Cause giudiziarie per decessi con Covid: una quarantina di autopsie a Trieste

Parla Barisani, specialista in medicina legale

MONFALCONE L’emergenza virale comprende un aspetto forse poco noto: le autopsie dei pazienti deceduti per Covid o sospetto Covid. L’esame autoptico è molto importante per due specifiche situazioni. Dal punto di vista clinico serve ad accertare le cause della morte e comprendere i fenomeni patologici innescati dall’infezione. Sotto il profilo medico legale, serve nel contesto giudiziario per accertare eventuali responsabilità colpose.

Il Covid dunque s’è tradotto in consulenze eseguite nell’ambito di una serie di procedimenti. A Trieste a oggi si parla di circa 40 casi di decesso sotto osservazione da parte della magistratura. Raffaele Barisani è specialista in Medicina legale e in Igiene e Medicina preventiva. Ha la qualifica di internista, già medico ospedaliero, e fino a 2 mesi fa è stato medico di base, ora pensionato.

Si è occupato di pazienti Covid. È consulente di parte in più vertenze giudiziarie per presunte responsabilità in decessi legati al contagio virale, a fronte di una quindicina di casi trattati. Anche in regione, come un po’ in tutta Italia, familiari di pazienti deceduti in seguito a infezione da Covid hanno sporto querela. Sono anziani e gli accertamenti si riferiscono a ospedali, Rsa, case di riposo.

«Per l’accertamento dell’eventuale responsabilità – spiega Barisani – la premessa di fattività proviene necessariamente dalla verifica di un decesso avvenuto a causa del Covid. Entrano in gioco le competenze del medico legale oltre che dei patologi, al fine dell’esecuzione di esami autoptici necessari per accertare la vera causa di morte, soprattutto in pazienti spesso molto anziani e perciò affetti da molteplici patologie di base, non dipendenti dall’infezione virale. Sono procedure complesse e lunghe – dice Barisani –. Per Trieste, ho notizia di una quarantina di autopsie effettuate a questo scopo. Altre sono prevedibili nei prossimi mesi».

Gli specialisti medico legali del Fvg stanno affrontando il loro compito con grande impegno, come consulenti delle Procure o delle parti querelanti e querelate. «È un lavoro che richiede esperienza e molte conoscenze tecniche - osserva il medico - e viene svolto con non poca difficoltà, sia per la complessità e lunghezza delle procedure, sia perché nel periodo pandemico i sanitari sono più del solito oberati di lavoro. Gli specialisti regionali, medico legali e patologi, sono di comprovata esperienza e provengono da istituti universitari di consolidata fama. Il risultato finale sarà di alta qualità».

Altro fronte: le autopsie cliniche, quindi non giudiziarie. Un ambito che all’insorgere dell’emergenza sanitaria è stato contrassegnato da incertezze e ritardi. «La classe medica nazionale – dice Barisani – si è lamentata per una limitazione alle indagini nella fase iniziale della pandemia, causa disposizioni emanate dalle autorità sanitarie. Ci sono state polemiche e non è chiaro se le autorità abbiano effettivamente posto limiti o se vi siano stati difetti di comunicazione. Questo tenendo conto del critico contesto». «I ritardi ci sono stati e nei primi mesi del 2020 le autopsie sono state poche. Ritardi che hanno pesato sulla tempestiva comprensione dell’effettiva azione del virus sull’organismo».

Ma gli accertamenti autoptici hanno fornito importanti elementi conoscitivi. «Le autopsie – dice Barisani – hanno consentito di comprendere che il virus non attaccava solo, o in prevalenza, il sistema respiratorio, ma anche sistema circolatorio, cuore, fegato, reni, milza, midollo osseo e altri organi. Il tutto in esito di un’eccessiva risposta immunitaria con abnorme reazione infiammatoria, definita tempesta citochinica, e con la formazione di fenomeni trombotici. Accade in pazienti sia anziani che più giovani, anche indipendentemente da altre patologie di base». Il medico chiude: «La conoscenza di questi processi ha avuto positive ricadute sulla terapia e quindi sulla sopravvivenza, portando ad esempio all’uso di eparina per la prevenzione di trombi, e di potenti antiinfiammatori contro la tempesta citochinica. S’è compreso che non bastava il solo sostegno del sistema respiratorio».

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