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I rianimatori del Fvg a Fedriga: "La situazione nelle intensive è drammatica: numeri superiori a quelli dichiarati" - La lettera completa

Il presidente Peratoner a nome di «350 colleghi» lancia l'allarme sulla situazione ospedaliera in regione: «I veri numeri ci dicono che i pazienti Covid gravi sono ben di più di quanti dichiarati»

TRIESTE. «I veri numeri ci dicono che i pazienti Covid gravi di Terapia in tensiva in Friuli Venezia Giulia sono ben più di quanti dichiarati, superando decisamente il 50% dei posti letto intensivi totali occupati dai pazienti Covid». È una delle dure accuse lanciate venerdì 9 aprile alla Regione dall’associazione Aaroi Emac, che rappresenta i 350 medici anestesisti e rianimatori del Fvg, al lavoro da tredici mesi nella trincea più esposta della lotta alla pandemia. Una ricostruzione della situazione così pesante da aver spinto le opposizioni a richiedere immediatamente un’audizione delle organizzazioni che rappresentano medici, infermieri e operatori socio-sanitari.

Nella lettera inviata al governatore Massimiliano Fedriga, il presidente regionale Alberto Peratoner parla di «drammatica situazione sanitaria» e denuncia la stanchezza del personale, «Pronto soccorso paralizzati» e un blocco delle sale operatorie che rischia lasciare indietro i pazienti oncologici. L’assessore alla Salute Riccardo Riccardi si limita al momento a replicare dicendo di aver convocato Peratoner e i direttori delle Aziende sanitarie per oggi pomeriggio nella sede della Protezione civile di Palmanova, per «sentire le sue posizioni e verificare le affermazioni con i responsabili delle Aziende sanitarie, che hanno la responsabilità rispetto alle cose che Aaroi Emac dice».

Secondo l’associazione dei medici di Terapia intensiva, «la gestione dell’emergenza continua ad avere grossissime criticità. Da mesi lottiamo senza vedere una fine, con truppe ormai logorate, ferie bloccate e straordinari non pagati, senza rincalzi, con infermieri raccattati in ogni dove per aprire nuovi posti letto intensivi senza alcuna esperienza nell’ambito critico».

Il racconto della quotidianità dei reparti parla di medici costretti ormai a decidere quali pazienti poter curare: «Siamo inghiottiti da un vortice – scrive Peratoner – in cui il nostro tempo e il nostro lavoro sono dedicati principalmente a trovare un posto per tutti, cercare di garantire le terapie a tutti con le risorse disponibili, dimettere il prima possibile e riempire immediatamente i pochi posti liberi con altri pazienti che sono già gravi e sono in lista d’attesa per un letto, un ventilatore, un infermiere».

Peratoner è primario del 118 di Trieste e si dice preoccupato di «avere i Pronto soccorso della regione paralizzati da pazienti Covid e non Covid, che stazionano nei corridoi in tripla fila in assenza di destinazione». Intanto l’Aaroi Emac parla di conteggi sottostimati dei ricoverati in Terapia intensiva: «Si aprono reparti di Semintensiva (come a Palmanova e in questi giorni a Gorizia), che sono a tutti gli effetti Terapie intensive, con pazienti gravi, ventilati e rapidamente tutti intubati in un effetto finale di sottodimensionamento dei numeri reali di pazienti di Terapia intensiva».

Ma il problema non è solo il coronavirus. «La sospensione delle sale operatorie elettive – continua Peratoner – era doverosa per recuperare rapidamente risorse (personale da trasferire nei reparti Covid, ndr), ma non è partita una seria azione per attivare immediatamente in nosocomi non Covid, anche privati-convenzionati, almeno la chirurgia neoplastica più urgente. Così facendo, tra qualche mese avremo ulteriori danni collaterali». Cioè peggioramenti o decessi dovute ad altre patologie. Non manca un appello alla solidarietà degli altri territori.

«Nella prima ondata – dice il medico – quando altre regioni erano in profonda crisi, il nostro Ssr ha dato encomiabile esempio accogliendo da fuori alcuni pazienti molto gravi, mentre oggi che il problema ce l’ha il Fvg, questa ipotesi non è mai stata presa in considerazione e nel vicino Veneto la disponibilità di posti ci sarebbe stata». Il vicepresidente Riccardi sottolinea che «la salute dei cittadini e la gestione dell'emergenza sono temi che non possono essere trattati con leggerezza. Ritengo necessario approfondire i contenuti della lettera. Voglio capire con esattezza quanto afferma il dottor Peratoner e ascoltare nel merito le posizioni dei responsabili delle Aziende sanitarie. È importante fare chiarezza».

Nessuna dichiarazione dal direttore generale dell’Azienda sanitaria giuliano isontina Antonio Poggiana. In una nota congiunta, le opposizioni chiedono l’audizione immediata di Peratoner e delle altre rappresentanze dei sanitari: Pd, M5s, Cittadini, Open, Patto per l’autonomia e l’indipendente Walter Zalukar. Il segretario regionale del sindacato Nursind solleva a sua volta il caso del «nuovo ritiro delle mascherine da parte dei Nas. Ci auguriamo che si facciano immediatamente delle verifiche sulle dotazioni dei dispositivi individuali di protezione affinché cittadini e operatori abbiano la tutela della propria salute garantite»

Ecco la lettera integrale

L’assessore alla Salute Riccardo Riccardi replica al momento spiegando di aver convocato i rappresentanti dell’associazione per sabato 10 aprile, nel pomeriggio, per «sentire le loro posizioni e verificare le loro affermazioni con in responsabili delle aziende sanitarie».

Secondo l’associazione dei medici di Terapia intensiva, però, «la gestione dell’emergenza continua ad avere grossissime criticità. Da mesi lottiamo senza vedere una fine, con truppe ormai logorate, le ferie bloccate e gli straordinari non pagati, senza rincalzi, con infermieri raccattati in ogni dove per aprire nuovi posti letto intensivi senza alcuna esperienza nell’ambito critico». Il racconto della quotidianità dei reparti è vivido: «Siamo inghiottiti da un vortice – scrive Peratoner – in cui il nostro tempo e il nostro lavoro sono dedicati principalmente a trovare un posto per tutti, cercare di garantire le terapie a tutti con le risorse disponibili, dimettere il prima possibile e riempire immediatamente i pochi posti liberi con altri pazienti che sono già gravi e sono in lista d’attesa per un letto, un ventilatore, un infermiere».

L’Aaroi Emac si dice preoccupata di «avere i Pronto soccorso della regione paralizzati da pazienti Covid e non Covid, che stazionano nei corridoi in tripla fila in assenza di destinazione». Intanto i rianimatori parlano di conteggi sottostimati dei ricoverati in Terapia intensiva: «Si aprono reparti di Semintensiva (come a Palmanova e in questi giorni a Gorizia), che sono a tutti gli effetti Terapie intensive, con pazienti gravi, ventilati e rapidamente tutti intubati in un effetto finale di sottodimensionamento dei numeri reali di pazienti di Terapia intensiva». Ma il problema non è solo il coronavirus. «La sospensione delle sale operatorie elettive era doverosa per recuperare rapidamente risorse (personale da trasferire nei reparti Covid, ndr), ma non è partito una seria azione per attivare immediatamente in nosocomi non Covid, anche privati-convenzionati, almeno la chirurgia neoplastica più urgente. Così facendo, tra qualche mese avremo ulteriori danni collaterali». Non manca un appello alla solidarietà degli altri territori.

«Nella prima ondata – dice Peratoner – quando altre regioni erano in profonda crisi, il nostro Ssr ha dato encomiabile esempio accogliendo da fuori alcuni pazienti molto gravi, mentre oggi che il problema ce l’ha il Fvg, questa ipotesi non è mai stata presa in considerazione e nel vicino Veneto la disponibilità di posti ci sarebbe stata».

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