Il mondo economico indica la rotta: sì alla cooperazione, no alla città unica Gorizia-Nova Gorica

Industriali, commercianti e artigiani sono per l’identità e spingono, semmai, per abbattere le differenze fiscali

GORIZIA Collaborazione sì. Città unica no. Il mondo economico dice la sua sulla proposta Pettarin che tanto sta facendo discutere a livello politico. E indica la rotta, arricchendo il dibattito dopo le prese di posizione di Forza Italia e sindaco (nettamente contrarie) e del Pd e di Percorsi goriziani (grande apertura).

Massimiliano Ciarrocchi, direttore generale di Confidustria Alto Adriatico, allarga subito la prospettiva, mettendo il dito nella piaga. «È almeno da 15 anni che questa città, purtroppo, non sa darsi una visione di futuro. Si è ancora ancorati all’idea di Zona franca vecchio stampo, ma non è questa la chiave per l’evoluzione di Gorizia: può essere un aiuto, a patto però che ci sia un’idea di sviluppo. Inoltre, non si riesce ancora a capire se viene considerata positivamente la possibilità di lavorare insieme a Trieste in un progetto di Venezia Giulia che non è affatto sudditanza, bensì condivisione di un percorso di sviluppo assieme».

Secondo Ciarrocchi, la città transfrontaliera «semplicemente non esiste. E non capisco nemmeno dove questa proposta voglia andare a parare. Gorizia e Nova Gorica non esistono al di fuori degli Stati. Cosa sono? Una riedizione del Principato di Monaco? Giusto collaborare, giusto ragionare per un’urbanistica integrata». Parole chiare, per certi versi tranchant. Insomma chi ha orecchie per intendere, intenda.

Gianluca Madriz, numero uno di Confcommercio Gorizia e numero due della Camera di commercio Venezia Giulia, bolla, invece, la proposta Pettarin come una «provocazione». Usa la stessa definizione del sindaco Rodolfo Ziberna e parte da lontano, ricordando la storia, la cultura, le tradizioni di questo territorio passate attraverso secoli e secoli. «Non si può cancellare l’identità di una città e non si può dimenticare che Nova Gorica nacque in contrapposizione con Gorizia - esordisce il “capo” dei commercianti -. Oggi, ci si sta impegnando, giustamente, per superare i confini e abbattere gli steccati. Bene. Lavoriamo insieme, collaboriamo, diventiamo (come già siamo) laboratorio di integrazione ma arrivare a una città unica è una prospettiva, a mio parere, molto distante dalla realtà perché siamo in due Stati diversi».

Nei ragionamenti successivi, Madriz è ancora più diretto e rispedisce, di fatto, nel cassetto la proposta di Pettarin che ha avuto il merito di innescare un dibattito nobile sul futuro della città. «Fare un “brodo unico” delle due Gorizie non mi sembra una buona idea, soprattutto in questo particolare momento in cui le tensioni da Covid-19 hanno un po’ spento i rapporti e ripristinato le barriere, nonostante le strette di mano. Insomma, questa boutade la lascerei da parte. Rischierebbe di non essere capita. Ben venga la collaborazione sui temi della viabilità e dell’urbanistica».

Più moderati posizione e pensiero di Ariano Medeot, presidente di Confartigianato e già numero uno del Consorzio industriale. «Il mio pensiero - la sua premessa - va alle imprese e io credo che, su questa tema indiscutibilmente molto importante, non si debba forzare la mano. Quella di Pettarin la considero una provocazione, fatta probabilmente per dare ancora più forza alla collaborazione che già c’è. Del resto, la proclamazione delle due città a Capitale europea della cultura ha premiato la nostra idea di Europa. L’importante è che, in tutti i passaggi, non si vadano a snaturare l’origine, la cultura e l’identità di un luogo. L’omogeneità non può e non deve essere omologazione».

E Medeot rammenta come, in campo economico, il dialogo fra le imprese esiste già. «Non siamo all’anno zero. Ed è altrettanto vero e incontestabile che non c’è stata migrazione di aziende dopo l’abbattimento della sbarra». Semmai, secondo Confartigianato, tutto l’impegno e tutte le energie positive devono essere rivolte al tema della fiscalità di svantaggio, «che non è un problema goriziano bensì europeo. Pensiamo, ad esempio, alle problematiche sul confine tedesco-polacco. Questa è l’emergenza che va affrontata». Al di là di tutto, Medeot guarda il lato positivo della proposta Pettarin «che ha voluto innescare una riflessione. Gorizia può e deve essere un laboratorio di idee e di proposte».

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