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Lo stop infinito di cinema e teatri: «Aspettiamo un segnale da Roma»

Il politeama Rossetti

Granbassi (Stabile): «Serve tempo per la programmazione». Nistri (Giovanni da Udine): «Bisognerà ripartire da zero, è stato rovinato un settore». Maggiola: «È primavera, ormai per il grande schermo arriva la stagione morta» 

TRIESTE Gran parte delle attività ripartono, e così anche la speranza di vedere attivi cinema e teatri prende finalmente forma. Il tema è stato al centro del confronto tra Dario Franceschini e il Comitato tecnico scientifico, un momento nel corso del quale il ministro della Cultura ha avanzato proposte per spingere verso la definitiva ripartenza del mondo dello spettacolo. Dando così fiducia agli addetti ai lavori. «Tutti stanno tornando lentamente alla normalità, e ora ci auguriamo che sia la volta buona anche per noi. Le premesse ci sono - sottolinea Francesco Granbassi, presidente del Teatro Rossetti di Trieste -. Aspettiamo solo un segnale da parte del governo. Anche se, nel momento in cui sapremo che si può davvero iniziare, avremo comunque bisogno di un po’ di tempo per fare la programmazione».



Nei più ottimistici piani dell’Esecutivo, l’idea era di riaprire il 27 marzo, in occasione della giornata mondiale dei teatri. Un’illusione che tuttavia non aveva mai convinto nessuno. Secondo Livia Amabilino, presidente del Teatro Stabile La Contrada di Trieste, «quella era più che altro una data simbolica, decisa quando c’era una situazione sanitaria un po’ meno critica. Con l’impossibilità di un ritorno in zona gialla almeno fino a fine aprile è difficile fare delle previsioni. Purtroppo dipendiamo dai dati».

Oltre alla necessità di discutere di un nuovo inizio, Amabilino crede che sarebbe stato utile considerare la possibilità di vaccinare almeno i lavoratori del teatro impiegati sul palcoscenico: «Tenendo conto che siamo una categoria professionale molto circoscritta, avrebbe senso tutelare quanti, tra noi, sono costretti a muoversi sul palco e a stare a stretto contatto. Ovviamente senza alcuna intenzione di scavalcare le categorie più fragili, che devono avere la priorità assoluta».



All’elenco degli scettici rispetto alla cancellata riapertura già nel mese di marzo va aggiunto Giovanni Nistri, presidente del teatro Giovanni da Udine, secondo cui «anche se quello fosse stato il momento ufficiale, ci sarebbe voluto un ulteriore mese e mezzo per fissare la programmazione». A prescindere da quando scoccherà l’ora della ripartenza, il numero uno del Giovanni da Udine crede sia stato sprecato troppo tempo: «Chi ha preso queste decisioni non conosce il settore su cui sta intervenendo. Ci sono attività che continuano a funzionare, come è giusto che sia, perché sono importanti, ma che sono molto più pericolose di quanto non sia far venire persone a teatro – sottolinea Nistri -. Si è rovinato un settore per il quale non ci saranno risarcimenti sufficienti. Bisognerà ricominciare da zero per inventarsi nuove abitudini teatrali, per finanziare un servizio pubblico che è essenziale quanto lo è quello della scuola, della salute, e via dicendo».

Chi invece confidava che il 27 marzo qualcosa potesse succedere davvero era Walter Mramor, che guida la direzione artistica del Teatro Verdi di Gorizia: «Ci speravo e mi ero riattivato, perché immaginavo che si trattasse di una data ponderata, oltre al fatto che coincideva con la giornata mondiale del teatro. E invece...». Nonostante l’ennesima posticipazione, Mramor vuole rimanere focalizzato sull’attimo in cui gli spettacoli dal vivo saranno di nuovo realtà: «Nella speranza che i dati ce lo consentiranno, voglio credere che da maggio si ripartirà. O meglio, devo crederlo, altrimenti si finisce in un loop negativo. Dobbiamo riaprire i teatri e devono ripartire le produzioni».



La primavera inoltrata tuttavia potrebbe essere un buon momento di rinascita per i palcoscenici; ma molto meno proficuo per i cinema, sottolinea Eolo Maggiola, l'imprenditore che con il suo circuito gestisce da oltre 55 anni il maggior numero di sale cinematografiche a Trieste: «Quando il governo ha diramato la data del 27 marzo nessuno ci ha creduto per davvero. Ora bisognerà attendere il ritorno alla zona gialla, ma anche capire quali pellicole usciranno in quelle settimane – spiega Maggiola -. L’arrivo di maggio, purtroppo, coincide con l’inizio della stagione morta dei cinema. Con la bella stagione la gente ha voglia di uscire e non di chiudersi in una sala». —


 

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