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Parte a Trieste e Gorizia la cura di pazienti Covid a base di monoclonali

Finora disponibili solo a Udine, i farmaci saranno distribuiti anche al Maggiore e nell’ospedale isontino. Ai medici di base il compito di segnalare gli idonei

TRIESTE Via libera anche a Trieste e nell’Isontino all’utilizzo degli anticorpi monoclonali. Dopo quello Udine, infatti, anche l'ospedale Maggiore nel capoluogo regionale e quello di Gorizia sono pronti a somministrare quel tipo di farmaci ai pazienti Covid affetti da leggeri sintomi, con l’obiettivo di rallentarne la carica virale. A tale scopo è stato approntato dall’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina un protocollo specifico che spiega modalità e condizioni d’impiego degli anticorpi anti-Covid.

Verranno quindi coinvolti i medici di medicina generale, le Usca o altri medici aziendali, che dovranno inviare le richieste di somministrazione alle strutture d’Infettivologia. Saranno poi queste ultime a dare l’ultimo parere. Il testo è stato anticipato nei giorni scorsi ai medici di base, che attendono di riceverlo formalmente.

In alcuni documenti inviati anche dalla Struttura di Assistenza Farmaceutica di Asugi si sottolinea come i monoclonali non siano stati ancora completamente studiati. Allo stesso dai dati rilevati finora emerge come il loro utilizzo in contesti precoci sia stato associato ad una riduzione del numero di accessi all’ospedale e ad una abbassamento della carica virale.

Ma chi sono i candidati a ricevere questi farmaci, la cui temporanea distribuzione è stata autorizzata in Italia con decreto del Ministro della salute, che ne gestisce anche l'acquisizione? Secondo criteri definiti dall’Aifa sono persone positive al coronavirus maggiori di 12 anni, non ospedalizzate e non in ossigenoterapia, con sintomi di grado lieve-moderato e almeno uno dei fattori di rischio. Almeno due, se con età superiore ai 65 anni. Ovvero patologie pregresse come gravi forme di malattie cardiache, diabete, patologie polmonari croniche, immunodeficienze. Nel protocollo, redatto da un gruppo di lavoro coordinato dall’infettivologo Roberto Luzzati, viene definita quindi la procedura attraverso cui il medico dovrà segnalare i pazienti idonei, che dovranno dare il proprio consenso verbale al trattamento.

I dottori dovranno compilare una scheda da inviare alle strutture d’Infettivologia. Queste ultime convocheranno i pazienti e organizzeranno il trasporto protetto, con tutte le cautele del caso, visto che si tratta di persone positive: l’intervento si configura, viene evidenziato, come impegnativo dal punto di vista organizzativo.

Al ritmo di quattro pazienti al giorno, all’arrivo nell’ambulatorio, questi saranno sottoposti a visita medica. L'infusione endovenosa del farmaco sarà seguita da un'osservazione di almeno un’ora. In caso di comparsa di reazioni avverse, queste verranno gestite con le modalità richieste dal caso in ambiente ospedaliero. La somministrazione dovrà avvenire non oltre i dieci giorni dai primi sintomi.

Asugi ha optato per ora per le somministrazioni con l’associazione dei monoclonali Bamlanivimab ed Etesevimab, nonostante l'Aifa abbia comunque delineato modalità e condizioni d’impiego anche per la coppia Casirivimab/Imdevimab.

Intanto, in attesa del protocollo per le vie ufficiali, i medici di medicina generale hanno iniziato le vaccinazioni anti-Covid anche in ambulatorio oltre che a domicilio. Per ora a Trieste è stato un unico professionista ad accogliere i pazienti nel proprio studio. A Monfalcone ad aprire le danze è stato il dottor Claudio Nardo. «Sono il primo medico di famiglia del Basso Isontino ad aver vaccinato in ambulatorio lo scorso venerdì», conferma. Ha utilizzato il Pfizer per sei pazienti: un diabetico grave e cinque 80enni, impiegando un’ora e 15 minuti in totale. Ad assisterlo, in caso di necessità, anche un collega. L’iter che precede il vaccino è però piuttosto lungo. Si parte dal ritiro della fiala al distretto, che poi verrà qui riconsegnata dal professionista vuota, visto che l'utilizzo è sotto il controllo dei Nas. «Prima però c'è tutto un lavoro. Scegliere i candidati in base alle liste, che poi la mia segretaria chiama per chiedere l'ok”, spiega. Da qui - prosegue -, chi è candidato per il farmaco anti-Covid deve portarmi il consenso informato 2-3 giorni prima per controllare la cartella medica. E ancora prima, la lista definitiva viene da me spedita almeno una settimana prima all’Azienda sanitaria, che deve vagliare i nominativi».

L’ultimo a essere vaccinato venerdì scorso, alle 15.30, è stato Youssef Khesam, 66 anni, con una patologia grave. Egiziano, abita a Staranzano da 25 anni e ha una pizzeria a Monfalcone: «Non ho avuto alcuna paura – dice -. Appena il mio medico mi ha detto che potevo fare il vaccino due settimane fa, ho preso subito appuntamento».

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