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Sagre cancellate e fondi in picchiata: in Fvg decine di circoli a rischio estinzione

I divieti legati alla pandemia stanno mettendo in ginocchio il mondo dell’associazionismo. A rischio molti raduni storici

TRIESTE Dalle Pro loco ai circoli Arci. Dai gruppi Acli ai promotori di sagre storiche o eventi più recenti diventati però gli dei “classici”. Tra le vittime della pandemia ci sono anche loro: decine di associazioni attive nel territorio giuliano e isontino, costrette a ripensare interamente la propria attività.

«Dall’esplosione dell’emergenza sanitaria, le norme anti-contagio hanno proibito le occasioni di ritrovo», spiega Valentina Benedetti, responsabile dello sviluppo associativo Acli in Friuli Venezia Giulia. Il movimento aclistico conta 42 circoli in tutta la regione, di cui 7 in provincia di Trieste e 7 in quella di Gorizia: la maggior parte si trova in Friuli, dove ci sono molti piccoli municipi «e i circoli spesso rappresentano l’unico presidio di comunità – prosegue Benedetti –. Molti si sono reinventati con nuovi servizi, buoni spesa e medicinali a domicilio, supporto a categorie fragili come anziani e non solo. Ma altrettanti sono in forte difficoltà.

Da un anno e mezzo i circoli sono chiusi, praticamente senza entrate se non quelle dell’autofinanziamento. Se all’inizio qualcuno ha fronteggiato le spese fisse, a partire dall’affitto, adesso c’è un corto circuito: anche i soci sono soggetti alla crisi».

Dal punto di vista degli aiuti, il governo ha emesso «un primo decreto a novembre e un secondo a marzo, che ha portato a 170 milioni il fondo previsto per il Terzo settore – continua Benedetti –. Mancano però le norme attuative; non si sa quando arriveranno quei soldi. I ristori poi hanno riguardato una percentuale irrisoria di realtà, ovvero solo quelle dotate di partita Iva, nei limiti dei codici Ateco contemplati».

A livello nazionale si è calcolato che in tutta Italia circa 3.000 circoli Acli, cui si sommano 4.000 realtà analoghe dell’Arci, con il Covid sono rimasti quasi sempre con le serrande abbassate. E le rare finestre di riapertura hanno comportato costi aggiuntivi per le sanificazioni. Pressoché nulli i ristori, poiché molti di questi enti non sono inquadrati come attività commerciali. Silvio Spoladore, presidente Acli Gorizia, sottolinea inoltre il carattere sociale delle attività che possono proseguire, ad esempio tramite gli uffici Caf e patronato, in collaborazione con Acli Trieste: «Tante persone chiedono aiuto, collaboriamo anche con Caritas e altre associazioni, la povertà bussa alla porta».

Sempre a Gorizia, particolare è il caso del circolo Arci Gong: «Abbiamo inaugurato a febbraio 2020, quindi di fatto mai aperto – spiega la presidente Julia Coloricchio –. Però abbiamo svolto tante attività online. Paghiamo regolarmente l’affitto, a fronte di zero introiti. Finora ci siamo sostenuti con risorse dei soci e campagne crowfunding. I membri del direttivo hanno scelto inoltre di versare una quota mensile solidale. Gli iscritti sono più di 100: molti quest’anno hanno rinnovato la tessera, per affetto e per dare un segnale positivo, ma altri hanno deciso diversamente, essendo le prospettive non rosee. In generale i circoli sono chiusi da tempo immemore e senza ristori».

Fortunatamente, gli aiuti sono invece arrivati alla Pro Loco di Monfalcone: «Dobbiamo dire grazie ai nostri codici Ateco – specifica il presidente Franco Miglia –. Ci hanno permesso di andare avanti. Gli introiti della vendita di spazi pubblicitari sulla Cantada, storica rivista del Carnevale monfalconese, quest’anno si sono dimezzati. La rassegna “magnemo fora de casa” ha visto scendere i ristoranti aderenti, dai 20 dell’anno scorso a 9: abbiamo previsto una formula mista anche per asporto. Ma varie iniziative sono saltate, tra cui il Festival della canzone bisiaca. L’altro anno ci siamo inventati una mostra mercato delle automobili, che ripeteremo. Alcune piccole realtà paesane hanno invece rinunciato agli eventi, insostenibili: il solo fatto di commissionare un piano sicurezza, a un professionista, costa come minimo diverse centinaia di euro».

A Trieste la tradizionale e attesa “Sagra de la sardela” nel 2020 avrebbe dovuto festeggiare la sua 23esima edizione: «È stato il secondo stop della nostra storia – racconta Lorenzo Giorgi, patron della sagra oltre che assessore comunale –. Ora speriamo nel fatto che a luglio, in teoria, possano riaprire le fiere. Tanti risvolti sociali sono mancati: devolvevamo il ricavato ad associazioni sportive locali e realtà benefiche, come la Lega italiana per la lotta ai tumori e così via. Ragazzi disabili, grazie alle borse lavoro del Comune, facevano esperienza in cucina. C’è poi la microeconomia cittadina che ci ruota attorno: cibo, turisti, artisti locali ma anche nazionali, che quando arrivano stanno nei nostri “b&b”. Un indotto non da poco, insomma, che il perdurare della pandemia rischia di azzerare nuovamente».

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