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Vertice sui Balcani, l’Italia incalza: «Ue debole, serve più impegno»

Da sinistra Ekaterina Zaharieva (Bulgaria), Arancha Gonzlez Laya (Spagna) e Luigi Di Maio

Il monito di Di Maio: si intervenga subito o altri colmeranno i vuoti. Sullo sfondo il ruolo di Cina e Russia

TRIESTE L’Italia rispolvera la sua Ostpolitik e lo fa a Bruxelles con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, al Consiglio europeo dei responsabili delle diplomazie dei Ventisette, imprime un’accelerazione all’interesse geostrategico dell’Unione europea verso l’area dei Balcani occidentali. Balcani occidentali che, come ha ricordato lo stesso Alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell nella conferenza stampa al termine dei lavori, ieri erano in agenda per la prima volta dopo due anni di assenza.

«L’Italia ha recentemente predisposto un documento con messaggi chiave, sostenuto da undici partner like-minded, al fine di imprimere un nuovo impulso al processo» di allargamento ai Balcani Occidentali. Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nel suo intervento al Consiglio Affari esteri ha cercato di dare la sveglia all’Unione europea. «Riteniamo essenziale sbloccare l’adozione dei quadri negoziali con Albania e Macedonia del Nord e puntare a tangibili avanzamenti nei negoziati con la Serbia in occasione della Conferenza intergovernativa di fine giugno», ha spiegato il capo della Farnesina. «Non vogliamo creare scorciatoie nel processo né diluire le riforme. Al contrario, consideriamo cruciale sostenerle attraverso la leva della prospettiva europea e lo scrutinio più attento assicurato dai negoziati», ha precisato Di Maio.

Ma la chiave del ragionamento politico dell’Italia sta tutta nelle successive parole del suo ministro degli Esteri: «La postura politica dell’Unione europea è troppo debole rispetto a quello che è il nostro impegno finanziario molto alto. Questo messaggio deve tradursi nell’adozione di conclusioni sui Balcani Occidentali. La pandemia e le sue conseguenze socio-economiche, insieme alle persistenti difficoltà in termini di avanzamento nel processo di allargamento Ue, alimentano pericolose derive nazionaliste».

Ecco il primo punto doloroso e fin qui ignorato da Bruxelles, i nazionalismi, il verbo sovranista che si insinua nelle crepe lasciate dalla ritirata dell’Unione europea. «Il rilancio di questo processo - ha spiegato ancora Di Maio - appare ancor più urgente alla luce del rinnovato attivismo di attori terzi che possono facilmente riempire il vuoto creato dalle nostre indecisioni sulla prospettiva europea della regione. Dobbiamo evitare il circolo vizioso in cui l’assenza di una prospettiva europea concreta da parte Ue, rallenti o arresti il progresso delle riforme nei Paesi della regione, lasciando più spazio ad attori terzi a loro volta interessati a rallentare il processo di avvicinamento di questi Paesi ai valori e agli standard europei e occidentali». Di Maio non fa i nomi, ma quegli «attori terzi» sono la Russia con la sua diplomazia dei vaccini e le armi vendute alla Serbia, la Cina che si sta impossessando inesorabilmente del debito pubblico di alcuni di questi Paesi, leggi Montenegro e Bosnia-Erzegovina e la silente Turchia che a Sarajevo tesse le trame di un’influenza religiosa e culturale sempre più forte.

Per quanto riguarda la Bosnia-Erzegovina e le sue ipotesi di “smembramento” circolate nelle ultime settimane in due no paper l’Alto rappresentante Borrell ha puntato con parole decise al «mantenimento della sua piena integrità territoriale» (insomma Dayton non si tocca). Borrell ha anche chiesto uno sforzo a Serbia e Kosovo di riprendere il dialogo entro giugno. «Non possiamo andare in vacanza - ha detto - senza che prima Belgrado e Pristina non tornino a parlarsi». Borrel ha anche ribadito che per l’adesione i dossier Albania e Macedonia del Nord proseguono uniti il loro iter e ha fatto capire che ci sono state forti pressioni ieri su Sofia affinché raggiunga un accordo con Skopje su lingua e storia e tolga così il veto al percorso verso Bruxelles della Macedonia del Nord.

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