Contenuto riservato agli abbonati

Addio a Gigi Bonazza, l’“allenatore” del Ronchi

Luigi Bonazza

Aveva 83 anni. Oltre alla squadra amaranto ha allenato Itala, Fiumicello, Sangiorgina. Forte sodalizio con Giorgio Brandolin

RONCHI Per quasi 11 anni è stato l’emblema amaranto. Si è spento, dopo una lunga malattia, Luigi Bonazza, Gigi per tutti, indimenticabile allenatore del Ronchi calcio, prima con il presidente Luciano Furios, poi con Salvatore Quinto, con l’attuale presidente del Coni regionale, Giorgio Brandolin, che è stato un suo giocatore e Giuseppe Petrini. Una bandiera del calcio di Ronchi dei Legionari, ma non solo. Bonazza era nato a Turriaco nel 1938. Il calcio era la sua passione.

Da giocatore consuma la sua carriera nelle fila delle giovanili dell’Udinese, da metà a fine anni’50, assieme a Burgnich, Giacomini e Cudicini, famoso per aver vestito la maglia del Milan. Nella stagione 1959-1960 milita in serie C con il Crda di Monfalcone, mentre, tra il 1961 ed il 1963 è nel Sandonà in serie D. Inizia poi la sua lunga stagione da allenatore. Bonazza, persona mite e generosa, ha guidato diverse formazioni, dalla Promozione all’Eccellenza. È stato nell’Itala San Marco, nel Fiumicello, nella Sangiorgina. Nel febbraio del 1974 l’allenatore amaranto Sgorbissa abbandona e il consiglio dell’As Ronchi calcio affida la squadra a Luigi Bonazza, già impegnato nelle squadre giovanili che passano a Franco Pivec. Nel giugno 1974 viene eletto presidente Luciano Furios.

Allenatore è ancora Luigi Bonazza, mentre Guido Covaz allena le squadre giovanili. Rimarrà alla guida della formazione amaranto anche dal luglio del 1984 al giugno del 1986. Nel gennaio ’89 si dimette Mario Gallizia e nuovo allenatore ridiventa Bonazza. In giugno viene rieletto presidente Giorgio Brandolin con Ustulin direttore tecnico. Ad agosto, per un ripescaggio nelle categorie superiori, la prima squadra viene promossa al campionato di Promozione con Bonazza ad allenare.

Al termine del campionato al squadra è terza. Rimarrà sino al giugno del 1994 e, ancora, dal febbraio al novembre del 1996, quando decise di lasciare l’attività. Anche dopo il ritiro dal mondo calcistico è sempre rimasto appassionato di calcio e dello sport in generale, seguendo molte partite di squadre locali. Con il Ronchi sempre nel cuore. Ha lavorato dapprima in cantiere a Monfalcone e successivamente a Trieste. Dopo il pensionamento si è dedicato interamente alla famiglia e ai suoi amati nipoti Margherita, Tommaso, Stella e Viola. Lascia la moglie Adriana e i figli Anna e Carlo. La data dei funerali non è stata ancora fissata. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Nicola Tanturli ritrovato vivo, il giornalista che ha dato l'allarme: "Sentivo chiamare mamma"

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi