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Nel nuovo centro vaccinale di Ronchi è Emilia la prima in fila: una fiala in attesa di compiere 101 anni

La signora Emilia inaugura il centro vaccinale di Ronchi (Bonaventura)

Nata a Aurisina il 14 maggio 1920, la signora Pahor vedova Moimas ha inaugurato l’attività del centro allestito al locale Palasport

RONCHI Martedì mattina, poco dopo le 8, è stata la prima a sottoporsi alla dose iniziale delle due di Pfizer previste. Emilia Pahor vedova Moimas, 101 anni da compiere il prossimo 14 maggio, ha formalmente inaugurato il centro vaccinale allestito al palasport Armando Filiput di Ronchi dei Legionari.

La signora, perfettamente autosufficiente, accompagnata dalla nipote con la quale abita è arrivata prima delle 8. Ad attenderla c’erano il sindaco, Livio Vecchiet e l'assessore alle politiche sociali, Gianpaolo Martinelli. Ha aspettato pazientemente in fila per pochi minuti. Ha dato tutte le indicazioni ai volontari e, quindi, ai medici presenti e si è infine accomodata in uno dei sei box allestiti nel palasport cittadino. Ha liberato il braccio dai vestiti senza chiedere aiuto a nessuno, prima di farsi fare l’iniezione dalle mani esperte dei sanitari. Senza lamento e senza alcuna esitazione, come si addice a una donna che ha visto in faccia la storia di questi cento anni di storia italiana.

Ricevuta la dose, l'attesa canonica prima di lasciare il Filiput per tornare a casa, a poca distanza peraltro. E proprio per la vicinanza all’abitazione, forse, la signora ha atteso sino a oggi per il vaccino. «Ci è stata segnalata tra le prenotazioni – dice l'assessore Martinelli – e siamo stati ben felici di accoglierla, così come siamo stati soddisfatti dell'accesso massiccio in questa prima giornata di vaccinazioni».

Lo scorso anno, in piena prima ondata della pandemia, Emilia Pahor aveva tagliato il traguardo del secolo di vita. Era stata festeggiata dalla sua famiglia e dal sindaco che nell'occasione, con tanto di fascia tricolore, le aveva fatto una sorpresa recandole gli auguri di tutta la comunità cittadina.

Emilia è nata ad Aurisina il 14 maggio del 1920 ed è residente a Ronchi dei Legionari dal 29 dicembre del 1945. In precedenza aveva abitato a Jamiano. Il marito era Silvano Moimas: ben noto nella cittadina per la sua attività di partigiano, è scomparso nel 2005. Dalla loro unione è nato un figlio. Il segreto di tanta longevità? «L'ottimismo e la voglia di fare – ha avuto modo di dire Emilia – conditi da tanto coraggio e dall'amore delle mie persone più care. Non mi sono mai data per vinta e anche in queste brutte giornate di epidemia ho continuato a lavorare in giardino, a piantare fiori. Poi, se ero stanca, mi fermavo a riposare un pochino». «Ricordo di quando andavo a consegnare il latte a piedi – sono ancora le sue parole – di quando tagliavo le cannelle nelle paludi. Quanti chilometri ho percorso. E da allora non mi sono mai fermata. Anche adesso, come e quando posso, uso pala e piccone - se serve - nel giardino della mia bella casa».

La signora ancora oggi oltre a essere lucidissima ha un aspetto fisico che non rivela gli anni che ha raggiunto. Tanti i ricordi: quelli legati ai suoi otto fratelli, ad esempio, due dei quali morti durante la Grande guerra.

La signora Pahor è una delle due persone centenarie - entrambe donne - residenti oggi a Ronchi dei Legionari. Ed è ormai in procinto di arrivare alla prossima tappa. La giornata del suo centesimo compleanno? «Splendida – ha ricordato – attorniata dai miei affetti più cari e con la sorpresa di avere con me anche il primo cittadino. Non me lo aspettavo proprio anche se, voglio dirlo, ricordo ancora bene i suoi genitori e il padre partigiano proprio come mio marito».

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