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No alle chiusure dei centri commerciali, la protesta a luci spente al Giulia e alle Torri

La protesta alle Torri, dove alcuni hanno spento le luci, altri hanno abbassato le serrande come dimostrano queste foto di Massimo Silvano

TRIESTE Una protesta perlopiù simbolica, fatta di luci quasi spente e di musica abbassata per 60 secondi, organizzata per dare un segnale contro le chiusure dei negozi dei centri commerciali durante il fine settimana. È la rapida manifestazione nazionale a cui stamattina, martedì 11 maggio, a partire dalle 11, ha aderito anche Il Giulia. "Si è trattato di una protesta simbolica, volevamo dare un segnale - ha sottolineato Stefano Fiori, responsabile marketing della proprietà del centro commerciale triestino -. Questa situazione va avanti da troppo tempo, e ha penalizzato tanti operatori. Il fine settimana è anche il momento in cui le famiglie hanno più tempo libero, e non è giusto che l'accesso ai negozi resti precluso proprio in quei giorni. Soprattutto perché gli ambienti sono sanificati tre volte al giorno e c'è un ricambio d'aria naturale e costante".

Benché molti operatori abbiano appoggiato le cause della protesta, qualcuno ha deciso di aderirvi nel modo più cauto possibile. "Noi ci siamo limitati ad abbassare il volume della musica - spiega Martina, dipendente in un negozio di vestiti -. Ci sembrava controproducente rischiare di abbassare le saracinesche, magari proprio nel momento in cui un cliente stava per entrare. Sono d'accordo con la protesta, e sulla discriminazione tra negozi in città. Ma è stata fatta troppo tardi".

L’adesione alla rapida manifestazione si è registrata anche alle Torri d’Europa alcuni hanno scelto di spegnere le luci, altri di abbassare le serrande. 

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