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Operazione salva-dialetto triestino: partenza il 10 maggio da Svevo, Saba e Joyce

Presentato ufficialmente l’anno di iniziative del programma “Dante e compagnia cantante”. La prima tappa all’esterno del Caffè San Marco. Poi anche due concorsi e i termini da adottare

TRIESTE «Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo», scriveva Italo Svevo: «Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt’altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto». Ed è all’insegna di questa sua lapidaria sentenza che il 10 maggio, alle 17.30 nello spazio esterno dell’Antico Caffè San Marco, prenderanno il via le conversazioni dedicate all’idioma triestino, inquadrate nel più ampio progetto “Dante e compagnia cantante”. L’iniziativa, che durerà in tutto per un anno, ha avuto ieri il suo primo atto, con una conferenza stampa corale ospitata dal Circolo della stampa di Trieste, suo ideatore. Vi collaborano il Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Società di Minerva, l’associazione Giuliani nel mondo, il Circolo amici del dialetto triestino, il Circolo fotografico triestino, l’associazione giovanile Zeno e altri.

La più grande operazione di salvataggio del vernacolo locale mai messa in campo si avvale inoltre della media partnership del Piccolo nonché del sostegno di Camera di Commercio e Banca di credito cooperativo di Staranzano e Villesse. Un ringraziamento è andato all’assessore alla Cultura del Comune di Trieste, Giorgio Rossi, che metterà a disposizione delle attività del Circolo della stampa la nuova sala Lelio Luttazzi, in Porto vecchio.

Il riferimento al sommo poeta italiano è duplice. Lo si vuole celebrare nel 700esimo anniversario della sua morte e al contempo si intende ricordare il paradosso emerso dalle fatiche dei liberalnazionali triestini, tra fine ’800 e primo ’900: i loro sforzi per diffondere la lingua dantesca, finirono per dimostrare l’inestirpabilità del vernacolo. Il giorno 10 al San Marco si parte dunque con tre maestri della letteratura – i triestini Svevo, Umberto Saba e l’esule irlandese James Joyce – di fronte al problema della verità espressiva del dialetto: a farli parlare sarà Riccardo Cepach, responsabile dei Musei letterari sveviano e Joyce. Gli incontri proseguiranno per tutto maggio e giugno: tra i protagonisti intellettuali, editori, intrattenitori, da Elvio Guagnini a Nereo Zeper, da Antonio Trampus a Diego Manna, Furian e Maxino.

La seconda parte del programma vedrà realizzare unità didattiche video da inviare alle comunità italiane in ogni parte del globo terracqueo: musica, teatro, poesie e canzoni, rigorosamente in dialetto, recitate da celebrità come Ariella Reggio e non solo. Dopo l’estate ci saranno inoltre due concorsi: il primo, letterario, sarà dedicato alle scuole, con tanto di pubblicazione di un’antologia. L’altro, fotografico, sfida gli appassionati di quest’arte a immortalare con le immagini parole e modi di dire tipici della parlata locale.

Per finire, il progetto di adozione dei termini a rischio estinzione: ai triestini che danno lustro alla città nei campi più svariati, dalla musica alla letteratura allo sport, sarà chiesto di scegliere dei vocaboli e prendersene cura. Il tutto sarà accompagnato dai pupoli di Geo, in omaggio ai Kollman, a Carpinteri e a Faraguna.

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