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Discarica a cielo aperto scoperta a Rabuiese

Un’area di 3000 metri quadrati vicina al confine piena di rifiuti posta sotto sequestro. Si indaga per risalire ai responsabili. 

TRIESTE Frigoriferi, sacchi neri e secchi, colmi di materiale inerte, e diverse apparecchiature elettriche. Ecco che cosa hanno trovato gli uomini del Nucleo Operativo di Protezione ambientale della Capitaneria di porto di Trieste al confine di Rabuiese, in un’area di tremila metri quadrati ora posta sotto sequestro: una discarica a cielo aperto in una zona di passaggio, che si affaccia sulla strada principale verso il valico, vicina al torrente Rabuiese, affluente del Rio Ospo.

«Abbiamo ravvisato l’urgenza di intervenire con il sequestro preventivo dell’area e l’immediata comunicazione alla competente Autorità giudiziaria – precisa il capitano di vascello Fabio Poletto alla guida del Centro di coordinamento ambientale marino della Direzione marittima del Fvg - anche per impedire che l’inquinamento del suolo, dovuto alla giacenza dei rifiuti abbandonati di varia natura, a seguito del dilavamento delle piogge, potesse riversarsi nel rio adiacente e di lì nel mare».

Il reato contestato è abbandono incontrollato di rifiuti, riconducibile a un’attività imprenditoriale. Su queste basi sono state avviate delle indagini dalla Procura a cui contestualmente sono stati segnalati dai militari alcuni presunti responsabili. Da una prima verifica, sono diversi i soggetti che s’ipotizza possano avere dei legami con lo scarico dei materiali. A partire dalla ditta di impianti elettrici che ha depositato delle impalcature nell’area sotto sequestro, di proprietà demaniale. Nella lista rientrano anche i soggetti che hanno partecipato a un bando indetto dall’Agenzia per l’assegnazione in locazione dello stesso terreno e pure un soggetto che aveva un’attività in loco, ora in fallimento.

Sotto sequestro è finito anche lo spazio retrostante un discount, riconducibile a un privato. Il Nucleo operativo di Protezione ambientale sta procedendo, insieme alla Procura, alla ricostruzione dei fatti per trovare il reale autore dell’abbandono incontrollato di rifiuti, individuati in modo fortuito dal Nucleo ispettori pesca durante dei controlli al confine.

Tuttavia questa operazione rientra in una più complessa attività di tutela dell’ambiente marino e costiero, condotta anche dagli altri nuclei regionali, coordinati dalla Direzione marittima del capoluogo giuliano. In Fvg sono state quindi portate a termine diverse altre operazioni - oltre, che a Trieste, anche a Grado, Aquileia, Fiumicello e Lignano Sabbiadoro - con il supporto inoltre dell’elicottero della base di Sarzana (La Spezia) e incentrate in particolare sul controllo del ciclo rifiuti: fanno parte di due programmi nazionali, denominati “30 days at sea 3.0” e “Onda Blu”, con il coinvolgimento nel primo caso pure del ministero dell’Interno, poiché l’attività coinvolgeva, per il tramite dell’Interpol, ben 67 Stati in tutto il mondo.

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