Contenuto riservato agli abbonati

Il team londinese-triestino di Giacca individua il farmaco capace di bloccare i danni da Covid

«Sta partendo una sperimentazione clinica con Niclosamide in India», spiega lo scienziato triestino impegnato in laboratorio nella battaglia per arginare il virus. La ricerca è stata appena pubblicata sulla rivista scientifica “Nature”

Lo scienziato triestino Mauro Giacca spiega il farmaco in grado di combattere il Covid

 
TRIESTE In origine, cinquant’anni fa, era un antiparassitario che gli agricoltori usavano per uccidere le dannose lumache. Adesso il Niclosamide, utilizzato anche per curare le infezioni intestinali causate dalla tenia, viene riciclato come un farmaco che può bloccare i danni causati ai polmoni dal Covid-19. La ricerca è stata condotta sull’asse Trieste-Londra nei laboratori del King’s College London e dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (Icgeb) in Area Science Park, in collaborazione con l’Istituto di Anatomia patologica dell’Università di Trieste (Rossana Bussani) e dell’Istituto di biofisica del Cnr di Trento sotto la direzione dello scienziato triestino Mauro Giacca. Determinante è stato il gioco di squadra, ognuno ha messo a disposizione il proprio patrimonio di conoscenze ed esperienze. Il team di ricercatori è andato a caccia di un farmaco che potesse avere determinate caratteristiche e lo hanno individuato dopo una lunga indagine, andando per esclusione. A quel punto hanno voluto capire perchè il Niclosamide funzionava in un organismo colpito dal Covid e invece altri erano inefficaci scoprendo così il meccanismo che porta alla fusione delle cellule infettate con Sars-Cov-2 e la sostanza che può stoppare questo processo. 
 
 
 
«È il farmaco più efficace che abbiamo scoperto per bloccare TMEM16 e la formazione dei sincizi (la massa protoplasmatica multinucleata formatasi per la riunione secondaria di cellule precedentemente separate). Ha un basso costo ed è sicuro. Con i nostri dati, sta partendo in questi giorni una sperimentazione clinica con il niclosamide in India su 120 persone», spiega con entusiasmo Giacca ormai da più di un anno impegnato in laboratorio nella battaglia quotidiana per arginare il virus. La ricerca è stata appena pubblicata sulla rivista scientifica “Nature”. 
 
«È un grande risultato ma ora ci vuole cautela. I test effettuati in laboratorio hanno dato tutti esiti positivi e incoraggianti, ora però attendiamo il responso della sperimentazione umana per la quale ci vorrano circa tre mesi», sostiene Giacca. «Il Niclosamide potrebbe rivelarsi risolutivo nei casi di persone attaccate pesantemente dal virus tanto da richiedere cure ospedaliere, ma ancora non così gravi da ricorrere alla terapia intensiva. «Tecnicamente questo farmaco è in grado di fermare gli effetti dannosi che la proteina Spike di Sars-CoV-2 causa alle cellule e quindi potrebbe bloccare la polmonite bilaterale e la trombosi a livello dei polmoni che sono le cause principali di mortalità», osserva il ricercatore. 
 
Lo squadrone anti-Covid è approdato a questo importante risultato dopo una caccia mirata, dopo uno screening robotizzato su oltre 3 mila farmaci già approvati per la terapia di diverse malattie. Studiando l’effetto di queste medicine, si sono imbattuti in un nuovo meccanismo, mai descritto prima, che è necessario per la formazione dei sincizi che con ogni probabilità è responsabile almeno di parte del danno indotto dal coronavirus. In breve, Spike lega una famiglia di proteine sulla superficie delle cellule, le proteine TMEM16 o Anoctamine, attivandole. Queste proteine sono indispensabili per i sincizi ma sono anche quelle che portano all’attivazione delle piastrine e quindi della coagulazione del sangue. Non c’e’ peraltro ancora nessun meccanismo che spieghi perchè oltre il 70% dei pazienti con COVID-19 sviluppi trombosi polmonare. 
 
Com’è noto, lo stesso gruppo di ricercatori nel mese di novembre dello scorso anno in un articolo pubblicato su Lancet eBioMedicine aveva riportato che i polmoni dei pazienti morti per Covid-19, oltre a mostrare un esteso danno e la presenza di coaguli che bloccano la circolazione del sangue, contengono un vasto numero di cellule anormali, molto grandi e con molti nuclei, infettate dal virus anche dopo 30-40 giorni dal ricovero in ospedale. Queste cellule derivano dalla capacità della proteina Spike del coronavirus di stimolare la fusione delle cellule infettate con le cellule vicine. Stimolati da queste osservazioni, i ricercatori hanno cominciato la loro indagine.
«Siamo molto eccitati dai nostri risultati - afferma Mauro Giacca - per almeno due motivi. Primo, perché abbiamo scoperto un meccanismo completamente nuovo, attivato dalla proteina Spike e importante per il virus. Le nostre ricerche mostrano come Spike attivi una famiglia di proteine della cellula, chiamate TMEM16, che sono indispensabili per la fusione cellulare. Secondo, perché questo meccanismo è anche alla base dell’attivazione delle piastrine, e potrebbe quindi anche spiegare perché il 70% dei pazienti con Covid-19 grave sviluppa una trombosi. E ora sappiamo che c’è almeno un farmaco, la Niclosamide, in grado di bloccare questo meccanismo».
 
La Niclosamide è un farmaco sintetizzato negli anni Settanta e usato a partire dal 1982 per la terapia delle infezioni intestinali dovute alla tenia, il verme che s’insinua nell’organismo. Il nuovo studio mostra come questo farmaco, inibendo TMEM16 e la fusione delle cellule, blocca anche la replicazione del virus. «Penso che questa ricerca sia importante - continua Giacca - anche perché sposta l’attenzione dal tentativo di bloccare la moltiplicazione del virus, come finora hanno cercato di fare, con scarso successo, farmaci come il remdesivir, a quello di inibire il danno causato all’organismo dalle cellule infettate. Sono sempre più convinto che Covid-19 sia una malattia causata non dalla semplice distruzione delle cellule infettate dal virus, ma dalla persistenza di queste cellule nell’organismo per periodi lunghi di tempo. Il meccanismo che abbiamo scoperto potrebbe quindi anche essere coinvolto nello sviluppo del cosiddetto Covid lungo, ovvero spiegare la difficoltà che molti pazienti hanno a ricuperare dopo la malattia».
 
Lo scienziato triestino Mauro Giacca aveva lasciato nel 2019 la direzione dei laboratori dell’Icgeb di Padriciano per trasferirsi al King’s College di Londra dove la ricerca, rispetto all’Italia, ha un ruolo di primo piano e può contare su consistenti finanziamenti. Nel giorno del suo congedo da Trieste il ricercatore non aveva risparmiato critiche alla politica locale, a suo dire poco interessata al lavoro degli enti scientifici triestini. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Video del giorno

Trieste, manifestazione contro il green pass in piazza della Borsa

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi