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Regno Unito laboratorio di sperimentazione per l'umanità

Pub aperti a Londra

Se il successo di Israele sarà ripetuto in scala più ampia (9 milioni di persone in Israele contro 67 milioni in Gran Bretagna) e il ritorno alla vita normale non determinerà il ritorno del virus, non soltanto gli inglesi ma tutti noi altri potremo anche tirare un sospiro di sollievo

TRIESTE La scorsa settimana sono atterrato a Fiumicino con un volo proveniente da Londra, in attesa di una connessione per Trieste. All’uscita dall’aereo siamo stati indirizzati al settore transiti, con un controllo di sicurezza da passare. Qui ci ferma bruscamente una solerte addetta alla sicurezza: informata dalla provenienza del volo, prima di avvicinarsi a noi, ci ha costretto ad attendere mentre indossava tre paia di guanti uno sopra l’altro per prevenire la contaminazione.

Ho cercato di spiegarle che oggi nel Regno Unito il numero di persone infettate è di gran lunga inferiore a quelle in Italia; che il 95% dei casi nel nostro paese è già dovuto a quella che impropriamente si chiama la variante inglese; che tutti i passeggeri erano obbligatoriamente tamponati e, con ogni probabilità, in gran parte anche già vaccinati; che mettere tre paia di guanti non serve a nulla per prevenire il contagio; e, infine che, semmai avrebbe fatto bene ad alzarsi la mascherina sopra il naso e stare un po’ più lontana da me mentre parlavamo. Ma non c’è stato verso di convincere né lei né i suoi colleghi: i viaggiatori da Londra per loro erano irrimediabilmente appestati. Alla fine ho rinunciato per timore di perdere la coincidenza.

Con buona pace degli addetti alla sicurezza di Fiumicino, di fatto le cose nel Regno Unito stanno andando sorprendentemente bene. Il paese è stato in grado di mettere in piedi un sistema di monitoraggio impressionante. I laboratori pubblici eseguono quasi 1 milione di test giornalieri, con un tasso di positivi che continua a calare (il 16 aprile scorso i positivi erano 2596, 8.5% in meno rispetto alla media della settimana precedente). La scorsa settimana, i morti per Covid in tutto il paese sono stati 185 in totale (-17.4%). Le persone vaccinate finora sono oltre 32 milioni con la prima dose e circa 9 milioni anche con la seconda (il Regno Unito aveva adottato per primo la pratica di distanziare le due dosi per consentire a un numero maggiore di persone di ricevere la prima immunizzazione, che di fatto ora i dati confermano essere già da sola largamente efficace). Secondo i dati ufficiali del governo, la campagna di vaccinazione procede con una media di oltre 350mila vaccinazioni al giorno, con picchi di oltre 500mila.



Il rebus del Regno Unito, però, è che questo immenso sforzo di sorveglianza con i tamponi e di prevenzione con i vaccini è avvenuto contestualmente a un lockdown che si è protratto dalla fine dello scorso anno fino alla scorsa settimana. Un lockdown non feroce dal punto di vista individuale (le persone hanno continuato liberamente a circolare senza mascherina per strada) ma comunque con negozi, ristoranti e servizi che prevedono un contatto stretto tutti chiusi. Solo lunedi’ 12 aprile c’è stata la prima riapertura, fatta nel contesto di un piano di progressivo ritorno alla normalità. Palestre, parrucchieri, biblioteche, sale comuni, negozi hanno ricominciato la loro attività, con ristoranti e pub che possono ora servire i clienti almeno all’aperto. Londra si è già ravvivata come non mai, con file per essere serviti e un clima di frizzante rinascita primaverile nell’aria. Il 17 maggio è prevista l’apertura completa dei ristoranti e la liberalizzazione dei viaggi.

Rimane quindi il problema di capire se il calo dei contagi e dei morti nel Regno Unito sia la conseguenza del vaccino o piuttosto del lockdown. Per andare con i piedi di piombo, Boris Johnson la scorsa settimana ha predicato cautela e invitato a considerare l’attuale successo la conseguenza della chiusura prolungata. Ma almeno due osservazioni potrebbero dargli torto e indicare che l’effetto del vaccino c’è e già si vede. Primo, uno studio dell’Università di Manchester su oltre 170mila persone ha mostrato come il tasso di ammissione e morte da Covid degli individui anziani vaccinati si è ridotto in maniera drastica già dalla prima dose, e ancora di più dopo la seconda. Secondo, l’incidenza del contagio e della malattia si è anche già marcatamente diminuito nel personale sanitario, anche questo vaccinato a partire da dicembre dello scorso anno (un analogo crollo dei casi nel personale sanitario vaccinato, peraltro, è già osservabile anche da noi in Italia, visto che questa categoria è stata la prima a vaccinarsi all’inizio di quest’anno).

Vaccino o lockdown quindi? In questo senso, il Regno Unito rappresenta in questo momento una specie di laboratorio di sperimentazione per l’umanità. Se il successo di Israele sarà ripetuto in scala più ampia (9 milioni di persone in Israele contro 67 milioni in Gran Bretagna) e il ritorno alla vita normale non determinerà il ritorno del virus, non soltanto gli inglesi ma tutti noi altri potremo anche tirare un sospiro di sollievo: sapremo con certezza che la vaccinazione funziona anche sui grandi numeri dell’epidemia e non soltanto nel conferire una protezione individuale. Con cambiamenti epocali anche in termini di liberalizzazione di viaggi e spostamenti, vacanzieri e non, grazie all’introduzione del passaporto vaccinale quale garanzia di immunità. Riuscirà almeno questo a convincere anche il riottoso personale della sicurezza dell’aeroporto di Fiumicino? —

 

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