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Regione pronta per somministrare 10 mila vaccini al giorno, ma le dosi non bastano

Riccardi: «Noi in grado di accelerare subito a patto che si rispettino le consegne». Arrivata la prima tranche delle 30 mila fiale Pfizer attese. Per J&J tempi lunghi

TRIESTE. Un esercito ormai organizzato e collaudato, ma che rischia di non poter raggiungere gli obiettivi prefissati per mancanza di munizioni. La guerra contro il Covid in Friuli Venezia Giulia, così come nel resto d’Italia, sta vivendo una fase all’insegna delle contraddizioni: agli sforzi operativi e logistici delle Regioni per garantire una somministrazione efficiente, non corrispondono adeguate forniture di dosi. A livello nazionale, nel primo trimestre dell’anno, erano attesi 28 milioni di vaccini: ne sono arrivati meno di 14 milioni.

10 MILA DOSI, OBIETTIVO CONDIZIONATO

Martedì 6 aprile, nel giorno della visita a Cividale del presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, ha sottolineato che già ora si potrebbe raggiungere l’obiettivo delle 10 mila somministrazioni quotidiane, ovvero la quota per la nostra regione a fronte delle 500 mila al giorno indicate dal commissario per l’emergenza Figliuolo, ma il problema, appunto, è rappresentato dall’insufficienza numerica delle dosi. «Attualmente siamo tra le 6 e le 7 mila somministrazioni al giorno – ha premesso Riccardi – e col modello organizzativo che abbiamo realizzato non ci sarebbero problemi a salire a 10 mila», però, ha aggiunto, «a patto che i vaccini ci vengano consegnati nei tempi programmati e in numero sufficiente».

«Stiamo mettendo in atto – ha rimarcato il vicegovernatore – una gestione oculata della campagna, equilibrando il rapporto tra dosi disponibili e quelle da somministrare, facendo una programmazione, come ad esempio per questa settimana, che tenga conto della consegna di Pfizer, 30 mila dosi».

30 MILA PFIZER, JOHNSON&JOHNSON SOLO DAL 19 APRILE

Delle 30 mila dosi Pfizer attese in Friuli Venezia Giulia una prima tranche è stata consegnata ieri nel corso del pomeriggio, e il resto dovrebbe arrivare tra oggi e i prossimi giorni. Fino a ieri sera non era ancora arrivata alcuna indicazione da Roma, invece, sulle consegne in regione del vaccino Johnson&Johnson. Secondo le previsioni non arriverà prima della seconda metà del mese: in Italia la prima fornitura, da inviare poi alle varie regioni, è attesa per il 19 aprile, ma si tratterà di non più di 400 mila dosi.

La scorsa settimana, tra venerdì e sabato, erano stati consegnati agli ospedali di Trieste, Udine e Pordenone 11.200 vaccini Moderna e 25.300 Astrazeneca. Numeri che dovrebbero consentire di far fronte alle somministrazioni già prenotate, ma come ha sottolineato Riccardi servirà un’accelerazione nelle forniture per poter tenere il ritmo delle 10 mila dosi giornaliere. In più, diventa ad oggi impossibile fare previsioni su quando sarà possibile raggiungere la prossima tappa della campagna, ovvero aprire l’agenda delle prenotazioni per la fascia d’età dai 65 ai 69 anni.

SOMMINISTRATI 255 MILA VACCINI

Secondo i dati aggiornati a ieri sera (report del Governo) su 310.555 dosi consegnate in regione ne sono state somministrate finora 255.146, pari all’82,2%. Come si può leggere nelle tabella, la fascia d’età più vaccinata è quella tra gli 80 e gli 89 anni (più di 83 mila somministrazioni), seguita da quella tra i 50 e i 59 anni (quasi 38 mila dosi somministrate). Nella voce “altro” sono comprese anche le ultime fasce d’età incluse nella campagna vaccinale e le persone ad elevata vulnerabilità.

MILITARI, ADESIONE AL 75 %

Intanto cresce l’adesione dei militari alla campagna vaccinale. In questo caso si tratta di coloro che dipendono direttamente dallo Stato Maggiore dell’esercito. Su circa 5 mila persone (compresi anche i dipendenti civili) finora in Fvg ha aderito il 75 %. Il vaccino viene somministrato in due hub: a Opicina per i militari in servizio nelle aree di Trieste e Gorizia, a Udine, nella caserma Berghinz, per chi presta servizio nell’area friulana. Il siero è inoculato direttamente da medici militari e assistenti sanitari militari, così da non incidere sul già pesante carico di lavoro che grava su medici e operatori del sistema sanitario regionale. I militari che soffrono di patologie croniche rilevanti, e necessitano quindi dei vaccini Pfizer o Moderna, seguono invece il canale di prenotazione e di somministrazione regionale. 

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