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Centro massaggi a luci rosse a Monfalcone: “graziati” i quattro testimoni

Il tribunale di Gorizia

Processo a carico di una donna di 38 anni, titolare dell’attività, e del cognato. Ai clienti comparsi davanti ai giudici non è stato chiesto di testimoniare in aula

MONFALCONE Ai testimoni chiamati a deporre in aula è stato risparmiato l’imbarazzo di dover spiegare quanto accadeva durante le sedute di massaggio alle quali si erano sottoposti. Già il fatto di presentarsi davanti ai giudici in composizione Collegiale, in attesa di essere sottoposti alle domande, non dev’essere stato facile, con l’idea di poter trovarsi a chiarire circostanze evidentemente intime. Il disagio, del resto, era in qualche modo percepibile dagli atteggiamenti e dagli sguardi, dimessi se non intimoriti. Ma nel momento in cui si è aperta l’udienza, è bastato il consenso dei difensori dei due imputati a sollevare i loro animi.

Nessuna testimonianza da rendere, è stato ritenuto sufficiente quanto già raccontato agli inquirenti. Così sono usciti dal Tribunale, alleggeriti da un peso. Stiamo parlando del procedimento a carico di Yan Qiaomei, 38 anni, e del cognato Qiu Senguo, 43, di nazionalità cinese, in relazione all’ipotesi di accusa di induzione alla prostituzione. Quanto gli uomini della Squadra Mobile della Questura e del Nucleo di Polizia tributaria delle Fiamme Gialle avevano rilevato nel corso delle indagini, coordinate dalla Procura, tra intercettazioni ambientali, appostamenti, ma anche scandagliando utenze cellulari e addentrandosi in ricerche online.

Un anno di indagini, culminate nel settembre 2016, quando gli ufficiali di Polizia giudiziaria si erano presentati al Centro massaggi cittadino per notificare le ordinanze. Yan Qiaomei era stata arrestata, sottoposta alla misura restrittiva dei domiciliari, misura annullata successivamente dal Tribunale del Riesame. Denunciato a piede libero invece il cognato, indagato in concorso.

E giovedì, davanti al Collegio giudicante, per i quattro clienti del Centro massaggi tutto s’è risolto nella sola presenza, visto che sono stati semplicemente congedati senza dover prendere posto al banco dei testi. Al tempo dell’inchiesta avevano reso le loro dichiarazioni agli inquirenti, le cosiddette sommarie informazioni testimoniali (Sit). Proprio in virtù di quanto già all’epoca riferito agli agenti di Polizia, i legali difensori, gli avvocati Massimo Bruno e Federica Maraz, rispettivamente rappresentanti la titolare ed il cognato, hanno dato il loro consenso all’acquisizione delle Sit. Non c’è stato quindi nulla da chiedere, nessuna esposizione pubblica in aula. L’udienza è stata rinviata al prossimo autunno, è previsto l’ascolto di due testi, entrambi ufficiali di Pg, sempre del pubblico ministero.

L’avvocato Bruno, a margine dell’udienza, ha osservato: «La scelta di acconsentire all’acquisizione delle dichiarazioni già rese da parte dei testimoni è dipesa dal fatto che le stesse dichiarazioni erano coerenti con la linea difensiva che era stata impostata davanti al Tribunale del Riesame, il quale all’epoca aveva annullato l’ordinanza restrittiva ai domiciliari nei confronti della mia assistita. Nel Centro massaggi, infatti, come convenuto dai giudici del Riesame, assieme alla titolare lavorava una seconda donna, moglie dell’imputato, e l’attività veniva di fatto cogestita. Pertanto – ha continuato il legale –, in questo caso non possono sussistere i reati in materia di prostituzione. Erano semplicemente lavoratrici in proprio». L’avvocato Bruno ha ricordato comunque quanto prevede l’ordinamento in materia: «Prostituirsi in senso letterale del termine non costituisce reato, che sussiste invece con condotte tendenti a indurre, favorire e sfruttare la prostituzione, oltre a condotte di reclutamento o ancora più gravi. In quest’ultimo caso, il reato viene punito con la reclusione da due fino a sei anni».—

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