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Trieste, parte la vendita della Colombin. Chiamata per un imprenditore

Una manifestazione alla Colombin

A luglio attese offerte per una soluzione industriale-occupazionale. Se il tentativo dovesse andare a vuoto, in autunno scatterà la cessione “a spezzatino” dei beni

TRIESTE La vendita della Colombin, l’azienda che dal 1894 al 2020 ha fabbricato tappi di sughero prima di essere dichiarata fallita, entra nel vivo. Il curatore fallimentare Mario Giamporcaro muove in due/tre mosse sull’insidiosa scacchiera dell’impresa domiciliata in via dei Cosulich, non lontano dal Canale navigabile.

Prima mossa. Domenica scorsa è stato pubblicato un invito a offrire (non è un’asta, attenzione) dalle caratteristiche volutamente aziendal-industriali, cioè con l’intento di trovare un imprenditore interessato a rilevare la storica attività. Una sorta di esplorazione del mercato anche se l’offerta è irrevocabile: se qualcuno si farà vivo entro le ore 18 di mercoledì 7 luglio, quella proposta potrebbe diventare la base dell’asta che andrebbe in onda a inizio autunno.


Il lotto unico (le cifre sono arrotondate) prevede l’area immobiliare produttiva valutata in sede periziale 4 milioni 780.000 euro, arredi per 14.500 euro, macchinari per 985.000 euro, materie prime e magazzino per 921.000 euro: un totale di circa 6,8 milioni. Giamporcaro, però, chiede l’assorbimento almeno parziale della forza lavoro, composta da 64 dipendenti. Il curatore accetta offerte che presentino uno “sconto” del 25% rispetto alle stime delle perizie.

Avvertenza: se l’offerente lo riterrà opportuno, potrà inserire tra gli asset acquisibili anche l’attigua area ex Veneziani periziata per quasi 5 milioni di euro. Perché Giamporcaro non l’ha iscritta subito nell’avviso? Perché ha ritenuto in questa prima fase di tenere distinte le partite industriale e immobiliare.

Seconda mossa: come abbiamo visto, la vera asta sarà bandita in settembre-ottobre. Tutto dipende se saranno formulate offerte per gli asset industriali. Qualora non dovessero arrivare e quindi non ci fosse interesse per il futuro produttivo-occupazionale della Colombin, Giamporcaro procederà con una vendita “a spezzatino” dei vari beni, compresa l’area ex Veneziani. È di tutta evidenza che il capitolo immobiliare è di gran lunga il più ricco, dotato di un valore di poco inferiore ai 10 milioni.

Terza mossa. Eventuale ma realistica. Poniamo che l’asta autunnale vada deserta. Giamporcaro deve nuovamente rivolgersi al mercato ricorrendo a un secondo esperimento, che avverrà nella primavera 2022 previo abbassamento dei valori pari al 25%. Sappiamo che l’offerente, fin dall’invito iniziale, può proporre uno “sconto” del 25%, ma se a questo 25% di partenza si aggiunge il 25% “rasato” dalla seconda asta, si arguisce che l’interessato potrebbe aggiudicarsi i beni Colombin, oppure parte di essi, pagandoli la metà.

Il primo appuntamento con il “piano Giamporcaro” scatta dunque il 7 luglio. Come “antipasto” viene ammannito un fazzoletto di terreno ampio 175 metri quadrati, per il quale è giunta un’offerta di 14.000 euro da parte dell’attuale utilizzatore: chi intenda concorrere con essa, potrà presentare la sua proposta entro il mezzogiorno del 17 maggio. —


 

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