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Terapie intensive, la Regione Fvg tira dritto e replica agli anestesisti: «Numeri corretti»

Alberto Peratoner e un reparto di terapia intensiva

Aziende, Riccardi e Peratoner (Anestesisti) a confronto dopo la lettera-denuncia a nome dei 350 rianimatori regionali. L’assessore: buone performance anche nelle altre attività

TRIESTE La Regione respinge al mittente le accuse sulla presunta sottostima dei dati riguardanti i ricoveri nelle terapie intensive, bacchetta il sindacato degli anestesisti per il metodo scelto nell’esprimere le preoccupazioni della categoria e garantisce l’erogazione degli straordinari. Inoltre, sottolinea che nonostante l’emergenza Covid sono state assicurate le attività ordinarie, a cominciare dagli screening oncologici.

Ecco i punti fermi su cui si è articolata ieri la difesa dell’amministrazione regionale e in particolare del vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi. Il chiarimento è arrivato nel corso della riunione a cui hanno partecipato lo stesso Riccardi, i direttori generali delle Aziende sanitarie e Alberto Peratoner, presidente regionale dell’Aaroi Emac, nonché primario del 118 di Trieste. Un incontro chiesto con urgenza venerdì dal vicegovernatore dopo la protesta dell’Associazione anestesisti e rianimatori presieduta da Peratoner che aveva sottoscritto una lettera inviata al governatore Massimiliano Fedriga.

«I veri numeri ci dicono che i pazienti Covid gravi di terapia intensiva in Fvg sono ben più di quanti dichiarati – l’accusa dell’Aaroi –, superando decisamente il 50% dei posti letto intensivi totali occupati dai pazienti Covid». Peratoner aveva inoltre espresso preoccupazione per la «drammatica situazione sanitaria», per la stanchezza del personale e per i Pronto soccorso «paralizzati».

Il testo della lettera completa:



Ieri, dunque, l’immediato confronto, in una riunione durata più di tre ore che si è conclusa in serata. Riccardi l’ha poi definito «un confronto utile, nel corso del quale i responsabili delle Aziende hanno fornito le risposte alle criticità espresse dall’organizzazione sindacale degli anestesisti». «Spiace – ha rimarcato il vicegovernatore – che il metodo usato per manifestare l’eventuale esistenza di particolari problematiche si presti facilmente a delle strumentalizzazioni di carattere politico che non aiutano il sistema sanitario regionale».



Sull’occupazione dei posti in terapia intensiva i responsabili delle Aziende sanitarie hanno confermato la correttezza dei dati trasmessi alla Regione. La discussione riguardante le terapie intensive e la preparazione del personale infermieristico si è spostata poi sulla tempistica dell’erogazione degli straordinari, con Riccardi che ha ribadito il concetto: «Chi lavora deve essere pagato». A tal proposito da parte delle Aziende è stato comunicato che i pagamenti degli straordinari per il 2020 sono in corso di erogazione, mentre in merito alla questione infermieristica è stato fatto presente che di fronte all’emergenza Covid si è manifestata una mancanza di infermieri reperibili sul mercato del lavoro. Da qui la conversione del personale infermieristico proveniente da altri reparti all’attività di terapia intensiva. Inoltre, sempre sulle terapie intensive, la dirigenza aziendale ha assicurato che «ad ogni nuovo posto letto attivato è sempre corrisposta una disponibilità di personale adeguato».

Infine, in merito a un’altra delle critiche mosse dal sindacato degli anestesisti, la Regione ha affermato che, «nonostante l’emergenza Covid, sono state garantite con buone performance le altre attività ordinarie, tra queste gli screening oncologici, le mammografie e gli interventi chirurgici d'urgenza»

Intanto la presa di posizione dell’Aaroi Emac è stata apertamente condivisa dalla Cgil regionale e dall’Anaao Assomed. «Anni di risparmio e depauperamento degli ospedali giuliano isontini hanno prodotto carenze logistiche e di personale difficili da colmare nel periodo emergenziale attuale – ha dichiarato Enzo Hrovatin, segretario aziendale Asugi dell’Anaao –. L’attuale saturazione dei reparti a media e bassa intensità di cure, quali le medicine, le geriatrie e la stessa pneumologia blocca il flusso dei pazienti e intasa oltre la capienza disponibile le aree dell’Emergenza imponendo talvolta di assistere casi respiratori gravi di Covid nei locali di pronto soccorso. Il documento pubblicato da Aaroi esprime in modo chiaro e condivisibile il grande disagio dei medici che operano in prima linea in questa lunga battaglia contro il coronavirus». —


 

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