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Tra ansia e depressione. L’effetto-lockdown su giovani e bambini

Il 30% di under 30 seguiti da Asugi ha chiesto aiuto per la prima volta nel 2020 Saliti gli accessi al Pronto soccorso per alcol, età media scesa da 18 a 17 anni

TRIESTE. Disturbi alimentari, ansia, attacchi di panico. Ma anche fobie, abuso di sostanze, comportamenti autolesivi o aggressivi verso l’esterno. Senza dimenticare il trauma dell’impatto con il reale: se in ogni epoca ciascuno crescendo deve affrontarlo, ai ragazzi di oggi è stato chiesto di ripeterlo, riadattandosi più volte a nuovi stili di vita.

Fenomeni diversi, un denominatore comune: la pandemia, la limitazione della libertà e le loro conseguenze sulle nuove generazioni. Ovvero giovani adulti, bambini e nel mezzo gli adolescenti: proprio questi ultimi stanno pagando il prezzo psicologico più alto, da un anno e mezzo a questa parte, anche nella nostra regione. Lo confermano Dipartimento di Salute mentale Asugi, Ospedale materno infantile Burlo Garofolo di Trieste e Ordine degli psicologi del Friuli Venezia Giulia.

Il Dipartimento di Salute mentale dell’Asugi ha 4 sedi a Trieste, una a Gorizia e una a Monfalcone: ciascuna ha poi un servizio specifico rivolto ai giovani. L’anno scorso vi si sono rivolte circa 6.500 persone, di cui 400 nuove ai servizi. Del totale, 837 erano under 30 (531 in area giuliana e 306 nell’Isontino): circa il 30% di questi ha chiesto aiuto al Dipartimento per la prima volta nel 2020. In particolare, circa 150 nuovi accessi erano ragazzi con meno di 25 anni. In pressoché tutti i distretti sanitari ci sono inoltre punti di ascolto focalizzati sui giovani. «Non è ancora disponibile un raffronto con i dati 2019, ma il trend generale è l’aumento delle richieste – spiega la professoressa Elisabetta Pascolo Fabrici, facente funzioni di direttore del Dipartimento di Salute mentale –. La pandemia influisce su tutti, ma alcune fasce sono più fragili: anziani, giovani e adolescenti».

L’aumento in sé è significativo, poiché altri servizi ospedalieri nel 2020 hanno registrato un calo, proprio a causa del lockdown. Pascolo Fabrici sottolinea inoltre che, nelle epoche storiche di crisi, il disagio psicologico tende a non esplodere immediatamente bensì nelle fasi successive all’evento scatenante: ci si aspetta dunque che la domanda di aiuto continui ad aumentare. «Il bambino ha la sua relazione principale con le figure di accudimento: la sofferenza insorge quando queste sono problematiche. L’adolescente passa dalla dipendenza dalla famiglia alla proiezione nel futuro. In questa fase le condizioni psicopatologiche più importanti abitualmente fanno esordio: per prevenirlo, è fondamentale il confronto tra pari», prosegue Pascolo Fabrici: «Si costruisce l’identità, si scopre la sessualità, il corpo cambia: tramite i coetanei si diventa consapevoli che l’altro vive lo stesso. Il lockdown ha fatto venir meno una parte di queste possibilità. In più alcuni vivono in contesti familiari già problematici».

C'è poi l'iniziativa portata avanti nelle scuole da Miur e Ordine degli psicologi (vedi l’articolo qui sotto). E un ulteriore specchio della realtà è dato dall’osservatorio triestino del Burlo. Uno studio di Burlo e ospedale di Cattinara analizza gli accessi al Pronto soccorso per abuso di alcol, prima e dopo il lockdown: le due settimane successive alla riapertura di maggio 2020, sono confrontate con lo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2019 ciò ha riguardato 15 casi, di ogni età, adulti compresi: il 3% degli accessi totali. Nel 2020 i casi sono saliti a 25 (11%). L’età media di chi è andato al Pronto soccorso per abuso di alcol, inoltre, è scesa dai 18 ai 17 anni.

Un’altra indagine del Burlo, che sarà presto pubblicata, riguarda ragazzi con sintomi somatici, che si manifestano cioè in assenza di una malattia organica: chi li aveva, durante il lockdown ha sofferto meno dei coetanei privi di diagnosi psichiatrica. Questi ultimi presentavano invece umore deflesso, ansia. Ciò mostra - così lo studio - che esistono categorie più soggette a pressione sociale, come quella scolastica, all’interno della popolazione giovanile: paradossalmente insomma chi già aveva disagio o ansia sociale, a casa è stato meglio.

Infine i disturbi della condotta alimentare, in generale aumentati tra 2019 e 2020. Confrontando i rispettivi periodi di gennaio-marzo, il Burlo non ha registrato differenze significative. Durante il lockdown (marzo-maggio 2020) non si sono eseguite diagnosi, perché l’accesso all’ospedale era fortemente limitato. Paragonando i periodi di maggio-agosto si riscontra un lieve incremento, che esplode tra settembre e dicembre: in quel periodo, tra 2019 e 2020 l’incidenza è quasi raddoppiata, salendo da 0,09% a 0,17%: da 3 a 13 visite in numeri assoluti.

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