Contenuto riservato agli abbonati

Trieste, il mago dei cocktail lascia il Caffè Torinese dopo averlo rilanciato e messo in sicurezza

Pizzolini impegnato nella preparazione di un cocktail dietro il bancone dell’Antico Caffè Torinese

Pizzolini spiega la decisione: «Diversa visione sulla conduzione del locale fra me e il mio ex socio». Lo gestiva dal 2014

Matteo Pizzolini, l’anima dell’Antico Caffè Torinese, lascia lo storico locale dopo averlo riportato nell’olimpo dei caffè che hanno contribuito a scrivere la storia della città. Va ricordato che quel gioiello Liberty incastonato all’angolo tra corso Italia e via Roma – e che ora resta nelle mani del socio Massimo Galati – oggi è vincolato anche negli arredi e nell’attività, proprio per merito della volontà di Pizzolini, che ha bussato alle porte della Soprintendenza per “blindarlo”. Trentaquattro anni, mago della mixology, ha contribuito a far riscoprire a Trieste cosa significhi bere un vero Gin Tonic piuttosto che un Negroni, rigorosamente serviti in ricercati bicchieri.

Dal 28 aprile è uscito dalla società che gestisce il locale. Come è maturata questa decisione, che ha lasciato un po’ tutti di stucco?
Semplicemente io e il mio ex socio avevamo una visione diversa sulla conduzione del locale.

Prima che lei prendesse in mano la gestione e la promozione del locale, il Torinese si era “smarrito”, era persino sparito dalle guide turistiche.
Ho fatto un importante lavoro per ridargli un’identità, per far innamorare nuovamente i triestini di quell’angolo di Trieste e per farlo scoprire ai turisti.

Quale era stato il suo percorso professionale prima di approdare al Torinese?
Mio nonno, Gualtiero Pizzolini, nel 1948 ha aperto l’osteria di Udine “Speziaria Pei Sani”, portata avanti poi per anni anche da mio padre. Ma il mio primo approccio al banco, in realtà, è stato in un locale sul Lago di Braies dove mio padre, in assenza per qualche minuto del barman, mi ha invitato ad andare dietro il banco a preparare un cappuccino: da quel momento ho capito sarebbe stato anche il mio lavoro. Per alcune stagioni ho lavorato a Lignano e, dopo il diploma, all’Hotel Hilton – Molino Stucky di Venezia, dove dopo qualche esperienza sulle navi da crociera sono stato assunto all’Hotel Cipriani.

Nel 2014 è arrivato a Trieste. Perché ha scelto il Torinese?
L’ho visto un posto dove poter trasferire gli standard e l’eleganza del Cipriani.

Ora che si è chiuso un capitolo, quali sono i suoi progetti?
Il Torinese mi ha dato molto, anche in termini di visibilità, e mi piacerebbe poter trasferire ad altri, magari attraverso delle consulenze, le mie conoscenze in termini di mixology. Per ora non mi precludo alcuna possibilità.

Il Torinese, durante il lockdown del 2020, è finito anche sui quotidiani e le reti nazionali per la trovata del delivery dei cocktail.
In quei momenti difficili mi sono inventato quella simpatica iniziativa per coccolare i clienti: nei primi mesi aveva avuto un buon successo.

L’ultimo anno per i locali è stato il più duro della storia. Però una cosa bella il 2021 gliel’ha riservata?
La nascita di mia figlia Ada: dopo oltre un anno di incertezze, è la luce che illumina il mio cammino.

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi