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Covid, a Trieste operazioni oncologiche ridotte del 25% nel corso della terza ondata

Il dato è emerso durante l’audizione degli anestesisti del Friuli Venezia Giulia, dopo la dura lettera inviata al presidente Fedriga da Alberto Peratoner, primario del 118 triestino e segretario regionale del sindacato dei medici rianimatori

TRIESTE Gli interventi chirurgici per patologie tumorali si riducono del 25% a causa della pandemia. La chiusura di buona parte delle sale operatorie per la necessità di spostare il personale sull’assistenza ai malati di Covid ha costretto l’ospedale triestino di Cattinara ad allungare i tempi di chi attende il momento dell’asportazione del tumore. La misurazione è a campione, ma dice molto dell’impatto del virus sul resto dell’attività sanitaria: confrontando i 54 interventi eseguiti fra 17 marzo e 12 aprile con i 72 dello stesso periodo del 2019, si nota infatti una riduzione pari a un quarto del totale. L’attività delle équipe mediche è stata intensificata al massimo, ma poco si può fare quando le sedute operatorie settimanali passano da 57 a 10.



Le operazioni chirurgiche

Il dato è emerso durante l’audizione degli anestesisti del Friuli Venezia Giulia, convocata tre settimane dopo la dura lettera inviata al presidente Massimiliano Fedriga da Alberto Peratoner, primario del 118 triestino e segretario regionale del sindacato dei medici rianimatori, che aveva fra l’altro denunciato l’accumularsi di ritardi negli interventi chirurgici per casi di neoplasia, come hanno fatto negli stessi giorni gli urologi attivi in regione.



Nelle slide presentate dal direttore della Terapia intensiva triestina Umberto Lucangelo, il quadro viene purtroppo confermato. L’arco temporale scelto dal primario mostra 72 operazioni nel marzo-aprile 2019, che passano a 54 nel 2021, quando a Trieste si sono fatti 15 interventi alla mammella, 7 al colon retto, uno al pancreas, due alla tiroide, 16 alla vescica, 3 al rene, 5 alla laringe e 5 al polmone. Buona parte di essi non è stata nemmeno svolta a Cattinara, ma al Burlo, che si è interamente fatto carico delle operazioni al seno e alle vie urinarie.



I numeri del primo lockdown del 2020 sono perfino migliori del 2019 e arrivano a 88 interventi, ma allora le sale operatorie non erano ancora state chiuse. Come spiegato da Lucangelo, d’altronde, «dal 7 marzo all’1 giugno 2020 abbiamo contato 33 ricoverati in terapia intensiva, di cui 9 deceduti, mentre nella seconda ondata dal 13 ottobre 2020 al 28 aprile 2021 i pazienti sono stati 286, di cui 112 deceduti: si tratta del doppio dei giorni rispetto alla prima ondata, ma i pazienti sono decuplicati» e il tasso di mortalità è passato dal 27% al 39%.



Sul freno alle operazioni, Lucangelo condivide «il grido di dolore dei chirurghi: le risorse non sono infinite e abbiamo dovuto fare delle scelte, ma quest’anno abbiamo viaggiato con 5,4 interventi per seduta, mentre nel primo lockdown il rendimento era del 2,2. Abbiamo fatto rendere al massimo le sale operatorie».

Terapie intensive

Nel corso dell’audizione, Peratoner è tornato sul caso dei conteggi dei posti letto di terapia intensiva Covid, che per settimane sono stati effettuati senza calcolare l’occupazione dei reparti aperti a Gorizia e Palmanova, che risultavano come Pneumologie pur ospitando in parte pazienti sottoposti a intubazione. Peratoner ha aperto un nuovo fronte sulla questione, evidenziando che «i 120 posti letto di terapia intensiva Covid dichiarati dalla Regione (all’inizio della seconda ondata, ndr) sono in realtà 28 di meno». A dire del medico, infatti, dalla somma vanno eliminati i posti dichiarati a Palmanova (8), San Daniele (8), Latisana (4) e Tolmezzo (8), perché questi afferiscono a reparti di Pronto soccorso e «non sono adeguati per trattare pazienti gravissimi».

Secondo Peratoner, «in questa regione non esistevano 120 posti letto di terapia intensiva, poi portati a 175 con un aumento di 50 unità che è stato reale: il punto di partenza era invece di 90, perché 28 posti non sono terapia intensiva come riportato al ministero». La direttrice centrale Gianna Zamaro ha replicato che «dopo la ricognizione il ministero ci ha confermato che i posti sono 120».

Politica e medici

Per l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, «non è compito della politica mettere le mani nell’organizzazione dei professionisti, nella cui discussione non entro». Il vicepresidente non si è pronunciato sui numeri, ma ha criticato la lettera scritta da Peratoner: «I problemi non vanno messi sotto il tappeto, ma la forma è sostanza. O abbiamo curato tutti e bene o abbiamo dato prestazioni senza adeguati standard di sicurezza: io credo al mio direttore generale e ai miei capi di dipartimento, che mi assicurano che li abbiamo curati tutti e bene, che il sistema ha avuto le professionalità e le risorse». Quanto alle terapie intensive, «qualcuno dice che si sono taroccati i numeri, ma perché farlo se le soglie delle terapie intensive erano già alte e non si sarebbe andati sotto il 30% di occupazione?». —


 

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