L’Armada degli ultrà contro le adozioni gay brucia il vessillo Lgbt a Fiume

La bandiera arcobaleno esposta sulla facciata del palazzo comunale in pieno centro. Postato il video su Instagram

FIUME Hanno agito col favore delle tenebre, portandosi nel cuore della città, in Corso, ai piedi del palazzo che occupa l'amministrazione comunale. Poi hanno acceso un razzo segnaletico, attaccato ad una lunga asta e con esso hanno dato fuoco alla bandiera arcobaleno, tradizionalmente appesa sulla facciata principale dell'edificio, quale sostegno della municipalità fiumana di centrosinistra ai diritti della comunità Lgbt. Un episodio omofobo, peraltro firmato e diffuso sulla pagina Instagram intitolata “Rijecani 1987”, sito non ufficiale del gruppo Armada, che raggruppa i sostenitori ultrà della squadra calcistica fiumana del Rijeka.

In calce alla performance, chiamiamola così, avvenuta probabilmente lo scorso ottobre, ieri è stato postato un messaggio: «Noi siamo negli ultimi anni gli orgogliosi custodi dell’onore di Fiume e della Patria. Questa è la nostra risposta alla recente entrata in vigore della legge sull’adozione dei bambini da parte di coppie gay.1987». In questo senso va precisato che il 1987 è l’anno in cui è venuta alla luce l’Armada, i cui appartenenti sono stati protagonisti in passato – anche quello recente – di violenze assortite, condannate da opinione pubblica, forze politiche e altre istituzioni. Quattro uomini, di età apparentemente giovane, tutti vestiti di nero, hanno voluto esprimere il loro odio anti-gay, scatenandosi contro il vessillo arcobaleno, danneggiato in modo parziale dal fuoco e sostituito dai responsabili di palazzo comunale. Il video pubblicato sul predetto profilo Instagram ha suscitato tantissimi commenti di condanna.

«Vergognatevi, siete la feccia della città di Fiume», «Lasciamo che i bambini superino i traumi degli orfanotrofi e delle case di correzione, affidandoli a persone, uomini o donne che siano, capaci di dare loro amore, assistenza, rispetto». Purtroppo l’accaduto ha inferto un nuovo colpo all’immagine di Fiume quale città tollerante e multiculturale, immagine già messa a dura prova da sedicenti appartenenti all’Armada. Lo scorso ottobre, in via Krešimir, già Corsia Deák, era apparsa una scritta ingiuriosa e minacciosa contro l’artista fiumano Nemanja Cvijanović, che nell’ambito di Fiume capitale europea della Cultura 2020 era stato l’autore della stella rossa posizionata sul tetto del grattacielo Nordio. Il mese scorso, in occasione del 10 aprile, data della nascita dello Stato indipendente della Croazia (entità ustascia legata ai nazisti e ai fascisti) i soliti ignoti avevano cancellato il graffito «Noi siamo donne antifasciste», sostituendolo con il messaggio «Auguri di buon 10 aprile – Giornata dello Stato indipendente croato».

Il sindaco uscente di Fiume, il socialdemocratico Vojko Obersnel, ha parlato di tentativo di intimidazione della comunità Lgbt, fatto da gente primitiva e violenta, non nuova a episodi del genere. Ha reso noto che la bandiera multicolore sarà nuovamente esposta (per la nona volta consecutiva) a Palazzo municipale in occasione del 17 maggio, Giornata internazionale della lotta contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia.

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