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Fabio, lo chef che cucina nell'aeroporto quasi vuoto. Le voci di chi lavora tra i corridoi semideserti in attesa di voli e passeggeri

Anche a Ronchi così come in tutti gli altri aeroscali si fanno i conti con il crollo dei transiti e guadagni: «Non ci resta che sperare» 

RONCHI Nei primi due mesi dell’anno la flessione è stata dell’87, 2%. L’aeroporto di Ronchi dei Legionari, così come tutti gli altri scali italiani, ha dovuto fare i conti con l’emorragia di passeggeri, scesi del 97, 1% sulle tratte internazionali. Ma con la situazione determinata dalla pandemia hanno dovuto destreggiarsi anche, e soprattutto, coloro che coi voli vivono: taxisti, autonoleggiatori, addetti a bar e ristorante, operatori del duty free, fornitori e chi lavora nel grande indotto che ruota attorno a uno scalo aereo.

Solo da qualche giorno la situazione, in minima parte, è migliorata.

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