Esplosione in via del Ponzianino, parla la vicina: «Ho sentito un boato, poi mi è crollato il soffitto addosso»

Maria Hodos e l’interno del suo alloggio, ricoperto dalle macerie del soffitto crollato

La donna di 61 anni abita nell’alloggio accanto a quello della vittima. «Tremava tutto, poi il boato»

TRIESTE Un trauma cranico, ma soprattutto tanta paura. Maria Hodus, sessantunenne di origini rumene, è la vicina di casa di Luca Lardieri, il trentaseienne triestino deceduto domenica di Pasqua nell’esplosione del suo appartamento all’ultimo piano di via del Ponzanino 3, a San Giacomo.

La signora Hodus non ha ancora metabolizzato lo choc per quanto accaduto: lo scoppio ha danneggiato anche la sua abitazione e quella di un’altra vicina. «Un pezzo di soffitto mi è caduto addosso», spiega la sessantunenne rumena. In testa ha una vistosa medicazione. «Non sto bene», dice tra le lacrime.



La signora ricorda tutto di quella drammatica mattina. «Avevo finito di pranzare da poco – racconta – quindi sono andata a riposare un pochino. All’improvviso ho sentito tutto che tremava attorno a me, come fosse un terremoto. Una frazione di secondo, credo. Poi il boato, fortissimo. Sono venuti giù pezzi di muro... mi hanno preso in testa. Mi sono messa le mani tra i capelli, ero tutta insanguinata. Poteva andare anche peggio...».

La donna, terrorizzata, è quindi uscita sul pianerottolo di casa per dare l’allarme. Gli altri vicini erano già fuori dai rispettivi alloggi. Qualcuno domandava aiuto, altri gridavano di chiamare la polizia e i vigili del fuoco. Nel frattempo l’appartamento di Lardieri era già invaso dalle fiamme e dal fumo. Il giovane sarebbe stato trovato morto dai pompieri nei minuti successivi.



«Ero sconvolta – riprende la sessantunenne –, non riuscivo a rendermi conto di cosa fosse davvero successo».

Il fumo si è poi rapidamente sparso nel resto dell’edificio e gli inquilini sono corsi immediatamente in strada.

Nulla, quella mattina, poteva far immaginare una tragedia del genere. Prima dell’esplosione nessuno aveva sentito rumori, odori o altro di strano provenire dall’alloggio di Lardieri. «No – conferma la signora Hodos – anzi, ricordo che circa un’oretta prima avevo steso i panni ad asciugare. Mi ero affacciata alla finestra, ma non avevo fatto caso a niente di strano...».



L’ipotesi più plausibile, al momento, è che il trentaseienne possa aver maneggiato in casa prodotti chimici. Sostanze, in pratica, che potrebbero aver innescato la deflagrazione. Al momento non si sa di cosa possa trattarsi. I vigili del fuoco hanno prelevato alcuni campioni di materiali e tessuti rivenuti all’interno dell’alloggio distrutto dalle fiamme. I reperti sono stati portati in laboratorio per gli accertamenti. Da quelle verifiche potrebbe effettivamente emergere la tipologia di sostanze utilizzate nei minuti che hanno preceduto l’esplosione. La Procura ha aperto un’indagine sul caso. La Squadra mobile, nel frattempo, sta cercando di ricostruire la rete di contatti della giovane vittima. Chi ha incontrato quella mattina, soprattutto.

Come ormai emerso pubblicamente, Lardieri aveva problemi di tossicodipendenza ed era seguito dai servizi di salute mentale. I vicini confermano che il suo alloggio era frequentato spesso anche da estranei. «Lui – racconta una residente che abita nello stesso palazzo – teneva spesso la radio ad alto volume, faceva confusione anche di notte. E c’era gente che andava e veniva...». —


 

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