L’Europa si divide su vaccini e brevetti. Merkel frena, Draghi sceglie la cautela

La liberalizzazione arriva sul tavolo dei 27. Von der Leyen: «Siamo pronti a discuterne». Alzata di scudi da Big Pharma

DALL’INVIATO A PORTO

La svolta di Joe Biden sulla liberalizzazione dei brevetti dei vaccini anti-Covid irrita l’industria farmaceutica e spiazza l’Europa, che si risveglia senza una linea chiara. Favorevole la Francia di Emmanuel Macron, contrarissima la Germania di Angela Merkel. Mentre Mario Draghi non si schiera apertamente e, con una dichiarazione volutamente neutra, invita a valutare tutte le possibili implicazioni.

La questione piomberà oggi sul tavolo dei 27 leader Ue, che si riuniranno a Porto in occasione del summit dedicato ai temi sociali e ai rapporti con l’India. Il tema brevetti è stato aggiunto nel menu della cena. Sarà il primo vertice europeo del premier Draghi in presenza, anche se non tutti i suoi colleghi saranno fisicamente nella stanza: Merkel, l’olandese Mark Rutte e il maltese Robert Abela parteciperanno da remoto.

I governi europei sono stati presi alla sprovvista dall’annuncio dell’amministrazione Usa. «A Bruxelles non abbiamo avuto il tempo di affrontare la discussione a 27» rivela un alto funzionario Ue. Che ammette un certo scetticismo in Europa, soprattutto in alcune capitali. Ursula von der Leyen è stata la prima a reagire ufficialmente in occasione del suo discorso di apertura allo Stato dell’Unione dell’istituto universitario europeo di Firenze. La presidente della Commissione non ha chiuso definitivamente alla proposta americana, anche perché domani i leader terranno un vertice con il premier indiano Narendra Modi: l’Ue punta a riaprire i negoziati per un accordo commerciale con Nuova Delhi e la questione brevetti, caldeggiata sin dall’autunno scorso dal governo indiano, non può certo essere liquidata a priori.

Per questo von der Leyen si è limitata a dire - senza troppo fervore - che l’Ue «è pronta a discuterla», ricordando però che l’Europa esporta vaccini e gli Stati Uniti no. «Molto favorevole» Macron, mentre un portavoce di Merkel ha ammesso lo scetticismo della Cancelliera, che deve fare i conti con il peso dell’industria farmaceutica tedesca. «La protezione della proprietà intellettuale - sostiene Berlino - è una fonte di innovazione e deve rimanere tale anche in futuro».

Sceglie la terza via Draghi, nonostante l’entusiasmo del Pd, dei Cinque Stelle e del ministro della Salute Roberto Speranza per la mossa della Casa Bianca. «I vaccini sono un bene comune globale - dice il premier -. È prioritario aumentare la loro produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali».

Una frase che si può prestare a diverse interpretazioni: il riconoscimento del vaccino come «bene comune globale» e la richiesta di «abbattere gli ostacoli» potrebbero far pensare a un’apertura, ma l’inciso sulla necessità di «garantire la sicurezza» serve proprio a mettere in guardia dai rischi di un via libera generalizzato. Fonti di Palazzo Chigi confermano il carattere neutrale della dichiarazione.

L’idea ovviamente non piace a Big Pharma, che accusa il colpo in Borsa, soprattutto Moderna e Pfizer. «Per nulla favorevole» l’ad di Pfizer Albert Bourla, mentre la federazione europea delle case farmaceutiche (Efpia) e Farmindustria criticano la proposta perché «mette a repentaglio i progressi fatti» e «rischia di dirottare le materie prime verso siti di produzione meno efficienti». Sono invece d’accordo con Biden il presidente russo Vladimir Putin e la direttrice generale della Wto, Ngozi Okonjo-Iweala.

MA. BRE.

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