Ragazzo aggredito a Trieste, tre anni al cestista Zahariev

f.bruni

L’ex Alma aveva sferrato un pugno a un 24enne in atteggiamenti intimi con un altro giovane, fratturandogli naso e orbita

TRIESTE Un bacio tra due ragazzi in discoteca. E la reazione violenta del bulgaro Hristo Zahariev, all’epoca dei fatti cestista della Pallacanestro Trieste, l’Alma, che militava in A2. Zahariev, allora ventiseienne, aveva colpito con un pugno al volto uno dei due giovani, rompendogli il naso e l’orbita dell’occhio.

Era la notte di Capodanno del 2016. E ora, a distanza di cinque anni dall’episodio, ecco il conto della giustizia: il Tribunale di Trieste – giudice Francesco Antoni – ha condannato l’ex giocatore dell’Alma a tre anni di reclusione per il reato di lesioni personali aggravate.

L’aggressione, avvenuta nella discoteca “Molo IV”, è stata dibattuta a lungo durante il processo, soprattutto per acclarare la connotazione omofoba di quel pugno.

Sono circa le tre del mattino. I due ragazzi, un ventottenne e un ventiquattrenne (quest’ultimo è il giovane che poi verrà colpito brutalmente), si trovano nei pressi della porta che conduce nell’area fumatori. «Eravamo in atteggiamenti intimi ma discreti», si legge nella denuncia sporta dal ventiquattrenne. «Si è avvicinata una coppia composta da un uomo molto alto (Zahariev) e una donna. Sono stato spinto. Mi sono girato e ho capito che quel gesto era stato fatto da un uomo in segno di disprezzo della mia persona».

Ne scaturisce un diverbio. «Il ragazzo che era con me ha protestato – ha raccontato ancora il ventiquattrenne, nel processo difeso dall’avvocato Giovanna Augusta de’ Manzano – io per placare gli animi mi sono rivolto alla morosa dell’uomo che mi aveva spinto, dicendole di portarlo via. Ma lui mi ha sferrato un pugno in faccia e mi sono accasciato a terra».

Il ventiquattrenne, come diagnosticato in ospedale, aveva il naso e l’orbita sinistra dell’occhio rotti, con una prognosi di 60 giorni. Le lesioni avevano reso necessaria un’operazione chirurgica con l’inserimento di una placca di titanio.

Zahariev (difeso dall’avvocato Roberto Ghini) era stato indagato dal pm Matteo Tripani. La Pallacanestro Trieste lo aveva allontanato dalla squadra.

Nell’episodio risultava coinvolto anche l’amico della vittima, Federico Patrono, intervenuto in seguito all’aggressione e a sua volta condannato a 7 mesi. Evidentemente non gli è stata riconosciuta la legittima difesa; saranno le motivazioni della sentenza a chiarire perché. Il legale che ha difeso Patrono, l’avvocato Silvano Poli, ricorrerà in Appello.

Nell’ultima udienza è stata decisiva anche la deposizione del ventisettenne statunitense Jordan Parks, in quegli anni compagno di squadra di Zahariev (ora è a Napoli in A2). In aula Parks ha raccontato che il bulgaro gli aveva confidato negli spogliatoi di aver visto quella notte i due ragazzi in atteggiamenti intimi e di essersi lasciato andare a un commento sprezzante. Da quel commento si era innescata la lite.

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