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Meduse, alghe e batteri: a Trieste mondo della pesca in ginocchio

Reti strappate e meno pesci in giro: «Uscite ridotte per risparmiare la nafta». Tra “Noctiluca” ed “Escherichia” problemi seri anche per chi alleva le cozze

TRIESTE «Vado in mare da cinquant’anni e non ho mai visto una cosa del genere. Una quantità impressionante di meduse che non ci permette di lavorare come vorremmo e dovremmo». Fabio Vascon, pescatore muggesano, si sfoga: la concentrazione di Rhizostoma pulmo nel golfo di Trieste impedisce alla categoria di lavorare con continuità.

Un “flagello” al quale si aggiungono, adesso, la proliferazione delle microalghe e quella dei batteri Escherichia coli che insidiano innanzitutto la mitilicoltura.   «Speravamo che, dopo l’invasione di Pasqua, la situazione migliorasse nel giro di qualche giorno ma purtroppo non è così – racconta Vascon – . Ieri, quando sono uscito con la barca, mi sono trovato circondato da banchi di meduse lunghi decine e decine di metri».  

Una situazione insostenibile che ha indotto diversi pescatori a decidere di lavorare a ritmo ridotto. «In mare abbiamo di fronte autentici “tappeti” che sono estesi decine di metri quadrati e di fatto non ci permettono di pescare. Le meduse si incastrano nelle reti e, con il loro peso, finiscono per strapparle. Zavorrano le barche, impediscono la saccaleva, senza considerare che la loro presenza sottocosta allontana il pesce dalla riva. Io, ad esempio, mi sono rassegnato ad uscire a giorni alterni per risparmiare la nafta. Così, almeno, riduco le perdite» conclude Vascon.  

Un grido d’allarme, quello del pescatore muggesano, sottoscritto e rilanciato anche da chi rappresenta la categoria. «Il nostro settore ha già un sacco di problemi - sottolinea Guido Doz, esponente della Federazione italiana maricoltori - e ora non ci mancava che l’invasione delle meduse... Spiace constatare che, secondo gli esperti, qualsiasi cosa accade in mare è sempre colpa di noi pescatori, che già facciamo fatica a lavorare a causa delle molte limitazioni imposteci dalla legge».

 Doz avanza una proposta operativa alla politica: quella di accelerare l’inserimento delle meduse nella lista dei “novel food”, i cibi del futuro. «Oggi le meduse non sono ancora autorizzate per l’uso alimentare né in Italia né in Europa» ricorda Doz proprio nei giorni in cui una ricerca dell’Ispa, l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr, conferma che le meduse sono una potenziale risorsa nutrizionale.

«La cosa potrebbe farci sorridere, lo so, ma - continua Doz - ricordiamoci che sono un piatto tradizionale in vari paesi del Sud-est asiatico. Penso ad esempio ai cinesi: abbiamo ricevuto richieste in quantità negli anni scorsi ma non abbiamo potuto assecondarle a causa della nostra legge che vieta la commercializzazione delle meduse in quanto prodotto non commestibile».  

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Anche Nicola Bressi, direttore del Museo civico di Storia naturale, è sulla stessa linea: «Una soluzione all’invasione delle meduse potrebbe essere proprio quella di renderle commestibili, anche se non dobbiamo dimenticare che la forte presenza di questi giorni è dovuta a una concatenazione di fattori difficilmente ripetibili, alla quale si aggiunge il fatto che in questa parte finale dell’Adriatico le correnti sono meno forti».

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Nel frattempo, però, la situazione nel Golfo non migliora. Ieri, fra Miramare e Muggia, c’era ancora una presenza massiccia di Rhizostoma pulmo. Né si sono diradate, anzi, le macchie arancioni provocate dalla “Noctiluca scintillans”, l’alga microscopica solitamente presente in mare aperto, che negli ultimi giorni si è accumulata nei porticcioli della costiera. «Ieri sono andato da Sistiana a Muggia per fare il rifornimento alla barca – conferma il pescatore Paolo De Carli – e la scia era presente da Grignano fino a Punta Grossa tanto da farmi ricordare gli anni delle mucillagini. Spero davvero che non ritornino quei tempi...».   Ma c’è un altro problema che incide soprattutto sul lavoro dei miticoltori. «A causa dell’elevata concentrazione di Escherichia coli trovata nei mesi scorsi nelle cozze – spiega Davide Roncelli – il nostro settore sta attraversando un periodo di grande difficoltà. In tale contesto ora si inserisce questa microalga e noi non sappiamo ancora bene quali possano essere i suoi effetti sulle cozze»

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