Parla Possa, la top manager responsabile delle risorse umane di Generali: il lavoro sarà al 50% smart working

«Si continuerà a lavorare da remoto ma il lavoro del futuro non sarà solo virtuale»

TRIESTE. Monica Possa è Group Chief HR & Organization Officer di Generali, la responsabile del personale del gruppo a livello mondiale (72 mila nel mondo e 17 mila in Italia). Le Generali sono un osservatorio di primo piano nel post pandemia e per capire le prospettive di ripartenza dell’economia. Qui il punto d’osservazione è il binomio fra formazione e tecnologia. Nell’era dei lockdown tutto avviene a distanza. La crisi ha scardinato molte certezze. La top manager inizia la conversazione confessando di essersi commossa guardando il Leone issato in cima a Palazzo Berlam, nuova icona del gruppo triestino, restaurato dall’archistar Mario Bellini, e oggi sede dell’Academy, il centro di formazione internazionale del Gruppo di cui è responsabile Alberta Zamolo, presente al colloquio.

Monica Possa è capo della funzione Risorse Umane & Organizzazione di Assicurazioni Generali da marzo 2013 dopo una carriera in ascesa. Dopo quasi un decennio di esperienza nella consulenza in Gemini e Boston Consulting Group, è stata anche responsabile delle risorse umane in Omnitel Vodafone e Rcs Mediagroup. Possa, che fa parte del Group Management Committee di Generali, di recente è entrata a far parte dell’Advisory Board Italy del Women’s Forum G20 Italy, che si terrà dal 17 ottobre a Milano, assieme ad altre 25 personalità del mondo delle istituzioni e dell’industria. 

Monica Possa, Palazzo Berlam diventa un simbolo di ripresa. La Academy è partita in piena pandemia. Come avete gestito questa fase difficile?

«L’attività è iniziata nel 2019 con il programma We Learn e l’ambizione di fornire a tutti i nostri 72 mila dipendenti le nuove competenze di business digitali. É stata la necessità di gestire in corsi in piena pandemia a imporci dallo scorso anno di adottare un modello didattico ibrido attraverso il quale tutti i dipendenti hanno seguito i nostri programmi di formazione grazie a una combinazione di aule virtuali, corsi e-learning e comunità online».

L’Academy sarà il luogo in cui si formeranno i grandi top manager delle Generali? Trieste ha forgiato tanti protagonisti della storia recente del Leone. Come valorizzerete questo dna?

«L’Academy non è solo il luogo della formazione della nostra classe dirigente del futuro ma anche l’istituzione di riferimento basata a Trieste sul piano culturale e delle competenze per tutto il mondo Generali anche in collaborazione con le istituzioni scientifiche triestine. Abbiamo sviluppato all’interno del piano strategico Generali 20-21 un programma di formazione per supportare la trasformazione digitale del gruppo».

I grandi gruppi della Silicon Valley stanno già rimodulando gli spazi in attesa del rientro. Generali ha adottato lo smart working ben prima della pandemia. Come immagina avverrà il ritorno alla normalità?

«Si continuerà a lavorare da remoto ma il lavoro del futuro non sarà solo virtuale. L’ufficio avrà una funzione diversa ma resterà importante e non scomparirà perchè crea un’identità aziendale. É molto importante che il lavoro del domani non rinunci a una casualità di incontri, interazione e scambio di idee in grado di migliorare le competenze e le professionalità di ciascuno».

E alle Generali? L’ufficio è destinato a scomparire?

«Stiamo studiando un modello ibrido in presenza e da remoto. Abbiamo fiducia nella capacità delle persone di organizzare il proprio tempo in modo flessibile da casa e dall’ufficio. Alle Generali le nostre sedi, da Trieste alla Generali Tower di Milano, potranno tornare a riempirsi al 50% garantendo una maggiore flessibilità».

Tornando all’Academy quali le professionalità più ricercate alle Generali nell’era digitale?

«Abbiamo la necessità di sostenere le priorità strategiche del business anche nella nuova era digitale. Nella nostra Academy di Trieste stiamo formando i nuovi data scientist, una generazione di esperti di dati e algoritmi, attuari con competenze digitali, esperti in automazione. Sono figure professionali difficile da reperire sul mercato. Abbiamo anche lanciato un programma di formazione, Digital Acumen, per capire come i cambiamenti digitali influenzeranno business, vite personali e modi di lavorare».

Avete da poco annunciato, grazie ad un accordo con i centri di ricerca e le università, la creazione di un Data Science Hub a Trieste. Come funzionerà?

«Il Data Science Hub di Trieste è un progetto, di cui è grande sponsor anche il nostro Group Cfo Cristiano Borean, che valorizza e capitalizza l’importanza del distretto industriale scientifico e della conoscenza triestino molto ricco di competenze nel settore dell’analisi dei dati. C’è un forte interesse del mercato per questo settore. Questa iniziativa darà molta visibilità al vantaggio competitivo strategico triestino che deriva dalla presenza dei centri di ricerca internazionali. Trieste è un terreno fertile grazie alla presenza di istituzioni come la Sissa, l’Area di ricerca, il Mib e le università di Trieste e Udine con le quali abbiamo costruito solidi rapporti di collaborazione. Pensiamo anche all’istituzione di borse di studio».

Monica Possa è Group Chief HR & Organization Officer di Generali, la responsabile del personale del gruppo a livello mondiale

Come pensa l’economia del Paese uscirà dalla crisi provocata dalla pandemia?

«Il bisogno di sicurezza è cresciuto e questo aumenta la responsabilità e il ruolo delle compagnie assicurative. É un momento di difficoltà e di incognite e spero che con i vaccini si possa ritornare alla nostra quotidianità. Le Generali hanno messo in moto importanti iniziative di sostegno all’economia e alle piccole e medie imprese e penso che in questa fase la collaborazione fra pubblico e privato sia molto importante.

Fra Recovery e ripresa Il governo Draghi è atteso a molte sfide..

Ho molta fiducia nel governo Draghi che può contare su ministri di grande competenza come, tra gli altri, alcuni che ho potuto conoscere personalmente come Vittorio Colao, con il quale ho lavorato in Omnitel, e Roberto Cingolani. In una fase così complicata e di cambiamento bisogna essere capaci di far coesistere competenza politica, competenze e sguardi diversi. Le aziende devono mettere a sistema in modo solidale le loro competenze».

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