio sono state rinvenute gocce di sangue ovunque: sul letto, dove era riverso il corpo del trentacinquenne, e per terra in vari punti dell’appartamento. Ma non è escluso che la vittima, ferita e agonizzante, possa essere deceduta a causa dell’intossicazione dovuta all’incendio e non necessariamente per effetto del taglio al collo. Saranno gli esami a dirlo: l’autopsia e il tossicologico.

L’indagine è complessa perché, come fa notare il procuratore Antonio De Nicolo, le fiamme e le operazioni di spegnimento con gli idranti hanno gravemente compromesso la scena del crimine. Ma, stando a quanto è stato possibile apprendere, qualche impronta forse è stata scoperta e sarà sottoposta agli specialisti di Padova. «Siamo in un momento delicato dell’inchiesta», osserva il procuratore.

I vicini di casa di Lardieri affermano di non essersi accorti di nulla in quel drammatico giorno. «Niente – spiega un’inquilina che vive in un alloggio adiacente a quello della vittima –, io non mi sono resa conto se c’era altra gente là dentro. Non ho sentito urlare».

Ma sul corpo di Lardieri sembra sia stato scoperto un altro indizio, forse un livido. Segno di una possibile colluttazione?

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