Tutta l'Italia verso l'apertura di giugno cominciando gradualmente tra un mese

Solo tre regioni in zona rossa. Mentre altre tredici sarebbero già da giallo. Dai bar alle palestre, è pronto il piano dei governatori

ROMA Per rivedere l’Italia tutta aperta bisognerà aspettare giugno, come gli scienziati consigliano di cominciare a dire pubblicamente. Giugno, dunque: quando il numero di vaccinati sarà tale da piegare una curva dei contagi, che ancora ieri ha lambito i 17mila casi, con 380 morti. Ma al pressing della Lega per riaprire tutto già da questo mese si è aggiunto ora anche quello delle Regioni guidate dal neo-presidente leghista Massimiliano Fedriga che, senza fissare date, hanno presentato il loro piano per far ripartire piscine e palestre, spettacoli, bar e ristoranti. Questi ultimi anche la sera.



Magari a partire dal 15 maggio, mentre il 3 ci si potrebbe tornare a sedere in bar e ristoranti almeno a pranzo. Forse anche nell’ultimo week end di aprile nelle regioni più virtuose, quelle che a un basso numero di contagi affiancano anche un’alta percentuale di vaccinati tra gli anziani. Come ad esempio Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Marche e Basilicata, tanto per citare quelle che hanno immunizzato più dell’80% degli ultra ottantenni con la prima dose.

Il quadro sarà più chiaro oggi, venerdì 16 aprile, quando con i numeri dell’ultimo monitoraggio Draghi convocherà la cabina di regia per decidere come, cosa e quando riaprire. In conferenza Stato-Regioni ieri si è parlato di Recovery plan, ma i contatti tra le Regioni e l’Esecutivo sono costanti e un primo calendario di massima della ripartenza è già stato fissato.

A maggio l’Italia comincerà a riaprire, un po’ come lo scorso anno, quando il Paese si buttò alle spalle gradualmente il primo, storico lockdown. Si sta discutendo di una possibile rimodulazione dei colori delle zone, con restrizioni diverse e qualche apertura in più. Di sicuro torneranno le zone gialle. I dati del monitoraggio di oggi in nostro possesso dicono che se già fosse stata ripristinata la fascia gialla, di quel colore si tingerebbero ben 13 regioni e provincie autonome: Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Fvg, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, le provincie autonome di Bolzano e Trento, Umbria e Veneto. Anche se dal gruppo potrebbero uscire – per restare in arancione dove bar e ristoranti sono sempre chiusi – regioni come Calabria, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia che hanno una percentuale ancora modesta di anziani vaccinati.

Un indicatore che, come annunciato da Draghi, andrà a determinare i colori delle regioni assieme a quelli che tastano il polso all’epidemia. Intanto, il report settimanale dell’Iss promuoverà oggi la Campania in fascia arancione, lasciando in rosso lockdown solo Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta. Ma, a inizio maggio, con il ritorno delle aree gialle riapriranno per primi bar e ristoranti, inizialmente solo a pranzo, poi gli spettacoli, con tutte le norme di sicurezza che gli scienziati e il governo stanno affinando. Nella seconda parte di maggio, sulla base dei dati, i ristoranti, sempre in zona gialla, potrebbero aprire anche di sera, sfruttando il più possibile il servizio all’esterno.

Infine, toccherà a palestre e piscine. Sempre nell’ottica della rimodulazione, dal centrodestra spingono per offrire uno sfogo all’aperto ai locali anche in zona arancione, ma esclusivamente a pranzo. Tornare a cena fuori costringerà poi il governo a ritoccare l’orario del coprifuoco, attualmente fissato alle 22. Un’ipotesi è di portarlo a mezzanotte, o almeno alle 23 come avviene a Madrid. La partita comunque non è chiusa e vede contrapposti, al solito Pd e 5S da un lato, centrodestra (soprattutto Lega) dall’altro.

Al premier Draghi spetterà il compito di trovare una sintesi, seguendo la bussola della curva epidemiologica e del numero di vaccinazioni effettuate. Anche se la mediazione non sarà facile visto il muro contro muro che continua a contrapporre il partito di Salvini al rigorista Roberto Speranza. Il capogruppo del Carroccio al Senato Massimiliano Romeo uscito da Palazzo Chigi dove ha incontrato Draghi è arrivato a chiedere le prime aperture già lunedì prossimo. Presa di posizione che riapre un fossato col Pd che difende in tutti i modi Speranza. Che a sua volta replica: «Dobbiamo essere tempestivi nelle chiusure quando serve e non sbagliare i tempi delle riaperture, per non vanificare i sacrifici fatti».

A questo punto Fedriga, che con le linee guida regionali spinge per le riaperture, dovrà vedersela col Cts, dove c’è chi ricorda bene le conseguenze della follia di cene ed happy hour dell’estate scorsa. Anche se la linea degli scienziati «non c’è ripresa economica senza la salute» non è più così maggioritaria come un tempo. —


 

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