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Addio a Laura Barresi, il ricordo dei colleghi: «Esempio impareggiabile: era decisa, forte, empatica»

A sinistra la giudice Barresi, a destra il momento di raccoglimento in Tribunale a Trieste (foto Lasorte).

Martedì mattina un sentito momento di commemorazione in Tribunale. Il presidente Reinotti: «Una “mujer vertical”, grande professionista»

TRIESTE Una mujer vertical. Ossia una donna ferma e decisa, caratterizzata da un’alta rettitudine morale. È con queste parole che il presidente del Tribunale di Trieste, Piervalerio Reinotti, ha voluto ricordare martedì mattina Laura Barresi, giudice della Sezione penale, nel corso di un momento di commemorazione svoltosi attorno alle 11 all’interno del Palazzo di Giustizia. Pochi minuti nei quali i colleghi magistrati, avvocati e dipendenti amministrativi del Tribunale hanno voluto tributare il giusto ricordo a chi, per anni, ha svolto con dedizione e professionalità il proprio lavoro.

«Laura Barresi ha compiuto il suo intero percorso professionale in regione – ha ricordato Reinotti –. È stata dapprima pretore a Cervignano del Friuli, per poi svolgere il compito di sostituto procuratore alla procura circondariale e successivamente in quella ordinaria. Infine, per una ventina d’anni ha lavorato in Tribunale sia come Gip che come giudice di dibattimento». Sin qui il ricordo professionale della collega, al quale hanno fatto seguito le parole legate alla persona. «Laura Barresi è stata una collega eccezionale, mi piace ricordarla con un’espressione in spagnolo che le si addice: io la definisco una mujer vertical, cioè una donna caratterizzata da un’alta rettitudine morale, perché è stata una persona dalle grandi capacità sia tecniche che umane, che ha saputo relazionarsi al meglio con i colleghi, soprattutto in questi ultimi tempi nei quali molto spesso l’immagine del magistrato è risultata un po’ appannata».


Emozionato, Alessandro Cuccagna, presidente dell’Ordine degli avvocati di Trieste. «Avendo collaborato con lei per tanti anni non posso che essere molto commosso. Questa è per noi una giornata triste. Desidero ricordarla come una persona dal grande carattere, prova ne è la forza con la quale ha affrontato questa malattia che l’ha colta a nemmeno 60 anni. Lei è stata un esempio di vita cristallina sia dal punto di vista professionale che nella vita privata». Un riferimento alle sue doti professionali e umane anche nel ricordo del procuratore Antonio De Nicolo, che ne ha sottolineato il dinamismo, la rapidità e l’efficienza, oltre alla «grande disponibilità e impegno».

Tra coloro che hanno voluto esprimere un ricordo commosso, anche Giorgio Nicoli, giudice della Sezione penale, che ha affidato a Facebook il suo pensiero. «Conoscevo Laura dal 1976 – scrive Nicoli –. Stessi studi, e poi il destino e le nostre scelte parallele hanno voluto che seguissimo, nel corso di tre decenni, strade speculari nella magistratura. Era una persona amica, il cui carattere e stile ho sempre ammirato profondamente, per la sua sobrietà, serietà, pacatezza. Caratteristiche, queste di Laura, da cui ho sempre cercato di imparare, ma che non ho mai eguagliato». Nicoli ricorda come la collega non usasse mai «parole fuori posto», e avesse una «impareggiabile professionalità e cultura. Ricorderò sempre commosso – aggiunge – la cara collega e amica che oggi ha intrapreso, troppo presto, quel viaggio scritto nel destino di tutti noi».

Un ricordo commosso anche da parte del medico legale Fulvio Costantinides, che era legato a Laura Barresi da un rapporto professionale e personale di lunga data. «Sono profondamente addolorato per la scomparsa di una grande professionista e di una persona squisita, con la quale ho lavorato benissimo sin dagli anni Novanta. Sempre disponibile, sempre aperta al confronto, non ricordo di aver mai avuto alcun problema con lei nella gestione di casi anche complessi e delicati. La sua cifra – spiega ancora Costantinides – era la capacità di costruire una relazione empatica con tutti, e questo rendeva il lavoro semplice, corretto, positivo. Non posso che ricordarla così, con stima e vicinanza, anche perché ci legavano rapporti personali di vecchia data, oltre che professionali. Se n’è andata troppo presto». —



 

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