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Arvedi in accelerazione su Servola: Laminatoio pronto a fine 2022

Partito l’ordine dei macchinari che verranno realizzati dalla Danieli di Buttrio: previsti sei mesi per la consegna

TRIESTE Il gruppo Arvedi rompe gli indugi e ordina i macchinari necessari al potenziamento del laminatoio di Servola. La società avrebbe preferito attendere le carte relative alle demolizioni delle palazzine del comprensorio e allo scambio dei terreni che porterà Hhla Plt Italy a rilevare la superficie dell’ex area a caldo. Ma i permessi continuano a tardare e si è deciso di non aspettare oltre, per essere certi di avviare entro la fine del 2022 le nuove linee che assorbiranno la manodopera della Ferriera in cassa integrazione.

La conferma arriva direttamente da Arvedi: «L’investimento, in piena coerenza e aderenza al Piano industriale presentato e parte integrante dell’Accordo di programma, prevede una linea di zincatura e una linea di verniciatura, che completeranno l’attuale ciclo produttivo consentendo un aumento di produzione e un ampliamento del mix prodotto a Trieste».

A realizzare i macchinari per Arvedi, il cui ad è Mario Caldonazzo, sarà la Danieli di Buttrio, che dovrebbe impiegare sei mesi per la consegna. Per installazione e messa in funzione del laminatoio potenziato ne serviranno altri 12. La spesa per Arvedi vale 86 milioni, su un piano industriale da 227 milioni, di cui 142 per Servola e 85 per il sito di Cremona, con una copertura del Mise da 55 milioni. Dopo le rivelazioni sul progetto di nuovo stabilimento siderurgico alle Noghere da parte della cordata Metinvest-Danieli, è interessante notare che il gruppo friulano potrebbe diventare non solo fornitore dei macchinari di Arvedi ma anche futuro partner industriale.

L’idea di Metinvest è di realizzare una filiera corta integrata in cui l’acciaio arrivato grezzo dall’Ucraina riceva una prima laminazione a caldo alle Noghere e venga poi trasferito su chiatte a Servola per ultimarne la lavorazione. Trieste ospiterebbe un ciclo produttivo dell’acciaio di livello europeo, i cui prodotti finiti sarebbero poi esportati in Europa centrale via treno e in area mediterranea via nave. Proprio la possibilità del ciclo integrato e i collegamenti fanno di Trieste la scelta preferita per Metinvest, che già possiede impianti di laminazione a San Giorgio di Nogaro e in provincia di Verona.

L’ipotesi subordinata degli ucraini è Ravenna, dov’è situato un laminatoio a freddo controllato da Marcegaglia, che non gode delle stesse infrastrutture ferroviarie. Perché il progetto complessivo si realizzi andranno attesi gli sviluppi del confronto fra Metinvest, Danieli e Regione sull’iter ambientale relativo alle Noghere.

Interrogativi suscita in questa fase pure la partita di Servola, con ben quattro nodi burocratici che continuano a non essere sciolti. Fa almeno ben sperare che il ministero dell’Ambiente abbia nei giorni scorsi dato trenta giorni agli enti pubblici per esprimere osservazioni sulle demolizioni in programma: un passo necessario per convocare la conferenza dei servizi che da mesi Icop (per conto di Hhla Plt) attende per avere il via libera alla messa in sicurezza dei terreni, cioè alla realizzazione dei nuovi piazzali che sorgeranno sopra l’area inquinata.

Il permesso a demolire le palazzine invece esiste già, ma il decreto che ha chiuso la relativa conferenza dei servizi deve ancora essere firmato dai ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico: «Non capiamo perché non si riesca a perfezionare la pratica – commenta il presidente di Icop Vittorio Petrucco – e la cosa non può che preoccuparci».

E preoccupano pure il ritardo sulla permuta dei terreni (in mano al Demanio) e la questione del barrieramento a mare, che da anni giace sulla scrivania del ministero dell’ambiente e di Invitalia, senza che i 41 milioni stanziati si trasformino nell’opera necessaria ad arginare per sempre gli inquinanti dei terreni che le piogge riversano in mare.

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