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Base di passeur a Monfalcone, due arresti

Nel mezzo c’erano quattro connazionali bengalesi. Trovato un foglio: “Dare al trafficante 5.000 euro”  



MONFALCONE Due bengalesi, residenti a Monfalcone, sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Entrambi 41enni, vivono in città l’uno dal 2012, l’altro dal 2014. Le attività motivate nei rispettivi permessi di soggiorno sono quelle di venditore ambulante e di lavoro subordinato, accompagnatore-tassista. Quando sono stati fermati dalla pattuglia dei carabinieri di Duino Aurisina, a bordo di una Volkswaghen Sharan da sette posti, con loro c’erano quattro connazionali, tra i 27 e i 36 anni, risultati privi di documenti di identità. Effettivamente clandestini. A confermarlo su tutto un aspetto: nel portafoglio di uno dei bengalesi in questione i carabinieri hanno rinvenuto un biglietto: c’era scritto “... promemoria, ricordarsi di dare al trafficante 5.000 euro...”. I due 41enni sono stati pertanto arrestati, l’automezzo è stato sequestrato e i quattro connazionali privi di documenti, sono stati denunciati per ingresso illegale sul territorio nazionale, trasferiti in una struttura di accoglienza per la quarantena. L’attività di indagine è in corso, al fine di ricostruire l’intera vicenda, nonché il contesto nel quale il trasporto di clandestini è maturato. Quello, come ipotizzano gli inquirenti, di un’attività illecita organizzata. Un viaggio verso l’Italia, a tappe, lungo la rotta balcanica. A coordinare le indagini è il pubblico ministero della Procura di Trieste, Federico Frezza.


Tutto è scaturito nella notte tra giovedì e venerdì scorsi. Era passata da poco la mezzanotte, quindi in regime di “coprifuoco” anti-Covid, quando a un semaforo di Duino s’era fermato l’automezzo. I militari del Nucleo radiomobile di Aurisina hanno affiancato la monovolume. All’interno c’erano sei persone. I passeggeri seduti nel sedile posteriore hanno tentato di rannicchiarsi, inutilmente considerato che la loro presenza non è passata inosservata alla pattuglia. I carabinieri hanno fatto accostare la vettura per eseguire i controlli. E nel momento in cui si è trattato di esibire i documenti di identità, solo i cittadini residenti in città li hanno forniti ai militari. Gli altri quattro si sono giustificati dicendo di averli dimenticati a casa. Scuse tanto banali quanto “sospette”. Nel frattempo sono giunti i carabinieri delle stazioni di Duino e di Barcola, che hanno accompagnato tutti e sei in caserma. A chiedere conto ai bengalesi sprovvisti di documenti della loro presenza nella vettura e della loro provenienza, la versione è stata quella di essere rientrati da una vacanza. Hanno infatti dichiarato ai carabinieri che stavano tornando dalla Croazia dove avevano soggiornato per qualche tempo. All’ingresso in Italia s’erano “imbattuti” casualmente nei connazionali chiedendo loro un passaggio. I carabinieri hanno proceduto con le perquisizioni. Nel portafoglio di uno dei quattro privo di carta d’identità è saltato fuori il compromettente promemoria. I due residenti in città, invece, avevano con sè un consistente quantitativo di denaro, complessivamente di circa 6 mila euro. La spiegazione fornita è stata sostanzialmente quella legata alla loro attività di imprenditori. Hanno peraltro spiegato che avevano notato i connazionali in difficoltà e avevano quindi deciso di dar loro un passaggio. Una casualità contraddetta da un ulteriore elemento: alla verifica dei cellulari, è emerso un contatto telefonico tra uno dei due “passeur” e uno dei quattro connazionali avvenuto circa un’ora prima di quell’avventurosa nottata. Nei confronti degli arrestati sono state accertate due distinte denunce pregresse: l’una per esercizio abusivo dell’attività di ambulante e in ordine allo stato di clandestinità a Venezia, l’altra per lesioni personali commesse nell’Isontino. C’è dunque da ritenere che quel trasferimento notturno non sia stato occasionale, piuttosto rientrante in un quadro associativo basato su un’ attività organizzativa.—

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