Contenuto riservato agli abbonati

Le sei regole degli abbracci nelle Rsa, serve il green pass

Da domenica 9 maggio è di nuovo possibile incontrare i propri cari ma per accedere alle strutture è necessario in green pass. Non è escluso il contatto fisico, addio alle protezioni di plastica. 

Riabbracciare i propri cari, nel vero senso della parola. E senza teli di plastica a fare da filtro. Nel documento, allegato all’ordinanza firmata sabato 8 maggio dal ministro della Salute torna la possibilità di un contatto fisico tra l’ospite di una Rsa e il parente in visita. In tempo per la Festa della mamma e prima della protesta annunciata dai comitati dei parenti: erano pronti a presentarsi comunque, stamattina, davanti alle strutture residenziali per consegnare rose rosse a madri e nonne. E poi andare a sporgere una denuncia per sequestro di persona. Non è stato necessario. «Dobbiamo mantenere la massima attenzione e rispettare i protocolli, ma condividiamo la gioia di chi potrà finalmente rivedere i propri cari, dopo la distanza indispensabile per proteggerli», ha detto Speranza. Che con questo provvedimento punta a mettere ordine nel caos delle visite nelle Rsa, finora autorizzate e gestite in base alle disposizioni dei direttori sanitari delle strutture, con situazioni diverse nella stessa regione. Finalmente dal ministero arriva un vademecum, che riprende le linee guida proposte nei giorni scorsi dalla Conferenza delle Regioni, poi esaminate e integrate dagli esperti del Comitato tecnico-scientifico. L’ordinanza è subito in vigore e lo sarà fino al 30 luglio. –

1) Serve il certificato verde. Stop se c’è la zona rossa

L’ingresso nelle strutture residenziali di assistenza sociosanitaria o di riabilitazione e lungodegenza è consentito solo a parenti e visitatori muniti del Certificato verde Covid-19. Lo stesso che il governo ha lanciato per consentire gli spostamenti da e verso regioni arancioni o rosse. O per la partecipazione a specifici eventi sportivi o culturali. Per entrare in una Rsa, bisogna presentare un attestato di avvenuta vaccinazione o di guarigione dalla malattia negli ultimi 6 mesi, oppure il referto negativo di un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti la visita. La direzione sanitaria della struttura può, in ogni caso, disporre limitazioni specifiche, in presenza di un caso di positività o di un focolaio Covid all’interno della struttura, oppure a causa di un alto rischio epidemiologico a livello territoriale (esempio: dichiarazione della «zona rossa» nel Comune in cui si trova la Rsa o in cui vivono i parenti in visita). —

2) Orari da programmare. Massimo due persone

Non ci si può presentare presso la struttura a propria discrezione. Ogni visita va programmata in anticipo, prendendo un appuntamento, con l’obiettivo di distribuire gli ingressi nell’arco della giornata ed evitare così assembramenti: «Gli accessi devono riguardare non più di due visitatori per ospite e per una durata definita», si legge nell’ordinanza. In situazioni specifiche, dal punto di vista clinico o psicologico (esempio: pazienti in fin di vita o grave depressione), può essere consentito un tempo di visita più lungo e un’alternanza di più visitatori per lo stesso ospite. All’ingresso, misurazione della temperatura con termoscanner e igienizzazione delle mani, obbligatorio indossare la mascherina (almeno FFp2 o superiore). Poi, per quanto possibile, vanno assicurati «percorsi distinti di accesso e di uscita dei familiari/visitatori» rispetto agli spazi dedicati alla visita. —

3) Meglio in spazi esterni oppure in locali dedicati 

Se le condizioni di salute dell’ospite lo consentono, in caso di meteo e clima favorevoli, si raccomanda di privilegiare «gli incontri all’aperto», magari in giardini, cortili o terrazze. All’interno, invece, ogni struttura deve individuare locali dedicati esclusivamente alle visite: «spazi idonei, ampi e arieggiati», quindi con finestre il più possibile aperte e impianti di condizionamento senza il ricircolo dell’aria. Fuori o dentro che sia, va sempre garantito un congruo distanziamento tra gruppi familiari diversi, anche per una questione di riservatezza, e quello (minimo un metro) tra visitatori non conviventi. Al termine di ogni visita, la stanza in questione deve essere adeguatamente sanificata. Solo in presenza di particolari condizioni psico-fisiche (ad esempio: paziente allettato e difficilmente trasferibile) la visita può avvenire nella camera dell’ospite, ma il transito dei visitatori nel «nucleo di degenza» deve essere un’eccezione. —

4) Contatto consentito per esigenze affettive

Dopo tanti mesi di videochiamate, incontri a distanza o di abbracci filtrati da un telo di plastica, l’ordinanza prevede espressamente la possibilità di un contatto fisico tra l’ospite della Rsa e il parente in visita. «Può essere consentito in caso di particolari condizioni di esigenze relazionali/affettive»,si legge nel testo del provvedimento, a patto che il primo sia vaccinato (ormai il 90 per cento dei pazienti lo è) o guarito dal Covid negli ultimi sei mesi e il secondo in possesso del Certificato verde Covid-19. Spetterà al personale della struttura, addetto alla gestione delle visite, valutare l’opportunità di un abbraccio o di una carezza, in base alle condizioni psico-fisiche dell’ospite. Improbabile, però, che l’anziano in questionepossa stringere a sé il nipotino, perché è «sconsigliato l’accesso alle strutture ai minori di 6 anni, per i quali non sia possibile garantire il rispetto delle misure di prevenzione previste». —

5) Condivisione dei rischi: un patto con la struttura

Al momento dell’ingresso, ogni visitatore viene registrato e i suoi dati anagrafici conservati per almeno due settimane. Inoltre, gli viene chiesto di firmare un «Patto di condivisione del rischio», un documento di carattere informativo, che illustra le misure di prevenzione e sicurezza anti-Covid all’interno della struttura e le decisioni organizzative prese per il contenimento del rischio di contagio. Ma si tratta anche di un’assunzione di impegno da parte del visitatore al rispetto delle norme durante la permanenza nella Rsa e dopo il rientro a casa: l’obiettivo è creare delle «bolle sociali» virtuose, comprensive dei visitatori abituali e degli altri soggetti che l’ospite può frequentare durante le uscite programmate. I rientri in famiglia per brevi periodi sono disciplinati da una specifica regolamentazione, valutati in base alla stabilità clinica della persona, e agevolati dal completamento del ciclo vaccinale. —

6) Inserimento in base allo status vaccinale

Per i nuovi ospiti, che entrano per la prima volta nella struttura residenziale, il percorso di inserimento varia in base allo status vaccinale. Chi ha completato il ciclo con prima e seconda dose da almeno 14 giorni o è guarito dal Covid da meno di sei mesi può accedere senza limitazioni. Chi ha ricevuto solo la prima dose del vaccino viene accolto senza restrizioni, ma con un tampone di controllo all’arrivo e con la programmazione della seconda dose. Chi non è vaccinato e non si è mai ammalato di Covid, appena arrivato deve fare una quarantena di 10 giorni, sottoponendosi a tampone all’inizio e alla fine del periodo, e ovviamente programmare rapidamente la prima iniezione. Massima attenzione, nella fase di inserimento, al contatto con eventuali altri ospiti non vaccinati (per scelta o per controindicazioni legate a patologie pregresse). —

Video del giorno

Nicola Tanturli ritrovato vivo, il giornalista che ha dato l'allarme: "Sentivo chiamare mamma"

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi