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La Croazia dice sì alle adozioni per le coppie omosessuali

Giovanni Vale

Nel 2019 era stato concesso, invece, il diritto di affido

LUBIANA È un grande successo per la comunità omosessuale in Croazia e un importante passo in avanti verso l’uguaglianza dei diritti civili la sentenza del Tribunale amministrativo croato che ha sancito il diritto all’adozione di bambini anche alle coppie gay. Successo che si aggiunge a quello del novembre del 2019 quando era stato concesso, invece, il diritto di affido. E in un Paese cattolicissimo dove la Chiesa è un’istituzione molto autorevole anche tra i laici, si tratta di conquiste davvero importanti.

La Rainbow Family Lgbtiq Parents Association ritiene che la decisione del tribunale sia «un grande momento» dopo anni di controversie per ottenere il diritto di adottare bambini per partner dello stesso sesso. «Il verdetto storico apre la porta a tutte le coppie gay e lesbiche in Croazia che vogliono adottare bambini e conferma che i loro partner devono avere gli stessi diritti dei coniugi in tutti i procedimenti», ha scritto il sito web di Rainbow Families. Si sottolinea inoltre come la decisione sia conforme alla Costituzione e alla legislazione croate, nonché alle convenzioni internazionali.

Alla base della sentenza la battaglia portata avanti ormai da 5 anni da una coppia di uomini di Zagabria, Mladen Kožić e Ivo Šegota. Dopo che aver ottenuto l’affido, lo scorso anno, di due bambini, Kožić e Šegota sono stati giudicati idonei anche all’adozione da parte del Tribunale amministrativo che, a fine aprile, ha stabilito alla fine di aprile che, come partner, non devono subire discriminazioni nel processo di valutazione dell'adozione dei bambini. Una sentenza che fa giurisprudenza e apre le porte a un mondo finora vietato.

«Abbiamo ancora difficoltà a credere di aver ottenuto un simile risultato, ci aspettavamo una lunga odissea legale e un reindirizzamento della causa alla Corte europea dei diritti umani», ha affermato il presidente della Rainbow Family Association, Daniel Martinović in una conferenza stampa. Poi ha espresso l'auspicio che i servizi competenti mettano in pratica la decisione del Tribunale, sottolineando che «l'idoneità per i genitori adottivi deve essere valutata da esperti, non da politici».

Martinović ha anche annunciato che la battaglia contro la discriminazione e l'uguaglianza delle persone Lgbtiq continuerà in relazione alle procedure di fecondazione assistita eo all'acquisizione della cittadinanza croata per i bambini portati da genitori Lgbtiq dall'estero.

Non dimentichiamo che nella vicina Serbia, dove un’altra Chiesa, quella serbo-ortodossa mantiene un potere forse maggiore di quello esercitato dall’autorità cattolica in Croazia, la compagna della premier Ana Brnabić, la dottoressa Milica Đurđic, ha dato alla luce un figlio, Igor, a Belgrado nel febbraio del 2019. Sembra quindi che quelli che ancora in tante parti del mondo sembrano degli intoccabili tabù, nei Balcani occidentali inizino piano piano a diventare diritti nel nome dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. —

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