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LE REAZIONI



Preoccupati. Basta una parola, ripetuta più volte, per definire la posizione dei sindacati davanti al braccio di ferro su A2A. Poi esce dell’altro dalle bocche di Gianpiero Turus (Cisl) e Thomas Casotto (Cgil) che ieri mattina, davanti al rendering capace di ridisegnare l’area con una torre al posto della ciminiera, sono rimasti a dir poco interdetti. E si sono sentiti al telefono.

«Il progetto che abbiamo visto sulla stampa è un desiderio. Non abbiamo capito se c’è un acquirente, un finanziatore...Non mi risulta che A2A abbia ricevuto delle offerte», dice Casotto. Vengono chiesti i numeri dell’operazione sulla carta e di ragionare su un aspetto: i posti di lavoro. Perché quel «desiderio» a Casotto «fa paura e preoccupa perché. Il motivo? C’è il rischio che non venga realizzato né l’uno né l’altro». Il riferimento, più che al progetto turistico con il ristorante panoramico e le navi da crociera, è di perdere il treno con la trasformazione della centrale termoelettrica in una a gas. E un domani a idrogeno. «Penso al dragaggio del canale, sappiamo il problema... E poi i 4 mila posti di lavoro sbandierati: servono numeri alla mano, non si può puntare solo su turismo e commercio, piaccia o meno siamo un territorio industriale che deve puntare sull’innovazione. Questo non è un progetto anche se il disegno è bello ma non basta», sottolinea il segretario generale della Cgil di Gorizia.

Una preoccupazione condivisa dalla Cisl locale, con il segretario generale Gianpiero Turus che usa il termina «desiderata». E poi giù con le perplessità: «Questo non è un progetto, per diventarlo ha bisogno di una prospettiva industriale e con basi economiche. L’area non è del Comune di Monfalcone – ribadisce Turus – quindi bisognerebbe appena acquistarla e bonificarla con milioni di euro. I disegni sulla carta, belli, vanno realizzati e sulla vocazione turistica, beh, abbiamo qualche perplessità perché qui non siano né a Venezia né a Trieste».

Cisl e Cgil, insomma, sono sulla stessa linea. E ricordano i percorsi da seguire per la trasformazione di un sito come quello di A2A. Funziona così: acquirente, area da cedere, numeri, dati, investimenti... «Solo che non sono neanche lontanamente accennati: chi ci mette i soldi? La riunione di oggi in Regione? Noi non siamo stati invitati – dice Casotto – e poi di cosa stiamo parlando che a 50 metri c’è Fincantieri e a un tiro di schioppo Mangiarotti. Vogliamo smantellare un’area industriale in questi tempi di incertezza? Qui perdiamo posti di lavoro, altro che 4 mila in più: rischiamo di non averne neanche 40 e che quell’area da bonificare resti lì inutilizzata». Ma i sindacati non chiudono a «un’idea di cui non siamo contrari di per sé, diciamo che non è realizzabile in tempi brevi. Il turismo va bene ma è un settore fragile e l’ha dimostra la pandemia». Insomma, meglio la riconversione della centrale portata avanti da A2A («la Regione non è contraria, dà solo delle prescrizioni. A maggior ragione...» dice Casotto). Affiancato da Turus ch ricorda le problematiche in atto: «Il canale non ha pescaggio e ci vorrebbero portare le navi da crociera... Certo c’è l’escavo nel progetto ma anche qui è desiderio più che una situazione già consolidata. Chi è il soggetto preposto che pagherà? Quando si farà? In ballo 4 mila posti di lavoro? Magari. Noi chiediamo concretezza e in questo momento il turbo gas e Porto lo sono rispetto a un disegno» —



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