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Futuro della terza corsia, Regione in pressing sul governo per sbloccare le risorse della A4

Secondo Autovie mancano 440 milioni per la Alvisopoli-San Donà e 150 per la Palmanova-Villesse

Il nodo, irrisolto, della concessione autostradale della Trieste-Venezia in regime di proroga da quattro anni unisce Friuli Venezia Giulia e Veneto nel pressing sul governo. In piena pandemia, Autovie Venete non ha le risorse per finanziare le tratte mancanti: da Portogruaro fino a San Donà, in direzione Veneto, e da Palmanova a Villesse in Fvg. E dunque tocca a Roma fare la sua parte per il completamento della terza corsia in A4, condividono le due Regioni. O con un sostegno economico, come chiede in questi giorni il presidente della concessionaria Maurizio Paniz, o con il rinnovo trentennale che consenta il passaggio di consegne alla Newco - la società interamente pubblica imposta dalle normative europee -, con conseguenti margini di trattativa sul fronte dei finanziamenti bancari.

Si era diffusa la voce di un vertice Fedriga-Zaia a margine del protocollo d’intesa siglato ieri a Venezia tra i player della mobilità di Fvg e Veneto per gestire al meglio il passaggio sul territorio del Giro d’Italia. Il vertice non c’è stato, ma le due giunte sono comunque in stretto contatto. E così lo sono con Paniz. L’avvocato bellunese, con una linea unica dei due presidenti di Regione, ha quantificato in 440 milioni di euro le risorse necessarie ad avviare le gare per la trentina di chilometri tra Alvisopoli e San Donà, il lotto “dimenticato”, area di code, incidenti, decessi. Servirebbero altri 150 milioni, invece, per la Palmanova-Villesse, altro segmento ancora da realizzare. Senza quei soldi, Autovie ha le mani legate.

Ieri, alla firma del protocollo, il presidente di Autovie lo ha detto a chiare lettere. Chiarendo innanzitutto che la concessionaria «è soggetto attuatore, si impegna dunque a portare a compimento le opere commissionate, e le consegna pure in anticipo, ma non può intervenire con risorse speciali». Tanto meno dopo un bilancio che, causa Covid, ha visto diminuire di 50 milioni i ricavi da pedaggio nel 2020 e in una situazione in cui l’eventuale rinnovo della concessione di fatto chiuderebbe la storia di Autovie e avvierebbe quella della Newco. I soldi, dunque, devono arrivare da Roma. «Almeno un terzo di quei 440 milioni, il resto lo potremo fare con fondi propri», ha precisato Paniz sulla parte veneta ancora da finanziare di un’opera sin qui realizzata per 44,5 chilometri, meno del 50% dei 95 da Quarto d’Altino a Villesse.

Con l’obiettivo anche di ridurre il tasso di incidenti («Diminuiti con la terza corsia, mentre sugli “imbuti” con la seconda c’è spesso distrazione da parte degli autisti dei mezzi pesanti»), sullo sfondo rimane l’ipotesi di una holding autostradale nordestina. «Ipotesi da coltivare come tutto quello che serve a ottimizzare i servizi», dice Paniz, ma il presente riguarda, oltre a quello delle risorse, il tema del rinnovo della concessione (scaduta nel marzo 2017). Paniz si dice in attesa di una decisione del governo se definire la transizione da Autovie alla Newco (necessaria a scongiurare le gare europee) o a continuare con Autovie Venete, ma il primo passo per chiedere prestiti alle banche è la garanzia di continuità.

«Non siamo preoccupati – dice l’assessore regionale ai Trasporti Graziano Pizzimenti –, ma è vero che ci aspettavamo tempi d’azione più rapidi da parte del ministero». «La questione va sbloccata quanto prima», aggiunge la collega del Veneto Elisa De Berti.

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