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Prenotata per lo Pfizer, idonea ad Astrazeneca: la fanno andare a casa senza alcuna iniezione

Barbara Zorzin, in lista al centro di Monfalcone come caregiver: «Disponibile all’altro composto, mi è stato detto che non c’era»

MONFALCONE Giorno, ora, sede, tipo di vaccino. Tutto scritto nella prenotazione fatta nell’ambulatorio del medico di famiglia. Parrebbe un’operazione di routine e invece per Barbara Zorzin diventa una corsa ad ostacoli. Fino all’inattesa risposta: signora, torni a casa, oggi non la vacciniamo. Né con Pfizer, né con AstraZeneca. Non te l’aspetti che - in una fase della campagna anti-Covid in cui emerge la difficoltà di far decollare le adesioni - una persona con le carte in regola per ricevere la dose sia respinta. Magari con gentilezza, pure con motivazioni burocratiche che reggono, ma senza mostrare la necessaria flessibilità nell’emergenza straordinaria in atto.

Zorzin risiede a San Canzian d’Isonzo. Appartiene alla fascia over 60 ed è caregiver in quanto assiste uno stretto congiunto in situazione di disabilità. «Ho prenotato il vaccino nello studio del mio medico. L’appuntamento mi è stato fissato sabato 1 maggio alle 15.12 nel centro di Monfalcone. Alle 15 – ricostruisce – mi sono presentata in sede. C’era molta gente che stazionava nel giardino e sotto un gazebo: più e meno giovani, qualcuno con accompagnatore. Molti erano stati chiamati nel mio stesso orario, ma abbiamo aspettato con pazienza. Dopo circa mezz’ora, il mio turno».

L’attesa è per un lieto fine, il ritardo non disturba più di tanto. Zorzin fa il primo triage: controllo della documentazione allegata alla prenotazione, compresa l’autorizzazione del vaccinando alla somministrazione, e anamnesi. «La mia firma era in calce. Sopra si leggeva in modo chiaro Pfizer BioNTech Covid-19, tipo di vaccino che non ho scelto io, ma che era già indicato nel modulo di consenso e nelle note informative». Tutto pare in regola: «Il personale ha esaminato le carte e verificato che il nome comparisse nell’elenco redatto dall’Azienda sanitaria. E mi ha poi rilasciato la prenotazione per la seconda dose, naturalmente sempre Pfizer, data 24 maggio». Pfizer, sottolinea Zorzin, «che può essere somministrato dai 16 anni d’età, senza alcuna indicazione di soggetti per i quali è vietato o non raccomandato».

A sorpresa però l’intoppo: «Un medico, dopo attenta lettura, mi comunica che non mi può inoculare la dose perché non appartengo alla categoria dei soggetti fragili e non ho patologie importanti. In effetti – ironizza - soffro solo di artrosi». L’alternativa c’è. «Resto allibita, ma, rientrando nella fascia di AstraZeneca, chiedo che me lo somministrino – prosegue la signora isontina –. La risposta? È il giorno di Pfizer, l’Astrazeneca non c’è, devo prendere un altro appuntamento». Alle 16.15 Zorzin esce dal centro vaccinale.

Niente polemica, tanta delusione: «Non ho saputo reagire, ma non posso non osservare che ero stata inserita in un elenco di Asugi, Azienda che dovrebbe conoscere le situazioni medico-generali degli assistiti. E c’era una dichiarazione sostitutiva di certificazione e di atto notorio in quanto caregiver, che fornisce assistenza continuativa a un soggetto estremamente vulnerabile». Di qui alcuni interrogativi: «La mia dose di Pfizer a chi è stata somministrata? Perché in questi casi, per caregiver con la mia stessa anamnesi, non si è previsto un diverso vaccino nella stessa giornata, senza far correre avanti e indietro le persone? Ho domandato al medico perché non si potesse fare l’AstraZeneca. Mi ha spiegato che sono controllati e devono rispondere se somministrano correttamente le dosi». Il nuovo appuntamento? «Già preso. Testardamente, voglio uscire da una vicenda che dura da oltre un anno. Ci riprovo giovedì 6 maggio nel nuovo centro di Ronchi dei Legionari. Il vaccino? AstraZeneca».

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