Il premier albanese: «Il no paper sulla Bosnia esiste: io l’ho visto e ne ho parlato con Janša»

La cartina che illustra i cambiamenti territoriali previsti dal no paper in ex Jugoslavia. necenzurirano.si

Le polemiche sull’ipotesi spartizione della Bosnia. L’Alto rappresentante Inzko all’Ue: «Non aprite quei vasi di Pandora»

LUBIANAScritto a due mani e tre teste, come confermano fonti riservate a Bruxelles, l’oramai famoso no paper che stabilisce la soluzione finale del tracollo della ex Jugoslavia sarebbe nato dai tre vertici del triangolo Lubiana, Budapest, Belgrado tutte guidate da governi populisti e conservatori. E se la Slovenia non avesse qualche cosa da farsi perdonare a poco più di un mese dall’inizio della sua presidenza di turno dell’Ue, non avrebbe immediatamente mandato il proprio ambasciatore a Sarajevo a confermare la posizione di Lubiana favorevole all’adesione all’Ue della Bosnia-Erzegovina nell’integrità dei suoi confini garantiti dagli Accordi di Dayton del 1995.

E il premier Janša non avrebbe telefonato al membro della presidenza di Sarajevo Šefik Džaferović per rassicurarlo che il no paper non esiste, quando la Bosnia era già al corrente del non documento al momento del viaggio del presidente sloveno Borut Pahor a Sarajevo il 5 marzo scorso. L’esistenza del no paper peraltro è stata confermata ieri alla tv albanese dal premier Edi Rama che dice anche di averne parlato con Janša.

Le giustificazioni dei presunti colpevoli, presi con le mani nella marmellata, appaiono sempre più delle conferme. Ma che quella spartizione della Bosnia tra Croazia e Serbia (Milošević e Tudjman ne sarebbero fieri) con il Kosovo all’Albania e il Nord serbo dell’ex provincia autonoma che diventa una sorta di Trentino Alto Adige, significhi dare fuoco alle polveri nella Santa Barbara dei Balcani lo sanno bene i principali responsabili della politica bosgnacca, Šefik Džaferović e Bakir Izetbegović, nonché l’Alto rappresentante internazionale per la Bosnia-Erzegovina Valentin Inzko.

Džaferovic in una lettera al presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha sottolineato che l'esperienza del secolo scorso, compreso il genocidio di Srebrenica, mostra come la “sartoria” delle frontiere metterebbe a repentaglio la pace in Bosnia-Erzegovina e nei Balcani occidentali e, di conseguenza, la stabilità dell'Europa basata sull'immutabilità dei confini.

Bakir Izetbegović ha indirizzato una lettera simile al presidente del Parlamento europeo David Sassoli e al presidente del Partito popolare europeo (Ppe) Donald Tusk. Ha scritto che non sa chi sia l'autore e il destinatario del no paper ma che è «chiaro che fautori di questa tesi sono i partiti di destra e filo-fascisti che sono sotto l’influsso di forze maligne al di fuori dell’Europa» e che non rappresentano un pericolo solo per la Bosnia, ma anche per l'intera Ue. Per quanto riguarda il non documento sul cambiamento dei confini nei Balcani occidentali, l'Alto rappresentante della Comunità internazionale in Bosnia-Erzegovina, Valentin Inzko ha sottolineato che la disintegrazione della BiH non è possibile. Per lui, Alto rappresentante della comunità internazionale in BiH, la «situazione è cristallina». «Non firmerei mai una cosa del genere», ha detto in un'intervista al quotidiano austriaco Kleine Zeitung. «La Bosnia-Erzegovina ha bisogno di un approccio a lungo termine, ha bisogno di tempo per riprendersi dalla guerra e centinaia di migliaia di morti», ha aggiunto, esortando tutti a non aprire i «vasi di Pandora nazionali». Merkel e Macron hanno di che mettersi le mani nei capelli.

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