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Dramma di via Giulia a Trieste, è morto prima Riccardo

L’ipotesi degli investigatori è che il figlio sia deceduto nel sonno e il padre abbia avuto un malore trovandolo privo di vita

TRIESTE Nessuna ipotesi di omicidio, improbabile pure il suicidio. A distanza di quattro giorni dalla scoperta dei corpi di Sergio e Riccardo Visintin, il padre di 82 anni e il figlio di 51 trovati morti venerdì mattina nella loro abitazione di via Giulia 108, iniziano a delinearsi con più precisione i contorni del caso.



Esclusa la possibilità di un’azione violenta compiuta da terzi, la Procura è certa di avere dinnanzi una vicenda drammaticamente «sociale» più che «giudiziaria» con risvolti penali, come conferma il procuratore Antonio De Nicolo. Ma il pm Lucia Baldovin, il magistrato a cui è stato affidato il fascicolo, sta comunque valutando se sottoporre le salme all’autopsia proprio per poter chiarire le cause del decesso. Niente test tossicologico, invece: l’elevato stato di decomposizione dei cadaveri, quasi mummificati, non consente un esame del genere. Un’analisi peraltro forse superflua visto che all’interno dell’alloggio la Squadra mobile e la Polizia scientifica non hanno rinvenuto psicofarmaci o altri medicinali che possano far pensare a una morte dovuta a un abuso di sostanze.


Ma c’è dell’altro. Le ricostruzioni investigative hanno permesso di tratteggiare una possibile spiegazione su cosa può essere accaduto in quell’abitazione. Un appartamento in condizioni di abbandono e sporcizia definiti «drammatici» dagli agenti, dove non c’erano neppure i letti. Sergio e Riccardo Visintin dormivano per terra.

Si ritiene che Riccardo, un cinquantunenne che soffriva di obesità, possa essere deceduto per primo. Il suo corpo si trovava in una stanza, su un giaciglio di coperte, come stesse dormendo. La morte può averlo colto nel sonno.

La salma del padre Sergio era invece in un’altra camera. Ma non sul giaciglio, bensì in prossimità, a qualche metro di distanza. Come se l’uomo, colto da un malore forse dovuto proprio all’improvviso decesso del figlio, non avesse avuto il tempo di distendersi. Va detto che l’angolo in cui l’ottantaduenne riposava abitualmente in realtà non era neppure un giaciglio: dormiva sul pavimento nudo, con il solo cuscino appoggiato al muro. Accanto c’era una trapunta.



Le due salme sono state esaminate dal medico legale Fulvio Costantinides. Non si sa con esattezza da quanto tempo fossero lì in quelle condizioni. Si presume anche un mese o un mese e mezzo.

Un elemento, questo, che conferma lo stato di abbandono ed emarginazione dei Visintin: per settimane nessuno si era accorto della loro scomparsa. Né chi li conosceva, né i vicini. I cadaveri sono stati scoperti dai vigili del fuoco e dalla polizia solo grazie all’allarme innescato dagli operai di una ditta edile che venerdì si sono arrampicati su un’impalcatura montata davanti all’edificio. L’odore che proveniva dalla finestra dell’ultimo piano li ha insospettiti. —


 

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