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Città unica Gorizia-Nova Gorica «Da Pettarin un utile sprone»

Pannello fotografico gigantografia panoramica Gorizia e Nova Gorica. "Museo diffuso del Novecento". Rivista goriziana "Isonzo Soca" - Festival èStoria 2011-

Le organizzazioni slovene in Italia Skgz e Sso dalla parte del deputato forzista Bandelj: «Abbattiamo il confine nelle teste». Semoli\u010d: «È bene essere visionarI»

Una proposta, provocatoria e visionaria sin che si vuole, ma fatta con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione e l’integrazione con la Slovenia. Così viene letta dalla comunità slovena a Gorizia l’idea di “città unica” elaborata dal parlamentare Guido Germano Pettarin. Nessuna preclusione, dunque, partendo però da questa interpretazione.  «Considero l’idea formulata da Pettarin - argomenta il numero uno della Sso (Confederazione organizzazioni slovene), Bandelj - come uno sprone a collaborare di più. Indiscutibilmente, la pandemia e il ripristino, seppur temporaneo, del confine ha segnato uno stop nella collaborazione e nella condivisione. Ma dobbiamo pensare insieme perché stiamo diventando sempre più piccoli e periferici, sia Gorizia, sia Nova Gorica. E l’appuntamento del 2025 con la Capitale della cultura deve diventare l’occasione per abbattere definitivamente la frontiera che, ancora qualcuno, ha nella testa». Ma i goriziani sono pronti? «Devono essere pronti - aggiunge Bandelj -, se non altro perché economicamente siamo a terra e queste zone hanno bisogno di una visione nuova e promozionale». Bandelj sottolinea anche che il 2025 è «più vicino di quanto si possa credere e bisogna pedalare affinché questa diventi una grande occasione di sviluppo anche per gli anni successivi. Non può concentrarsi tutto su quei dodici mesi in cui saremo Capitale assieme a Nova Gorica».  Il pensiero più elaborato è quello del segretario regionale dell’Unione economico culturale slovena (Skgz), Livio Semolic. «Qui - esordisce - non si tratta di omogeneizzare questa ampia area tranfronaliera e neanche il tessuto urbano transnazionale, ma di sfruttare tutte le potenzialità complementari che derivano da una prossimità assolutamente unica di vie cittadine che iniziano in uno Stato e finiscono nell’altro. Su questi elementi di prossimità si possono costruire prospettive oggi inimaginabili. Volgiamo quindi lo sguardo al futuro con un approccio visionario degno di ciò che fu il contributo i vari Shumann, Adenauer, De Gasperi e Spinelli per costruire la “Casa comune europea”. Servirebbe forse anche a noi una specie di dichiarazione di Schuman come documento condiviso dai due Comuni per la creazione di una nuova governance e di un grande progetto, come lo fu quella per la creazione dell’Europa unita».  Volare alto, insomma. «Ciò significa innanzitutto ribaltare completamente gli schemi mentali e avere una visione scevra da qualsiasi condizionamento politico, culturale, storico o ideologico. Vedere la realtà per quello che è e ancor più per ciò che potrà essere, a mente lucida e proiettata al 2050, non solo al 2025 - spiega ancora Semolic -. Tutto ciò significa essere visionari e soprattutto avere coraggio nel superare i limiti che sembrano oggi insormontabili, da quelli legislativi a quelli culturali. La cultura in questo caso non è un fine, bensì un fondamentale supporto per lo sviluppo economico».  In questo senso, ravvisa l’Skgz, «il lavoro e l’impegno che stanno profondendo i due sindaci rimane molto importante in tutti i sensi: ciò che forse manca è una visione molto più ambiziosa e meglio stratificata che sappia coniugare i molteplici aspetti e vantaggi del vivere insieme. Il che non significa assolutamente omogeneizzare l’area inter-urbana dei due Comuni, annullando le diversità, anzi significa valorizzare adeguatamente proprio le diverse peculiarità, mettendole però a sistema integrato. La grande sfida, quindi, non è tanto amministrate il sistema attuale, ma innovarlo e riorganizzarlo in proiezione di un territorio comune di grande attrazione economica, turistica e culturale. Per ciò ci vuole massa critica comune, fatta di persone e cittadini, la quale solo mettendo insieme le due Gorizie può diventare competitiva e attrattiva. Si parli di città comune, di due Gorizie una città, di unico agglomerato urbano o di qualsiasi altra definizione non importa: fondamentale è ragionare e programmare lo sviluppo di quest’area in modo condiviso/integrato, guardando al futuro. Non al passato».

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