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Philip, il montatore di palchi che si è dovuto riciclare in edilizia

Il triestino Passagnoli: «Assieme ad altri colleghi abbiamo pensato di cercare un posto temporaneo nei cantieri per andare avanti» 

TRIESTE Philip Passagnoli, triestino, 34 anni, era sempre stato soddisfatto del suo impiego come scaffolder, cioè l'addetto al montaggio dei palcoscenici. Fino a quando non è arrivato il Coronavirus e il conseguente stallo del mondo degli spettacoli, situazioni che hanno trasformato in cartastraccia il suo attestato di ponteggiatore professionista. «Sono stato costretto a cercare in fretta un'alternativa. Quando è iniziato il lockdown, a me e ai miei colleghi è venuto in mente che l’unica soluzione per andare avanti era quella di cercare un posto temporaneo nelle aziende edili - racconta Passagnoli -. E così siamo passati dall’occupazione di scaffolfder a quella di manovali».



La facilità con la quale tanti sono riusciti a trovare un impiego nel settore edilizio è connessa alla forte richiesta di manovalanza scattata grazie al Bonus Facciate, la detrazione fiscale al 90% inserita nella legge di Bilancio e pensata per incentivare la riqualificazione degli edifici. «Quello del manovale è un mestiere che ci siamo trovati a imparare dal nulla, è completamente diverso. Trattandosi però pur sempre di ponteggi, molta della mia esperienza quale scaffolder mi è tornata utile, anche se il metodo di lavoro e pure i materiali che maneggiamo sono differenti».

Prima che la pandemia esplodesse, il giovane operaio era impiegato nell’azienda Backstage, specializzata nel servizio di allestimento di palchi e strutture. Una realtà nella quale, quando l’operatività era a pieno regime, trovavano lavoro circa 250 persone, tra stagehands (ovvero facchini specializzati nel campo dello spettacolo), scaffolder e rigger (addetti al montaggio delle strutture).

Passagnoli comunque non si lamenta: «A tanti miei colleghi è andata molto peggio. Si sono dovuti adattare a professioni mai svolte prima. Io, invece, mi sono reinventata in un campo dove ci sono aspetti che conoscevo già. Tuttavia - conclude l’uomo - spero di poter tornare a fare quello che ho sempre fatto, perché è un mestiere in cui avevo investito tanto negli ultimi dieci anni. Ce l’avevo davvero messa tutta. E adesso, trovarsi ancora in questa situazione è davvero molto deprimente».—




 

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