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«Clima “pazzo” e ciclo vitale finito: per questo sono calate le meduse»

L’analisi del biologo Bettoso secondo cui a favorire le recente invasioni è anche l’aumento di temperatura nel punto più profondo del golfo

TRIESTE I cambiamenti climatici e la fine del ciclo vitale degli organismi sono alcuni dei fattori che hanno portato negli ultimi giorni alla diminuzione del numero di meduse Rhizostoma pulmo, che nella prima metà di aprile avevano invaso le Rive di Trieste. In pratica le “bote marine”, così come vengono abitualmente chiamate, in parte avranno preso il largo e in parte si saranno depositate sul fondale marino rientrando così a far parte della catena alimentare.

La marea arancione nel cuore del golfo di Trieste

La spiegazione arriva da Nicola Bettoso, biologo marino dell’Arpa Fvg, che si occupa anche di meduse. «Il grande ammassamento dei giorni scorsi è dipeso probabilmente dal fatto che la Rhizostoma pulmo era già abbondante lungo le coste dell’Istria a gennaio, come ho saputo da una collega che opera a Parenzo. Lì già tre mesi fa i pescatori si lamentavano della difficoltà nel gettare le reti. Parallelamente anche noi durante lo stesso mese, nel corso dei monitoraggi del programma Strategia marina, soprattutto nella zona di Trieste, avevamo contato diversi individui, alcuni dei quali di dimensioni piccole. Hanno influito anche fenomeni meteomarini: si era registrato infatti un evento di Bora, con un ulteriore ingresso di meduse dalla parte istriana, e attraverso un gioco di correnti si era riscontrato quindi un numero importante lungo le Rive».

Anche sul perché stiano aumentando questi organismi ci sono varie ipotesi. Tra queste, di nuovo il cambiamento del clima e poi l’incremento medio della temperatura di 0,1 gradi all’anno nel punto più profondo del golfo che misura di 25 metri. «Una delle tesi più accreditate inoltre riguarda l’eccessivo prelevamento di risorse ittiche - continua -, che comporta una quantità eccessiva di zooplancton, tra i cibi tipici della medusa».

Di questa specie autoctona presente da una ventina d’anni in golfo, dunque, si sa abbastanza. Ma sui fenomeni in corso, afferma Bettoso, «non ci sono dati precisi né si può modellizzare perché ci sono troppi fattori concomitanti e d’altronde è un fenomeno naturale». Sicuramente un quadro più preciso di questo aprile si avrà a fine anno, alla luce dei monitoraggi previsti nel programma nazionale “Strategia Marina”, diretto dal ministero dell’Ambiente. b.m.

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