«Casa Stipancich nata per gioco ascoltando la gente che parla in strada»

Diego Menegon, ideatore di Casa Stipancich, fortunata serie proposta ogni lunedì pomeriggio su Facebook

Parla Diego Menegon che quasi dieci anni fa ha ideato e inaugurato la fortunata serie con i nonni Ciano e Marisa e il nipote Braian

Chi ha le chiavi di Casa Stipancich è Diego Menegon, 42 anni, centralinista dell’Agenzia delle dogane, ipovedente che ironizza senza problemi sul suo handicap fisico. È lui il grande “burattinaio” dei suoi pupi triestini, dei nonni Ciano e Marisa e dell’indecifrabile nipote Braian. Diego è l’inventore e anche interprete di questa divertente sit-com in salsa triestina da 6 mila visualizzazioni. È un self-made-man o come direbbe nonno Ciano quando non è con il nipote, «un che fa tuto de solo». Ma Diego è anche un musicista. «Mah, canticchio, suonicchio, faccio tutto cose un po’ così che finiscono in icchio. Ma almeno non picchio. Suono le tastiere da autodidatta, in passato anche con qualche gruppo». Casa Stipancich, che viene pubblicata su Facebook ogni lunedì pomeriggio, ha quasi dieci anni ed è già uno dei simboli della triestinità. Un programma cult di cinque minuti abbondanti imperniato sulle improbabili traduzioni dal triestino all’italiano dei due apprensivi nonni che diventano un festival di strafalcioni e di frasi in un italiano maccheronico. Un assaggio? «Braian, vuoi venire con i nonni in osmicchia?».

Casa Stipancich in onda sul Piccolo

Menegon, come nasce l’idea di Casa Stipancich?

Nasce nell’autunno 2011, praticamente per caso, per puro gioco. Con il computer ho provato a fare dei dialoghi tra due nonni costretti dal proprio figlio a parlare in italiano al nipote quando viene lasciato da loro. Il timore è che non apprenda bene l’italiano e che possa quindi andare male a scuola. Mi sono inventato situazioni in cui questi due nonni, abituati a parlare tra di loro in dialetto, si trovano in difficoltà a fare la traduzione dal triestino all’italiano. Ho ingrumato le scopacchie ne è un tipico esempio. Così prende forma Casa Stipancich. Dopo due mesi di prove alcuni amici mi hanno incoraggiato a pubblicare questi siparietti sul mio profilo Facebook. Ho ricevuto molti consensi. Mi sono entusiasmato a tal punto da aprire una pagina sulla Casa.

Dove trova gli spunti?

Principalmente dalla strada, dalla gente. Io ascolto molto, anche in autobus. Ascolto anche i triestini che vengono intervistati sui tigì locali dove per darsi un tono cercano di parlare in italiano litigando spesso con la lingua. Mi annoto tutte le espressioni curiose che poi inserisco nel programma e diventano le battute.

E lei a casa come parlava?

In dialetto naturalmente. Ma a scuola riuscivo comunque a cavarmela bene con l’italiano. Dopo le medie mi sono diplomato al Sandrinelli.

C’è anche qualche riferimento diretto a persone oltre ai dialoghi che ruba qua e là?

No assolutamente, anche Stipancich è un cognome frutto della mia fantasia. C’è tanta triestinità con quella ich finale. Poi ho scoperto che è un cognome esistente, c’era anche uno Stipancich che giocava nel San Luigi. Per fortuna si chiamava Manuel.

E Braian dove l’ha pescato?

Era uno dei tanti nomi un po’ esterofili che si davano ai figli una decina di anni fa. Kevin, Braian, Maicol, Sharon. Era diventata una moda. Mi sembrava divertente un nome di origine angloamericana in contrapposizione a un cognome così triestino.

Già dalla sigla si evince che era un fan di Sandra e Raimondo, guardava spesso la sit-com Casa Vainello?

Sì lo confesso, negli anni Ottanta era molto in voga. Mi piaceva la loro comicità, il loro scambio di battute.

Tanto da omaggiarli con la sigletta iniziale.

Sì è quella, quasi identica. Mi sono ispirato a loro trasferendo quella comicità nella realtà triestina.

Quanto tempo le porta via la realizzazione di una puntata?

Durante la settimana colleziono idee e spunti. Questa è la preparazione. La domenica mi chiudo nel mio studio-stanza e registro sul computer la puntata dopo essermi scritto un minimo di sceneggiatura. A volte è pronta in due ore, in altre occasioni ci metto di più. Dipende anche se devo inserire rumori particolari e altri personaggi.

Non mi dica che fa anche la parte di Marisa...

Sì, anche quella, faccio tutto da solo. È una mia interpretazione che si avvale però di un programmino che altera e addolcisce un po’ la voce.

Per fare Braian, invece, non ci vuole molto, emette un unico suono.

È il suo modo di esprimersi, va interpretato. Se fa quel verso vorrà dire che ha scarso entusiasmo, in triestino “scazzà”. Il ragazzo è scacciato direbbe nonna Marisa. Ma può darsi che sia solo un tipo poco loquace.

Facciamo un po’ di conti, ma quanti anni ha Braian? Nel 2011 quando ha cominciato la serie sembrava già in grado di intendere e volere, non era un bebè e quindi i nonni si tengono in casa un ragazzo di almeno diciottanni trattandolo come un cretino. Per forza che risponde in quella maniera.

Braian è nato attorno al 2004 e quando è iniziata la serie aveva 7-8 anni. Nel mio immaginario può arrivare fino a 12 e poi si ferma. In effetti è inimmaginabile un ragazzo di 18 anni che il padre porta dai nonni.

Casa Stipancich adesso si sta allargando...

Dopo una pausa di due anni ho sentito l’esigenza di inserire delle novità. Mi sono inventato il trasloco in una casa nuova dove i nonni sentono i discorsi di due vicini, i signori Vascotto. Lui Giangiulio è direttore di una filiale di una banca, è un po’ fine, sta attento a chiudere tutte le vocali; lei, Loredana, ha una tabaccheria ed è una grezzotta.

Ha mai pensato a una trasposizione teatrale di Casa Stipancich?

In realtà è il mio sogno. Abbiamo comunque fatto un tentativo anni fa con un gruppo di ragazzi di Pino Roveredo all’ex Opp.

Casa Stipancich è anche una serie open, aperta ad ospiti, collaborazioni e contributi. È così?

Sì certo, perché mi piace tutto quello che fa parte della triestinità. Ho avuto modo di conoscere Maxino, Furian, Ricky Malva, Theo La Vecia e Diego Manna. Con Maxino abbiamo fatto anche una cosa insieme, abbiamo registrato Ciano e Marisa che cantano Viva la e poi buono, versione in italiano di Viva là e po’ bon.

Manca solo una visita a Casa Stipancich di Uolter per rovinare il povero Braian o magari comincerebbe a parlare...

Ne sarei onorato ma andrebbe bene la visita di qualsiasi altro personaggio di Furian. Seguo sempre il programma che fa con Maxino, “Macete”, per Marisa si chiama “Macchioline”.

Quali sono le traduzioni dal triestino all’italiano che le sono venute meglio?

Vediamo, non ha neanche un poco di quello che si chiama, dietromano, fatalaè e poibuono...

Menegon, come dicono i nonni nella sua serie, può venire un attimo di là? Proviamo a improvvisare una puntata? Facciamo che c’è qualcuno che bussa a Casa Stipancich, cosa succede adesso?

O porca madre chi è che sarà, dice Ciano. Aspetta che vado a verzere e a dagli un cucco. È uno con uno scatolone, hai ciolto tu qualcosa Marisa? E lei: no sarà per Braian che sbiccica sempre col colpiuter sull’Internet. E buono, verzigli ma metti indosso la mascherina. Ciano: E cosa sarà mai? Marisa: se non gli verzi non saverai cosa c’è nel pacco, speriamo non sia un imbrioglieccio. Ciano: mi pare sia un ordegno, sembra un cellulario, quegli affari là per chiamare la gente... Lo avrà ordinato Braian. Vero Braian? Mm.

Pare sia un sì entusiasta.

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