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Il salto di Italspurghi oltre fognature e gag: dai container-ufficio alle analisi alimentari

Da Trieste a Dubai, l’azienda della famiglia Cergol sviluppa dal 1984 servizi diversificati nell’ambito della gestione integrata dei rifiuti

TRIESTE Dal Mago de Umago a Uolter la Boba de Borgo, la comicità triestina negli anni cambia volti, ma si affida a una serie di genuine garanzie narrative strappa-risate. Italspurghi, indiscusso paladino locale dell’igiene urbana e della gestione dei rifiuti, è tra queste. Il patron Gianfranco Cergol lo sa benissimo e, invece di viverla con irritazione, se la gioca sapientemente con autoironia e lucido pragmatismo, consapevole che questa popolarità, sommata a una solida esperienza e all’offerta di servizi innovativi e vincenti sul mercato italiano ed estero, fanno la forza della sua azienda. Tanto che adesso, mentre valuta assieme ai figli la possibilità di cambiare parzialmente nome alla società, ha qualche perplessità: «Temo smetterebbero di farci le gag – commenta Cergol divertito – e sarebbe un peccato, visto che fanno molto ridere».

Viaggio tra le imprese triestine, il salto di Italspurghi: dai container-ufficio alle analisi alimentari

I dubbi sul mantenimento del nome così com’è sono legati a un fatto molto semplice, che fotografa bene l’attuale situazione della Italspurghi Ecologia. Nata nel 1984 per occuparsi, appunto, di spurghi di pozzi neri e fognature, oggi questo business rappresenta solo l’11% dei servizi offerti. Il resto dei ricavi deriva da altre attività, dalla raccolta differenziata alla pulizia delle strade, dallo smaltimento dei rifiuti alle bonifiche ambientali (come la pulizia dei laghetti nel Parco di Miramare), dalle pulizie industriali e civili alle analisi ambientali e alimentari, dalle videoispezioni al noleggio wc, dal lavaggio dei cassonetti per la nettezza urbana alle sanificazioni degli ambienti dopo casi di infezioni da Covid-19. A queste se ne aggiunge una nuova, sulla quale i Cergol - Gianfranco e i figli Mattia, di 33 anni, e Lorenzo, 31enne, e la moglie Susanna Gustincic - stanno investendo parecchio: i prefabbricati modulari a uso sanitario, ufficio e scuola. In poche parole, container di ultima generazione (con riscaldamento, aria condizionata, ecc.) che possono essere usati per gli scopi più disparati, compreso l’ampliamento delle strutture ospedaliere per effettuare tamponi e vaccini.

Legittimo, dunque, chiedersi se il nome scelto negli anni Ottanta per operare in un solo settore oggi sia ancora quello giusto per rappresentare le mille sfaccettature della società. Ma di certo pare poco probabile che si decida di accantonare l’immagine simbolo dell’azienda, l’arcinoto panda blu con l’elmetto giallo, che rappresenta, sin dagli inizi, il “volto” di Italspurghi e che, come spiega Gianfranco Cergol, fondatore e amministratore delegato dello storico marchio di via Ressel 2, «è stato scelto per coniugare due concetti che ci stavano molto a cuore: il panda come simbolo dell’ambiente da tutelare e l’elmetto come richiamo all’attenzione per la sicurezza sul lavoro. Ci è sembrata un’immagine efficace e infatti non l’abbiamo mai cambiata».

La storia dell’azienda è lunga quasi quarant’anni. Fondata nel 1984 da Gianfranco Cergol e suo cugino Claudio Ciofi con il nome Italspurghi Trieste, è cresciuta evolvendosi e differenziando nel tempo l’offerta di servizi ai privati e alle pubbliche amministrazioni. Gli anni Ottanta, il deus ex machina dell’azienda, se li ricorda bene, e li racconta con orgoglio attraverso le foto storiche appese sulle pareti della sala riunioni di via Ressel. Cergol, uomo vulcanico e dalla battuta pronta, si è fatto da solo e lo racconta con fierezza, attraverso le immagini che lo ritraggono tuttofare a bordo del suo primo Tigrotto, un mezzo del 1958 arrivato a Trieste da Firenze nell’85.

L’unico momento davvero critico, nel 2004, dopo l’uscita dall’azienda del cugino e socio (andato in pensione) cui seguirono importanti criticità finanziarie, che hanno portato Italspurghi vicina al fallimento. Poi, dal 2008, la rimonta e la crescita costante, fino al raggiungimento di un ultimo importante obiettivo: l’acquisto della New Eco, il laboratorio per le analisi ambientali e alimentari in via Travnik.

Oggi Italspurghi si occupa a 360 gradi della gestione integrata del ciclo dei rifiuti, in Italia e all’estero (ha in piedi ad esempio un importante progetto per la manutenzione delle fognature di Dubai) e le parole d’ordine sono “riciclo” e “sostenibilità”. Chiude il bilancio 2020 con un fatturato di 11 milioni di euro; dà lavoro a cento persone e ha un centinaio di mezzi di proprietà, compresi i due giganteschi Tornado Mt Rex, automezzi da 700 mila euro ciascuno, made in Pordenone, che spurgano e riciclano (ce ne sono solo 4 in Italia). Opera su 12 mila metri quadrati tra sede storica e altri spazi acquisiti nel tempo, laboratori e depositi tra la zona industriale di San Dorligo, via Pietraferrata e le Noghere a Muggia. Ed è sempre alla ricerca di personale, dagli autisti ai giovani laureati.

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