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Addio a Divjak, il generale serbo che difese Sarajevo

Rifiutò la logica dei nazionalismi e della distinzione su base etnica

TRIESTE Si è spento nel pomeriggio di oggi, 8 aprile, a Sarajevo a seguito di una malattia Jovan Divjak. Era noto come il generale dei bambini, che guidò la difesa armata della città contro l’assedio tra il 1992 e il 1996. È ricordato nella foresta dei Giusti di Gariwo onlus come una delle figure esemplari che si opposero alla pulizia etnica durante la guerra in Bosnia, per aver tutelato i «diritti civili della popolazione serba rimasta a Sarajevo e soprattutto aiutato e protetto i bambini di tutte le etnie rimasti orfani o invalidi». A tal fine nel 1994 aveva fondato l’associazione “Ogbh” (“L’educazione costruisce la Bosnia”), che tuttora si occupa di fornire borse di studio ai bambini poveri di quel Paese: a partire dal pensionamento vi si era dedicato anima e corpo, e aveva continuato a farlo fino a poco tempo fa. Nel 2001 aveva inoltre ricevuto la Legion d’onore francese, mentre nel 2006 era stato nominato ambasciatore universale di Pace a Ginevra.

Divjak era nato a Belgrado nel 1937 e in seguito aveva intrapreso la carriera militare nell'esercito popolare jugoslavo. Era entrato nell’Accademia militare all’età di 19 anni: per lui era un modo per poter studiare, provenendo da una famiglia dalle modeste disponibilità economiche. A partire dal 1966 visse a Sarajevo, guidandone anche la Difesa Territoriale negli anni che precedettero la dissoluzione della Jugoslavia. Nel 1992 fu arrestato, con l’accusa di tradimento, e in seguito rilasciato. Abbandonò quindi l’esercito jugoslavo per mettersi a capo della difesa di Sarajevo, rifiutando la logica dei nazionalismi e della distinzione su base etnica, e cooperando con le istituzioni militari e civili nel tentativo di porre fine all’assedio.

La sua biografia si trova nel suo libro-intervista del 2004 “Sarajevo, mon amour”, curato dalla giornalista francese Florence La Bruyere. La versione italiana, a cura di Gianluca Paciucci e con prefazione di Paolo Rumiz, è uscita nel 2008 con Infinito Edizioni.

L’associazione culturale Tina Modotti di Trieste tramite un comunicato stampa ricorda che Divjak il «10 maggio 2018 e nei giorni seguenti era stato ospite, a Trieste e Staranzano, non solo nostro ma anche della Tenda per la pace e i diritti e del Circolo della stampa, in una serie di incontri indimenticabili. Amato dalla gente, dal popolo generoso di Sarajevo e della Bosnia che nel suo coraggio ha visto la possibilità di resistere alla violenza, lo ricordiamo per il suo umorismo, per la sua rettitudine e per il suo umanissimo modo di narrare anche gli eventi più luttuosi».

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