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Così lo zoologo spiega l’invasione delle meduse nel golfo di Trieste

Parla Massimo Avian, docente di zoologia all’Università di Trieste: «Rispetto ad altre queste tra le meno urticanti. Si riproducono in laguna a Grado»

TRIESTE L’abbiamo visto tutti, se non dal vivo almeno sui socialnetwork, il boom di meduse del 7 aprile scorso nello specchio d’acqua tra Molo Audace e Stazione Marittima.

Continua l'invasione di meduse nel golfo di Trieste

Un tappeto bianco di quelle che nel gergo dialettale chiamiamo Potta o Bota marina, nome scientifico Rhizostoma pulmo, dette anche polmone di mare per la forma caratteristica.

Fotografatissime, ammonticchiate una sull’altra, si tratta di una delle specie di meduse di maggiori dimensioni che si trova nel mar Mediterraneo, possono infatti raggiungere i 30, 40 centimetri.

Sciame di meduse lungo le Rive di Trieste

Spiega l’esperto Massimo Avian docente di zoologia dell’Università di Trieste: «La Rhizostoma pulmo vive nel nostro Golfo dalla notte dei tempi, la forte bora dei giorni scorsi ha rimescolato la colonna d’acqua, portandole in superficie e trasportandole sotto costa, verso i moli. Qui da noi si riproducono - prosegue - soprattutto nella Laguna di Grado per poi disperdersi nel Golfo».

Rassicura l’esperto potremo andare al mare tranquillamente (Covid permettendo). «Non sono una specie particolarmente urticante, la loro presenza è costante nel nostro Golfo, solo che di norma non le vediamo a meno che non si verifichino particolari fenomeni atmosferici che le portano in superficie».

Professor Avian, perché abbiamo assistito al bloom di meduse tra il molo Audace e la Stazione marittima?

Erano perlopiù esemplari di Rhizostoma pulmo, detta polmone di mare, per la forma. Gli esemplari adulti possono raggiungere anche i 30-40 centimetri. Il golfo di Trieste è come una specie di vasca da bagno, un mare cioè assai poco profondo e la forte bora dei giorni precedenti ha rimescolato la colonna d’acqua, portandole in superficie e trasportandole contro i moli.

Come mai sono sempre più frequenti?

La loro presenza non è inusuale, è nota nel nostro Golfo da almeno due secoli, solo che di norma non le vediamo in così grandi quantità perché stanno ad alcuni metri di profondità e sono disperse. Le meduse sono animali molto adattabili, in particolare la Rhizostoma pulmo si nutre di plancton, a differenza di altre meduse non ha un’unica bocca centrale ma centinaia di bocche piccolissime che non si vedono ad occhio nudo.

Il loro aumento c'entra con l'inquinamento dei nostri mari?

Non risentono particolarmente dell’inquinamento e si possono trovare in zone perfettamente pulite così come in zone inquinate senza nessuna differenza. Però il metabolismo di tutte le meduse è estremamente parco con un fabbisogno di ossigeno ridotto, riescono quindi a sopravvivere anche in zone dove altri organismi come i pesci si troverebbero invece in difficoltà proprio per la scarsità di ossigeno.

E il riscaldamento globale c’entra?

L’accoppiamento riscaldamento globale e meduse non è così semplice in quanto in alcune zone del nostro pianeta a livello globale sembra esserci una correlazione ma i dati finora raccolti sono a macchia di leopardo. Tuttavia, alcune attività umane possono favorire l’aumento delle meduse come la pesca. Vari tipi di pesci si nutrono anche di meduse.

Incideranno sulla nostra stagione balneare?

Sono note nel nostro golfo fin dal’800, in quantità variabili, ultimamente la loro presenza è costante e una delle zone dove maggiormente si riproducono è la zona della Laguna di Grado, molto ricca di potte marine soprattutto nelle fasi giovanili, da qui poi si disperdono in tutto il Golfo. Se paragonate ad altre specie di meduse questa è tra le meno urticanti perché nutrendosi plancton non ha bisogno dei tentacoli per cacciare le prede, di cui infatti è priva. Il bagnante che la urta inconsapevolmente può sentire un po’ di fastidio ma niente di particolare.

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