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In arrivo 20 milioni alle case di riposo del Fvg per abbattere le rette e sostenere il settore

L'Itis di Trieste

Piano di aiuti al comparto alle prese con un calo del 30% degli ospiti. L'obiettivo: scongiurare riduzioni del personale e aumenti delle tariffe 

TRIESTE Contenere gli aumenti delle rette delle case di riposo e sostenere finanziariamente il settore, trattandolo come le altre attività economiche mandate in crisi dalla pandemia. È con questi due obiettivi che la Regione stanzierà 20 milioni di euro, dopo l’allarme lanciato dalle residenze per anziani, che in un anno hanno perso i molti ospiti deceduti a causa del Covid e che faticano ora ad accogliere nuove persone, per il blocco agli accessi imposto in alcune fasi dell’emergenza, per l’obbligo recentemente deciso dall’Asugi di far entrare solo soggetti vaccinati e per le preoccupazioni delle famiglie nel dover sistemare i propri cari in strutture che, fino alla vaccinazione di massa, sono state uno degli epicentri della diffusione del virus.



Ieri il vicepresidente Riccardo Riccardi ha incontrato i rappresentanti delle 158 residenze pubbliche e private del Fvg, annunciando i prossimi provvedimenti della Regione, che peseranno in totale 20 milioni. Da una parte c’è la volontà di riconoscere 11 milioni di costi Covid (con anticipazione del 70%) generati nel 2020 dall’acquisto dei dispositivi di protezione individuale degli operatori, dall’aumento degli straordinari e dall’adeguamento degli spazi ai nuovi protocolli. Dall’altra, la giunta Fedriga intende distribuire 9 milioni con «un provvedimento destinato ai ristori per le mancate entrate nell’ottica di non costringere le strutture all’aumento delle rette», ha sottolineato Riccardi.



Vista dalla prospettiva delle famiglie, la questione più urgente è il contenimento dei rincari, che le strutture hanno in molti casi già annunciato davanti alla drastica riduzione dei ricavi e alla contemporanea necessità di mettere il personale in cassa integrazione. Pesa più di tutto il mancato ingresso di nuovi ospiti, con tassi di occupazione che in un anno sono diminuiti del 30% sui 9.500 posti letto messi a disposizione a livello regionale: le famiglie si fidano meno e non sono poche quelle che non possono più permettersi la casa di riposo a causa della crisi economica.

Da qui l’urgenza dell’iniezione di danaro pubblico, che per la parte relativa ai ristori richiederà «un provvedimento di una certa solidità sul piano della conformità legislativa», ha aggiunto Riccardi, che dovrà ora studiare se intervenire con un testo di legge o una più semplice delibera di giunta. Nessun problema procedurale, invece, sul fronte delle spese Covid: la Regione ha già dato via libera alle Aziende sanitarie, affinché anticipino il 70% dei costi sostenuti nel 2020.

Agli aiuti pubblici non corrisponderà (né potrebbe corrispondere) l’obbligo per le strutture di calmierare le tariffe. La decisione spetterà alle singole realtà. Nel caso dell’Itis di Trieste, ad esempio, l’incremento è già deciso e vale 150 euro al mese. Serve a coprire un aumento dei costi di 1,5 milioni, in una residenza che non può più contare su introiti pieni, visto che risultano meno di 300 posti occupati su 411. Il presidente Aldo Pahor per il momento non abbasserà le quote: «I propositi della Regione sono ottimi, ma non sappiamo ancora quali saranno gli effetti finali sui nostri conti e quando arriveranno le risorse. Per fare le nostre valutazioni sull’aumento delle tariffe dobbiamo attendere».

Nell’incontro di ieri, Riccardi è inoltre tornato sulla necessità di una riforma complessiva del sistema delle case di riposo: «Intendiamo attuare la revisione del regolamento per partire con gli accreditamenti prima di gennaio», ha detto in riferimento alla volontà di stilare una nuova lista di requisiti cui le strutture dovranno conformarsi se vorranno essere riconosciute dal Sistema sanitario. Il vicepresidente si è impegnato inoltre a utilizzare tutti gli strumenti possibili per velocizzare i percorsi formativi per immettere nuovi operatori sociosanitari nel sistema.

Le parti si sono infine soffermate sui risultati della campagna vaccinale nelle strutture per anziani, sottolineando l’efficacia dell’immunizzazione. Nelle residenze, i numeri raccontano di una drastica riduzione dei decessi e dei contagi di ospiti e operatori. Nel giro di tre mesi il trend dei nuovi positivi è crollato infatti di oltre il 90%. —

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