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La madre di Luca, morto nell’alloggio esploso: «Ora voglio che emerga tutta la verità»

Gabriella Leone: «Luca era una persona fragile e buona, non avrebbe mai messo a repentaglio la vita di altri. Inoltre stava per cambiare casa»

TRIESTE «Avevo capito subito che il mio Luca non si era ucciso e che ci fosse qualcosa di strano dietro alla sua morte, e ora voglio emerga tutta la verità, affinché a mio figlio venga ridata dignità». Gabriella Leone, mamma di Luca Lardieri, nelle settimane scorse aveva già messo in fila una serie di tasselli, e tutti portavano in una direzione, quella di una morte avvenuta per mano di qualcuno.

«Luca era fragile, ma era una buona persona, e non avrebbe mai fatto qualcosa che potesse arrecare danni o mettere a repentaglio la vita di qualcun altro», sostiene la donna. «La sera stessa, a poche ore da quello scoppio e dalla sua morte – ricorda –, gli inquirenti mi avevano fatto delle domande su chi frequentava il mio Luca, e poi tardava ad arrivare il nullaosta per la sepoltura. Tutti elementi che mi hanno portato a pensare fin dalle prime settimane in una direzione. Quando ho ricevuto le carte della Procura relative al fatto che veniva disposta l’autopsia e venivano nominati dei periti, tra l’altro figure di alto profilo, per me è stata una conferma del fatto che le indagini seguivano la pista dell’omicidio, ma non avevo ancora certezze e non conoscevo dettagli e modalità».

Luca e sua madre – la donna vive a Ferrara – non si vedevano dall’ottobre del 2019. «Quel giorno ero venuta a Trieste, e ricordo bene quella giornata drammatica – spiega – perché mi trovavo in prossimità della Questura gli attimi prima che venissero uccisi i due agenti Rotta e Demenego. Da allora ci scrivevamo molto, e stavamo progettando il suo trasferimento in una nuova casa che gli avevo preparato». Un appartamento che si trova a poche centinaia di metri da via del Ponzanino. «Ho trovato anomalo anche questo fatto, la coincidenza tra la sua morte e l’imminente trasloco – evidenzia la madre –. Si sarebbe trasferito di lì a poche ore, gli avevo fatto preparare tutto: cibo nel frigorifero, vestiti nell’armadio, una piantina fiorita sul tavolo e un paio di scarpe nuove, visto che da un anno girava quasi senza».

Delle fragilità di Luca la madre non ne fa segreto, ed era pure al corrente del fatto che il ragazzo facesse uso di stupefacenti e che la casa fosse frequentata non sempre da persone per bene: «Mio figlio era un piccolo genio, bravo a scuola, un mago della tecnologia – racconta –, poi ha incontrato le persone sbagliate, e la sua fragilità psichica lo portava ad essere anche ingenuo, a non riconoscere la cattiveria e le brutte intenzioni degli altri. In molti – aggiunge – si sono approfittati di lui, lo hanno sfruttato, ma escludo mio figlio avesse in casa “strano materiale” utile a provocare quello scoppio».

Tra l’altro in quella casa non c’era neppure il gas, e lo scoppio tale da danneggiare anche le pareti dei vicini aveva fin da subito insospettito la donna. «Ho detto agli inquirenti, la sera stessa della morte di Luca – indica –, che mio figlio in passato aveva fatto qualche c......, ma non avrebbe colpito gli altri. Luca era fragile, ma non stupido, anzi, e un altro elemento che mi ha lasciato dei dubbi – sottolinea – è il fatto che mio figlio è stato ritrovato morto sul suo letto: se gli fosse scoppiato qualcosa tra le mani, mentre armeggiava con del materiale come si ipotizzava all’inizio, non sarebbe stato trovato sul letto». La donna ha fiducia negli inquirenti: «Stanno lavorando con grande serietà, avvalendosi anche di grandi professionisti. Ora, però, pretendo la verità, e poi a Trieste non ci tornerò mai più perché è una città che mi ha riservato tanto dolore».

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